Il Tirreno

Grosseto

Il caso

«Ha sforato il tempo». «No, mi ha truffato»: scoppia la lite tra escort e cliente e lui viene arrestato

di Ivan Zambelli

	Il tribunale di Grosseto (foto d’archivio)
Il tribunale di Grosseto (foto d’archivio)

Follonica, l'uomo avrebbe sottratto cellulare e bancomat alla donna ma respinge l’accusa: «Sono stato io a essere derubato e aggredito»

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FOLLONICA. Lei gli avrebbe detto di fermarsi: la mezz’ora concordata era ormai scaduta, se voleva continuare avrebbe dovuto pagare di nuovo. Lui, dal canto suo, sostiene che mentre era in bagno a lavarsi un’altra donna presente nell’appartamento gli avrebbe portato via il portafogli, dentro al quale c’erano più di 3mila euro. Nasce così una vicenda dai contorni quantomeno coloriti, con al centro un rapporto sessuale a pagamento da 200 euro, due versioni diametralmente opposte e un finale che ha ben poco di piccante: l’arrivo dei carabinieri della stazione di Follonica e il fermo di un cittadino pakistano per rapina aggravata e lesioni ai danni di una prostituta brasiliana.

Secondo la presunta vittima al termine dell’amplesso, durato troppo, l’uomo l’avrebbe strattonata, colpita e minacciata anche con un cavatappi, per poi impossessarsi del suo cellulare e della carta di credito. Secondo l’arrestato invece sarebbe stato lui a essere derubato e aggredito; aveva sì preso telefono e carta di credito, ma per avere qualcosa “da scambiare” con il proprio portafogli. Due ricostruzioni finite davanti al giudice per le indagini preliminari Marco Mezzaluna, chiamato a decidere sulla convalida dell’arresto. Il gip lo ha convalidato, ma ha applicato una misura meno pesante rispetto agli arresti domiciliari chiesti dalla procura: obbligo di dimora nel territorio del Comune di Grosseto e permanenza in casa durante le ore notturne.

Il punto sul quale le due versioni sostanzialmente coincidono è l’inizio della storia. L’uomo, residente a Grosseto, avrebbe contattato una escort di Follonica, concordando durata e prezzo della prestazione sessuale. A riprova della disponibilità economica le avrebbe mandato una foto del portafogli, pieno di contanti. L’uomo poi va a casa di lei, dove abita anche un’altra donna, e iniziano a fare le loro cose. Ma è sul prosieguo della nottata che i racconti iniziano a differire. Per la prestazione sarebbero stati concordati 200 euro per mezz’ora. Ma secondo la donna allo scadere del tempo il rapporto non era ancora terminato. La professionista avrebbe quindi detto al cliente di fermarsi, o in alternativa di pagare nuovamente. Secondo il racconto della donna a quel punto l’uomo avrebbe dato in escandescenza, strattonandola e procurandole delle lesioni al collo. Sarebbe arrivato anche a minacciarla con un cavatappi. L’uomo, secondo l’escort, voleva indietro i soldi. Poi le avrebbe sottratto il cellulare, la carta di credito e una banconota da 50 euro, che la donna pare le abbia allungato come sorta di “rimborso” parziale.

Fatto sta che le urla provenienti dall’appartamento hanno spinto presumibilmente i vicini a chiamare i carabinieri. I militari, una volta arrivati sul posto, hanno trovato in strada l’uomo fermo in auto insieme a un’altra persona, con di fronte la donna. Addosso gli sono stati trovati il telefono e la carta della donna, oltre alla banconota. La prostituta si è poi fatta visitare: per le escoriazioni riportate ha ricevuto un referto con sei giorni di prognosi. L’uomo è stato posto in stato di fermo ai domiciliari, in attesa dell’udienza di convalida dell’arresto, che si è tenuta ieri da parte del giudice Marco Mezzaluna.

In aula l’uomo, titolare di una ditta nel settore agricolo e che essenzialmente si occupa di trasporto dei braccianti, ha detto di abitare in Italia da una decina d’anni. Quella sera era sì andato dalla prostituta, ma secondo la sua versione era lui, in sostanza, la vittima: mentre si stava lavando dopo l’amplesso aveva notato che l’altra coinquilina le stava prendendo il marsupio con dentro il portafogli; una volta controllato, mancavano diverse centinaia di euro. Con il senno di poi, avendo fatto vedere l’entità delle banconote prima i foto e poi al momento del pagamento, ha pensato di essere stato raggirato. In aula l’uomo ha anche negato di averla aggredita; durante il litigio la donna l’avrebbe minacciato di chiamare i carabinieri, iniziando a graffiarsi da sola. Negata anche la minaccia con il cavatappi. E sul telefono e la carta di credito, secondo la sua versione, li avrebbe presi proprio a “garanzia” di riavere il maltolto.

Una ricostruzione sulla quale ha insistito la difesa, affidata all’avvocata Paola Tamanti. La legale ha sottolineato che i carabinieri non hanno assistito direttamente a quanto avvenuto nell’appartamento e ha evidenziato l’assenza di precedenti specifici dell’indagato. L’uomo ha un regolare permesso di soggiorno, è titolare di un’attività. Semmai, è lui a considerarsi vittima di un raggiro. Elementi per i quali la difesa ha chiesto una misura meno afflittiva rispetto ai domiciliari sollecitati dal pubblico ministero. Il gip ha infine convalidato l’arresto, scegliendo però una misura cautelare più lieve: obbligo di dimora a Grosseto e permanenza nell’abitazione durante le ore notturne.


 

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