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Grosseto

Salute

Cambiamento climatico e allergie: «Sintomi più intensi e prolungati». I consigli e la spiegazione dell’esperta

di Matteo Scardigli
(foto di repertorio)
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(foto di repertorio)

​La “primavera precoce” aumenta la produzione di polline (e gli accessi all’ospedale)

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GROSSETO. La matematica non è un’opinione: fa più caldo e più a lungo, nell’aria c’è una quantità maggiore di polline (e una concentrazione, si vedrà) e quindi i sintomi da allergia stagionale si manifestano per un periodo più ampio; insieme a un numero più elevato di accessi all’ospedale. 

«È uno degli effetti del cambiamento climatico», premette Carlotta Nizzi, responsabile della Uosd “Allergologia e immunologia clinica” dell’Asl; e spiega: «Può influire su inizio, durata e intensità della stagione pollinica, che porta con sé asma bronchiale e rinocongiuntivite. Con l’aumento della temperatura media – conferma – si assiste a una fioritura precoce, con un conseguente aumento della dispersione di polline nell’aria; e quindi le persone allergiche sperimentano i sintomi per un lasso di tempo più prolungato, e ci sono più persone con l’asma che vanno al pronto soccorso. E secondo alcuni studi pare – aggiunge – che il calore favorisca, nella pianta, la produzione di polline; e quindi la sua concentrazione».

Maremma e Amiata

Un tema che tocca da vicino Maremma e Amiata per più di una ragione. Prima di tutto perché, insieme, costituiscono un territorio particolarmente ricco di piante (e quindi di polline); e poi perché, nell’intera provincia, esiste un solo centro di riferimento per affrontare le allergie.

«La nostra Uosd è nata nel 2023 al Misericordia (siamo al piano piastra), e siamo noi a gestire i pazienti che ci vengono indirizzati dai medici di medicina generale; anche, sebbene in misura minore, dalla provincia di Livorno. C’è un progetto per aprire ambulatori anche in altri Comuni del Grossetano, almeno nelle aree più periferiche, che non è ancora partito», conferma ancora Nizzi, che – di nuovo – spiega: «Le persone che sperimentano i sintomi allergici per la prima volta si rivolgono ai propri dottori, che le mandano qui dove si fanno i prick test (le prove allergiche a livello cutaneo estratti allergenici) e/o, in seconda battuta, il prelievo ematico; oppure, per chi soffre d’asma, le prove di funzionalità respiratoria».

Il cambiamento

Un allarme in senso stretto non c’è, ma l’attenzione non è mai troppa; anche perché il cambiamento climatico è – per definizione – in divenire, e anche le attività polliniche sono oggetto di varie analisi ancora aperte. «Ci sono molti studi in letteratura, molto complessi, che vanno a rilevare ora per ora le attività polliniche, da cui si ricavano dati da incrociare poi con la popolazione allergica», mette le mani avanti la responsabile, precisando che anche l’iter delle allergie «cambia per sua stessa natura così come nel corso della vita del paziente».

Una cosa, tuttavia, Nizzi esclude categoricamente: «Nessun rapporto causa-effetto tra i cattivi odori che si avvertono in città e l’acutizzarsi delle allergia, ma – sottolinea – vero è che eventuali irritanti nell’aria possono infiammare ulteriormente la mucosa».

In ogni caso le contromisure non mancano. «A disposizione dei pazienti asmallergici ci sono i farmaci inalatori, mentre le rinocongiuntiviti si trattano con i farmaci topici (spray con antistaminici o cortisonici, oppure collirio con il solo antistaminico, al limite antistaminici sistemici)», rassicura la responsabile, che chiosa con un’avvertenza: «Il cortisone sistemico per bocca, che qualcuno ancora assume di propria volontà, non ha alcun utilizzo».

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