Sicurezza
Grosseto, un ricatto online a luci rosse: «Paga o diffondo quel video»
Sotto processo per tentata estorsione uno straniero di 24 anni. Le minacce erano state accompagnate dalla richiesta di 3.200 euro da versare su una Postepay
GROSSETO. «Paga, altrimenti invio a tutti i tuoi parenti e amici questo video». Il video, è quasi superfluo dirlo, era a carattere esplicitamente sessuale e la richiesta in termini giuridici si può configurare come un tentativo di estorsione. E’ di questo che si sta discutendo in Tribunale davanti alla giudice Agnieszka Karpinska: un’insidia del web, un tranello del quale stava per restare vittima un maremmano di 26 anni, che nel novembre del 2023 si era fatto convincere a cominciare una conversazione online con quella che sembrava essere una donna, che si era presentata come “Romina”. Le indagini della polizia postale hanno comunque individuato in un uomo, un 24enne di origine polacca abitante nel Veneto, il presunto responsabile del tentativo di ricatto; sull’identità della donna che avrebbe commesso il reato in concorso non ci sono certezze.
Come sono andati i fatti? Il giovane uomo lo ha spiegato in aula. Nei primi giorni di quel mese era stato contattato su Instagram: dall’altra parte sembrava esserci una donna, Romina appunto, che aveva iniziato con lui una conversazione. Avevano parlato del più e del meno, c’erano state anche delle videochiamate: e in quest’ultimo caso non poteva che essere stata attivata la videocamera. Il giovane uomo si era fatto convincere a farsi riprendere in atti di autoerotismo, le immagini avevano viaggiato attraverso le linee telefoniche.
Sembrava una bella storiella, un divertimento appagante. Fino a che, poco dopo, Romina si era fatta di nuovo viva con un atteggiamento tutt’altro che suadente: «Se non mi mandi 3.200 euro con una ricarica Postepay mando foto e video a tutti i tuoi contatti». Le immagini erano quelle che lo ritraevano negli atteggiamenti intimi. Almeno apparentemente. Perché in aula il giovane ha spiegato che si dovrebbe essere trattato di un fotomontaggio, per l’assenza di un tatuaggi sul braccio. Comunque la faccenda si stava facendo seria, anche perché Romina aveva accompagnato le minacce con schermate del video (sono entrate nel fascicolo del dibattimento) e anche con messaggi nei quali si paventava il caricamento di quel video su YouTube come anche la creazione di un profilo Facebook appositamente dedicato.
Romina aveva anche aggiunto che quei 3.200 euro le sarebbero serviti per far curare il figlio neonato ammalato di tumore. E che quella somma doveva essere versata sulla carta Postepay intestata a tale Mateusz, che poi è l’imputato. Questi, come ha accertato l’avvocato Riccardo Cavezzini, parte civile per la vittima, ha dei precedenti anche per reati gravi.
Il giovane maremmano comunque non ha mai pagato nulla. Ha detto sempre di no, anche quando Romina ha ridotto le pretese. Ed era naturalmente finito sotto stress, perché temeva che quelle immagini che violavano la sua intimità potessero finire in pasto a tutti, e soprattutto alle persone da lui conosciute. Prossima udienza a novembre.
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