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Grosseto, professore grida "deficiente" e minaccia di pigliare a calci un suo studente: la pena è di 15 giorni

di Pierluigi Sposato

	Un'aula di tribunale (foto d'archivio)
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Un'aula di tribunale (foto d'archivio)

L'uomo pretendeva che nessuno gli rivolgesse domande né che addirittura qualcuno lo salutasse

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GROSSETO. «Deficiente», «hai dei genitori di m…», «ti piglio a calci fino alla porta della classe». Frasi pronunciate da un insegnante di una scuola media dell’entroterra collinare maremmano all’indirizzo di un allievo. Frasi che sono costati una denuncia e un processo all’insegnante stesso, sessantenne, imputato di abuso dei mezzi di correzione. Il docente ha preferito non discutere le contestazioni e ha scelto la strada del patteggiamento. Una pena molto mite, 15 giorni, concordata tra il viceprocuratore onorario Leonardo Brogi e l’avvocata Iris Milano e ritenuta congrua dal giudice Marco Bilisari. Una pena partita da due mesi e che ha beneficiato di attenuanti e riduzioni per la scelta del rito fino all’entità finale.

La vicenda finita a palazzo di giustizia riguardava un episodio avvenuto in una classe giusto un anno fa, nel marzo 2024. Un episodio confermato da altro personale della scuola. I genitori avevano sporto querela pochi giorni dopo. Avevano spiegato che il figlio, all’uscita dalla scuola, aveva raccontato loro che uno dei prof gli aveva urlato contro delle frasi offensive, di fronte a tutta la classe, quelle poi oggetto del capo di imputazione. Attirata dalle urla, era accorsa una collega del prof, che aveva assistito a una parte di quanto avvenuto. La stessa insegnante, avevano riferito i genitori, si era detta dispiaciuta dell’accaduto e aveva parlato al telefono con la mamma dello studente; ai genitori aveva confermato che il collega si era rivolto al ragazzino con tono alterato, urlando e dandogli del deficiente. Lo studente era rimasto particolarmente turbato tanto che, avevano aggiunto i genitori, il giorno successivo non voleva andare a scuola e ancora nei giorni successivi aveva manifestato il timore di incontrare di nuovo il prof.

Ma cosa era accaduto? Stando alla ricostruzione dei genitori, il professore non avrebbe tollerato che gli venissero poste domande, come quel giorno aveva fatto lo studente. Lui è un insegnante di potenziamento e, intervenendo nelle varie classi, avrebbe preteso che nessuno gli porgesse domande su argomenti scolastici né addirittura che qualcuno lo salutasse. In quella circostanza, lo studente aveva chiesto un chiarimento su una materia. E la reazione del docente, avevano argomentato ancora i genitori, lo aveva lasciato particolarmente mortificato. Nella querela, i genitori avevano indicato come testimoni non soltanto la collega del prof ma anche tutta la classe. Ma non c’è stato bisogno di ascoltare nessuno in aula: vicenda chiusa nelle fasi iniziali della prima udienza. l




 

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