Il Tirreno

Grosseto

Il lavoro che cambia

Nessuno vuole più fare il benzinaio: scarsi margini e lavoro duro. Così ai clienti resta solo il self-service

di Maurizio Caldarelli

	Nelle foto a dx, in alto Giauro Vincenti e sotto Paolo Pasqui
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Nelle foto a dx, in alto Giauro Vincenti e sotto Paolo Pasqui

Grosseto, settore in grande difficoltà tra mancanza di ricambio generazionale, concorrenza spietata e fideiussioni alte. Due storici gestori di stazioni di servizio: «Stare dodici ore nell’impianto non è una cosa semplice»

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GROSSETO. Per la Figisc Confcommercio, la rete distributiva dei carburanti sta attraversando una «tempesta perfetta», dopo due operazioni che rischiano di avere ricadute sulle imprese locali: la cessione del gruppo IP (4.000 punti vendita gestiti) alla compagnia statale azera Socar, un operatore nuovo, privo di esperienza; e l’acquisizione della rete EG (1.200 punti vendita), da parte un consorzio di retisti italiani, con una sentenza della Cassazione sulla validità degli accordi economico-normativi di Esso.

«Queste operazioni complesse e oltretutto la dipendenza da soggetti extra nazionali rappresentano un rischio concreto per la stabilità del settore e per le imprese locali – dichiara Gabriella Orlando, direttrice Confcommercio Grosseto – I gestori si trovano già oggi privati di una parte della clientela e collocati in reti spesso obsolete e senza manutenzione». La direttrice di Ascom analizza anche la situazione attuale: «La marginalità non copre il servito, quei pochi centesimi in più che vengono richiesti per mettere la benzina non coprono i maggiori costi e tra l’altro i centesimi che vengono chiesti in più rispetto al self-service sono soggetti a imposte. Non ci sono state chiusure, ma è un settore in difficoltà per una concorrenza spietata, per le continue oscillazioni del prezzo. Alla resa dei conti lavorano solo quelli che hanno il lavaggio».

Stando alle testimonianze di due storici gestori di pompe di benzina, associati Confcommercio, la situazione è insostenibile e sempre più persone, anziani e donne, lamentano la mancanza di personale al servito. «I problemi sono molteplici – sottolinea Giauro Vincenti, titolare di un impianto Eni in via Senese – le società non trovano più gestori, perché stare 12 ore nell’impianto non è una cosa semplice. In qualunque distributore di qualsiasi marca su 50 euro di gasolio o di benzina messi, ne restano 1,50. Per tenere in vita i distributori adesso si cercano persone con la partita Iva alle quali viene data la possibilità di mettere negli impianti l’officina, oppure il gommaio, ma il servizio però non viene più fatto. Questo lavoro è finito e le società si ritrovano in mano questi impianti che non sono né carne né pesce. Secondo Vincenti, «non esistono giovani pronti a rimanere dalla mattina alla sera in una pompa di benzina, a mettere 10 euro, 15 euro ai clienti. Se invece diventi solo self service non vendi più niente, perché entri nella guerra dei prezzi. La donna venti euro non ce li mette perché non è capace, la persona anziana non sa usare il bancomat. È un problema vivere in questo mondo. I lavaggi non li puoi più fare perché ci sono imprenditori stranieri che ti prendono la macchina in sei o sette e te la puliscono dentro e fuori, meglio di un italiano a 12-13 euro».

Giauro Vincenti lavora in una pompa di benzina da quando aveva 13 anni: «Ho iniziato con i miei genitori e poi sono rimasto solo per scelta, perché non mi posso permettere di pagare un dipendente. Quando non ci sarò più io troveranno qualcuno? In via Scansanese insieme alla pompa è stato messo un meccanico che, secondo voi, ferma un lavoro per andare a mettere benzina a un cliente?».

«I margini non ci sono e gli adempimenti sono troppi – aggiunge Paolo Pasqui, titolare di un impianto Eni in via Aurelia Nord, con tre dipendenti, un lavaggio e un bar – ma il problema è stato ingigantito dalle pompe bianche: Conad, Ener Coop, Grifo Carburanti, Canestrelli fanno i prezzi più bassi e monopolizzano il mercato locale. Noi siamo qui da sessant’anni, ho tre dipendenti, ma andiamo avanti perché siamo tre fratelli, che si sono divisi gli incarichi e abbiamo in mano, altrimenti sarebbe più dura di quanto sia adesso. Non c’è ricambio generazionale, perché le compagnie richiedono fideiussioni altissime e non puoi prendere una pompa se non hai niente. E poi nemmeno conviene, perché il servito non lo fa più nessuno e quelli che si fanno servire lo fanno perché sbagliano pompa».


 

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