Progetto bullismo, sindaco di Grosseto contestato: «È il meno adatto a parlarne ai giovani, utilizzo violento dei social»
Bufera in consiglio. Giacomo Cerboni (gruppo misto): «Ricordo ancora l’offesa “sorcio” sulla pagina Facebook». Vasellini (capogruppo Vivarelli Colonna sindaco): «Un’iniziativa meritoria trasformata in un semplice pretesto per una polemica»
GROSSETO. Da presidente del Coeso-Sds ha colto l’occasione per anticipare un progetto di contrasto al bullismo che coinvolgerà le scuole cittadine, ma poi il sindaco Vivarelli Colonna si è ritrovato a sua volta accusato di aver “bullizzato” il consiglio comunale per una comunicazione ritenuta poco istituzionale.
A sollevare la questione il capogruppo di Grosseto città aperta, Carlo De Martis, in fase di apertura del consiglio comunale. «Pur ritenendo che il progetto sia importante – ha sottolineato – credo che anche le parole lo siano. Tanto più quelle che pronuncia lei, signor sindaco, quando parla di bullismo e di accudimento della comunità alla quale ci rivolgiamo, e che nel nostro caso rappresentiamo. Penso che noi per primi dobbiamo essere portatori di messaggi e di un approccio culturale che sia all’antitesi dei fenomeni di bullismo, dei quali purtroppo lei in questi anni, anche di recente, è stato sistematicamente autore con un utilizzo dei social violento e aggressivo. Specialmente nei confronti di giovani, per i quali certo non ha rappresentato il modello che il progetto illustrato questa mattina (ieri, ndc) vorrebbe promuovere come punto di riferimento. Dal mio punto di vista bisognerebbe prima di tutto essere coerenti coi propri comportamenti rispetto a quel che si predica per gli altri. Lo dico, al di là della polemica politica che pure c’è, perché se i modelli di riferimento fossero quelli che lei ha in questi anni incarnato, fino all’altro giorno, il rischio concreto che si corre è di vanificare anche progetti meritori come quello che è stato illustrato stamani».
Subito è intervenuto il consigliere Andrea Vasellini, capogruppo di Vivarelli Colonna sindaco, che ha ribaltato l’accusa a De Martis: «Mi rammarico – ha detto – che un progetto meritorio venga trasformato in un pretesto per una polemica strumentale. Se dovessimo infatti guardare ai due pesi e due misure di una certa morale targata sinistra, ci sarebbe infatti poco da commentare. Visto che quando fa comodo si legittimano bullismo e aggressione nei confronti di chi la pensa diversamente, sfoggiando una superiorità morale arrogante nei confronti di chi è di destra. Un’iniziativa come quella presentata dal sindaco è meritoria, ed è strumentale e capzioso perseguire il vostro obiettivo politico in questa occasione».
Gabriella Capone, consigliera piddina, a sua volta è intervenuta «per esprimere un concetto molto semplice: il problema non sono mai le contrapposizioni di punti di vista, ma saper stare all’interno delle istituzioni con un certo contegno. Soprattutto quando si toccano certi argomenti. Voglio ricordare l’ultimo caso: proprio quando si è creata una specie di rivalità tra il sindaco e uno studente macchiatosi di bullismo nei confronti di un compagno di classe con disabilità. Rivalità emersa in tutta la sua drammaticità proprio sui social, dove sarebbe stato opportuno il sindaco tenesse un atteggiamento più istituzionale».
Ficcante la critica da parte del consigliere Giacomo Cerboni, al debutto dai banchi dell’opposizione. «Io – ha attaccato – ricordo ancora l’offesa “sorcio” e gli apprezzamenti sulla madre di un cittadino che era intervenuto sulla pagina Facebook del sindaco. Ricordo qualche settimana fa, quando una persona che probabilmente avrebbe bisogno di aiuto per come si comporta è diventata l’oggetto di propaganda sui social. E credo che il sindaco fosse oggi la persona meno adatta a tenere questa relazione proprio per tutto quello che è capitato nei mesi scorsi. Perché le parole di una qualunque relazione non acquistano autorevolezza per come sono composte le frasi, ma per l’autorevolezza di chi le pronuncia. Sull’esempio che si dà soprattutto alle giovani generazioni nel corso della propria esperienza amministrativa. Così come credo che sia anomala un’iniziativa di questo genere, perché il consiglio comunale non è la “claque” di qualche componente della giunta. Non di certo dell’assessore al sociale, che su questa circostanza non è presente, e rispetto alla quale mi chiedo che ruolo abbia nella dinamica che il sindaco sta assumendo dopo l’assunzione della presidenza del Coeso. Le istituzioni non sono l’occasione di protagonismo di alcuni, ma sono lo strumento con cui alcuni possono dedicarsi alla collettività».
«Fino a che non si capisce questo – conclude il consigliere Cerboni – e fino a che si pensa che ricoprire ruoli sia un modo per stare tutti i giorni al centro dell’attenzione, il bullismo continuerà a prosperare perché i cattivi esempi non faranno che alimentarlo».
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