Il Tirreno

Grosseto

Il caso

Evasione, Federico Clementini (patron del Belvedere) riavrà 3,5 milioni: «Ora Serie D e faccio beneficenza»

di Matteo Scardigli

	Federico Clementini, patron del Belvedere calcio (foto Agenzia Bf)
Federico Clementini, patron del Belvedere calcio (foto Agenzia Bf)

Accolto ricorso dell’imprenditore in Cassazione. Condannato (poi assolto) per falso e truffa, assicura che adesso si dedicherà alla propria squadra e farà della beneficenza

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GROSSETO. Quella maxiconfisca non è valida. La Cassazione ha accolto il ricorso (in parte, e rigettato nel resto) dell’imprenditore Federico Clementini, patron del Belvedere, che voleva rientrare in possesso di beni per milioni di euro.

La vicenda si apre nel 2013 quando il nucleo tributario della guardia di finanza gli contesta – appunto – un'evasione multimilionaria. Secondo gli inquirenti, Clementini aveva offerto compravendite di immobili ad altri imprenditori presentando loro preliminari falsi: una volta versato il denaro, gli aspiranti acquirenti si ritrovavano con un pugno di mosche. Scattano denuncia e sequestro di tre appartamenti, cinque auto, conti correnti bancari, 14 tra fondi commerciali e terreni, sette motocicli, polizze assicurative e quote societarie; e uno yacht da 18 metri.

Nel 2016 Clementini, all’epoca presidente della Castiglionese, viene poi querelato da Stefania Ricci, proprietaria dell’Aurelia Antica e figlia di Romelio Ricci, per falso in scrittura privata e truffa ai danni del padre (morto tre anni prima). Viene rinviato a giudizio ma il giudice dichiara il non doversi procedere per due imputazioni, perché si tratta di questioni sotto la soglia di punibilità, e per tutte le contestazioni di falso, perché non sono più punibili per legge: si procede per le accuse di truffa, 15 capi di imputazione. Nel 2021 arriva la condanna: tre anni e 250mila euro da pagare a Ricci, più altri 50mila alla Società cooperativa edilizia Europa; e confisca dei beni sequestrati.

Nel frattempo il patron esce dalla scena della Castiglionese e rileva lo Scarlino, che poi cederà, per acquistare infine il Belvedere.

Nel 2023 Clementini viene assolto in Appello perché il fatto non sussiste. In aggiunta la Corte riforma parzialmente la sentenza di primo grado dichiarando il non doversi procedere nei suoi confronti in ordine ai “delitti di dichiarazione infedele” per i periodi di imposta 2010 e 2011 perché estinti per prescrizione, disponendo la restituzione di quanto in sequestro ma confermando la confisca disposta dal giudice «fino alla concorrenza di euro 3.464.964,12».

L’imprenditore formula quindi richiesta di integrale restituzione dei beni, ma nel 2024 sempre la Corte fiorentina pronuncia un’ordinanza con la quale rigetta la richiesta (accogliendo invece quella di un’altra ricorrente, terza proprietaria di alcuni cespiti). Lui impugna l’ordinanza e l’anno dopo fa ricorso, dal momento che la difesa non aveva chiesto la revoca della sentenza ma la revoca della confisca del denaro: sostiene che il mutamento giurisprudenziale intervenuto in tema di confisca avrebbe dovuto trovare applicazione, e che ci siano stati violazione di legge e vizio di motivazione con riferimento ad alcuni beni ritenuti erroneamente diretta derivazione dal profitto dei reati di dichiarazione infedele. Sotto la lente un immobile acquistato nel 2010 (acquisito prima della consumazione del reato, per altro con mutuo che non era riuscito a onorare causa azione giudiziaria della banca) e altri che le Fiamme gialle avevano indicato come acquistati nel 2011 (in realtà acquisiti nel 2009, mentre due anni dopo sarebbe stata completata la costituzione delle nuove particelle catastali).

Ieri, infine, la conclusione con la pubblicazione della decisione che la Suprema Corte ha preso a marzo: ricorso parzialmente fondato, annullata senza rinvio l’ordinanza impugnata limitatamente ai beni immobili acquistati nel 2010 e nel 2011 in relazione ai quali è revocata la confisca; rigettato il ricorso nel resto.

«Si apre un nuovo ciclo»

Al nostro taccuino Federico Clementini si dice contento. «Immobili e soldi sono tornati. Siamo riusciti a ottenere indietro le cose principali, il resto (due o tre motorini, cose così) non conta» premette, ringraziando lo studio legale Parentini e in particolar modo l’avvocata Micol Manenti e una dedica alla propria compagna. E poi aggiunge: «Chiuso questo lungo ciclo ora voglio un po’ di tranquillità. Poi tornerò a dedicarmi agli investimenti, quelli giusti e senza fare il passo più lungo della gamba».

Nel frattempo ripercorre con la mente questi dodici anni e più. «La cosa che mi ha fatto più male è stata vedere gli occhi con i quali mi guardavano tante persone che reputavo amiche, ma allo stesso modo ho trovato tante persone che non consideravo amiche e che invece si sono rivelate tali», racconta, concedendosi una battuta: «Ad aprile ho compiuto 50 anni ma festeggio adesso, insieme alla mia famiglia».

La testa, come si dice in gergo calcistico, è già alla prossima. «Voglio concentrarmi sul calcio, la mia passione. Per il Belvedere ho già in mente dei nomi importanti per puntare alla Serie D».

Resta però quell’altra faccenda. «Farò senz’altro della beneficenza – assicura – Non alle grandi organizzazioni ma a degli enti locali che operano sul territorio portando un aiuto diretto alle persone che ne hanno bisogno».

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