Sicurezza
Rave di Valentano, batosta a Camilli: no al risarcimento, prende la multa
Lo storico patron del Grifone aveva chiesto 600mila euro, ora deve pagare
GROSSETO. Il danno e la beffa. E la multa.
Agosto 2021. Piero Camilli, storico presidente del Grifone (il suo soprannome è “Comandante”), ha dei terreni sul lago di Mezzano, al varco in località Marabò, nel territorio del Comune di Valentano (nel Viterbese), a una manciata di chilometri da Pitigliano; nella zona in cui da giorni si sta svolgendo il rave “Teknival Space Travel”: la maxifesta illegale – circa 10mila partecipanti da tutta Italia e da mezza Europa – che va avanti senza sosta e in cui perde la vita un giovane inglese di 25 anni, ritrovato due giorni dopo nelle acque del vicino lago.
È il rave che segna profondamente la Maremma, con le minacce di morte recapitate all’allora sindaco di Magliano (in quota Lega) Diego Cinelli. È il rave che allontana i turisti dal territorio e che farà scattare sul chi vive ogni Comune alle prime avvisaglie di raduni “imprevisti”. È i rave al quale verrà collegata, per i più svariati motivi, una mezza dozzina di fatti di cronaca nera avvenuti nei mesi successivi. È il rave che contribuirà, indirettamente, a cambiare la legge dello Stato così come la conosciamo.
Camilli chiede i danni, e li chiede allo Stato: a chi, secondo lui, avrebbe dovuto impedire quella invasione. Perché in carcere è finita una sola persona, legata sì al rave, ma per tutt’altri motivi. La famiglia chiede al Viminale (c’è il governo Draghi, ministra dell’interno è Luciana Lamorgese) 588.476 euro a nome dell’azienda (ci sono animali morti) e 50mila a nome di Roberto Camilli, titolare dell’azienda e figlio di Piero.
Dicembre 2024. Gli avvocati del ministero contestano ai Camilli la proprietà dei terreni, ma soprattutto i giudici spiegano all’imprenditore che all’epoca non era ancora in vigore il decreto anti-rave (oggi c’è il governo Meloni, ministro dell’interno è Matteo Piantedosi, che ha concepito il decreto insieme al guardasigilli Carlo Nordio) e quindi non c’era un obbligo giuridico specifico in capo alle forze dell’ordine affinché impedissero il raduno.
Ai Camilli viene quindi dato torto: risarcimento negato e spese di procedimento da pagare di tasca propria, circa 10mila euro. Il danno e la beffa.
Gennaio 2025. L’iter per i risarcimenti si è concluso con l’esito che abbiamo appena visto, ma c’è sempre il processo per invasione dei terreni. L’imputato – si diceva – è uno solo: si chiama Adurel Karafili, ha 36 anni ed è di origine albanese, ha anche precedenti per piccoli reati e sono quelli che, alla fine, lo hanno fatto finire in carcere. Contro di lui i Camilli – Piero e Roberto – sono chiamati a testimoniare: sono tra le parti offese. Solo che non si presentano, e lo fanno per la seconda volta: assenza ingiustificata secondo la giudice, che non ci sta e commina loro una sanzione di 100 euro; a testa. La multa, appunto.
Padre e figlio devono ora presentarsi alla prossima udienza. Se ne riparla tra un anno esatto: gennaio 2026, quando dovranno essere ascoltate le parti offese.
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