Italia
Grosseto, addio al conte Tolomei di Lippa: era il suocero di Giorgio Albertazzi
Ad accorgersene la figlia, Pia Tolomei, che rientrando a casa è andata a controllare come stava il padre
STICCIANO. Giovedì sera (14 novembre) se n’è andato il conte Claudio Tolomei di Lippa, uno dei nobili più conosciuti fra quelli che nel corso della propria vita sono rimasti inscindibilmente legati alla Maremma. Il conte ha lasciato questo mondo serenamente a casa sua, all’interno della tenuta sticcianese “La Pescaia Resort”, intorno all’ora di cena, mentre stava guardando la televisione. Ad accorgersene la figlia Pia Tolomei, già moglie di Giorgio Albertazzi, che rientrando a casa è andata a controllare come stava il padre, all’inizio pensando si fosse addormentato davanti alla tv, con le cuffie alle orecchie. Oggi pomeriggio, 15 novembre, le frugali esequie del vecchio patriarca, andatosene all’età di 92 anni compiuti il 1° settembre, con una breve cerimonia di benedizione della salma prima che fosse portata al tempio crematorio di Sterpeto.
Il racconto della figlia
Claudio Tolomei di Lippa – che aveva ereditato il cognome dal trisnonno ciambellano dell’impero austro-ungarico cui era stata a suo tempo attribuita dall’imperatore la contea ungherese di Lippa, vicino al confine con Serbia e Croazia – pur essendo nato a Livorno, perché in quel momento i genitori erano in vacanza a Castiglioncello, è un maremmano doc, che ha sempre vissuto a Sticciano Scalo nella tenuta di famiglia.
«Il babbo – ci racconta la figlia Pia Tolomei – era un uomo mite ma molto deciso e autonomo, che ha sempre vissuto facendo le proprie scelte con nettezza. In questo momento quel che mi viene in mente di lui è che non l’ho mai visto arrabbiato, e che era benvoluto dalle persone come i paesani di Sicciano mi hanno testimoniato in queste ore. Nel 2004 era stato operato al cuore ma sostanzialmente stava bene. Pochi giorni fa aveva deciso di fare il vaccino contro il Covid e soffriva un po’i dolori che in questi casi possono arrivare, ma la mattina stessa in cui è morto lo aveva anche visto il medico dicendomi che nonostante gli acciacchi dell’età lo aveva trovato tutto sommato in buone condizioni. La cosa importante, che mi ha testimoniato il dottore, è che se ne sia andato senza soffrire, passando dal sonno alla morte».
La storia
I Tolomei vivono a Sticciano scalo sin dal 1500. Il Resort La Pescaia, oggi gestito da Margherita e Beatrice Ramella bisnipoti del patriarca, è un’azienda biologica vocata soprattutto alla ricettività agrituristica di alta gamma, con 14 camere e due appartamenti, dove si organizzano matrimoni ed eventi. Ma originariamente, sotto la guida del conte Claudio, la tenuta è stata soprattutto un polo di allevamento dei cavalli da corsa. «Mio babbo è stato tutta la vita legato al mondo delle competizioni equestri – conclude la signora Pia – Ha a lungo tempo avuto una propria scuderia, “Razza Pescaia”, nota in tutta Italia, con la quale partecipava alle gare nei maggiori ippodromi del Paese. Anche se non ha mai avuto campioni, ha gestito buoni cavalli che hanno vinto molto. La sua vita era allenare i cavalli, e per un certo periodo ha anche montato partecipando direttamente alle gare. Finché ha potuto la mattina alle sei era alle scuderie dell’ippodromo del Casalone per controllare la fase di addestramento e allenamento dei cavalli. Da quando si è ritirato, invece, ha continuato a seguire la sua passione tenendo una decina di animali nei paddock della tenuta, all’interno della quale girava a bordo del suo motorino. Un luogo che amava particolarmente, in un campo del quale ha chiesto venissero disperse le sue ceneri».
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