Gioco
Scarlino in lutto per la morte di Piero Salvadori: addio al meccanico amato da tutti
La figlia: «Ci ha insegnato a non farci mai prendere dallo sconforto»
SCARLINO. Allo Scalo tutti conoscevano quell’officina – e poi anche salone di rivendita delle auto – che Piero Salvadori s’era costruito mattone dopo mattone, sempre insieme al fratello. Così come tutti conoscevano lui, Piero, e tutti gli volevano bene. Ecco perché la notizia che Piero Salvadori è mancato a 77 anni dopo una malattia ha gettato nel dolore l’intera comunità.
Piero amava la sua Scarlino. Era una delle sue passioni, come la meccanica, la caccia al cinghiale, il tiro al piattello, la pesca, il calcio. E la sua famiglia: la moglie, le due figlie, il fratello, i nipoti. Famiglia che ha voluto costruire dove era cresciuto, così come la sua attività. Tutto è iniziato perché «lui e il fratello, Fabio, amavano prendere le macchine vecchie e rimetterle a nuovo», spiega la figlia Keti, insieme alla sorella Sindy. Per realizzare quel sogno Piero a 14 anni si trasferì da solo a Torino, doveva aveva degli zii, per fare la gavetta. «Lui però – spiega Keti – voleva ritornare a casa e aprire a Scarlino l’attività».
L’officina fu fondata da Piero insieme alla moglie nel 1971. Anzi, marito e moglie con Fiorella Lelli lo diventarono dopo: a Bagno di Gavorrano nel 1972. «Ha iniziato – spiega Keti – che non aveva nemmeno un capannone suo. Poi ne ha affittato uno in via Aurelia e se ne è costruito uno accanto mentre allargava l’attività, diventando proprietario dei fondi: oltre all’officina aprì un salone per la rivendita di autoveicoli». E in via Aurelia è rimasto. Lavorava tanto, e Keti ricorda ancora con la sorella le lunghe giornate passate in officina. «Il nostro divertimento – racconta – era far alzare e abbassare il “ponte”, la struttura che serve per riparare le macchine. La tuta da meccanico fatta dalla nonna era il nostro abito».
Ma i ricordi con il babbo sono tanti. Anche quelle giornate trascorse al mare. «Con suo fratello – spiega Keti – aveva la barca, anche se lui era molto freddoloso e quindi non faceva mai il bagno. Allora si metteva sulla barca con quella che chiamavamo “la sedia da regista” e controllava noi che ci tuffavamo». Tra le sue passioni – insieme al fratello – c’era anche la pesca. «Facevano quasi tutto insieme, tranne la caccia. Erano inseparabili», sottolinea la figlia. Che aggiunge: «Ci mancherà tutto di lui. Aveva uno sguardo particolare, uno di quelli che ti fulminano in un istante, ma anche che ti prendono in giro o di avvolgono con la loro tenerezza. Era un tipo scherzoso, allegro, diretto. L’insegnamento che ci ha lasciato è di non farsi prendere mai dallo sconforto ma andare sempre avanti, analizzare bene le tue carte e giocarle al meglio».
Ma Piero non era conosciuto solo per la sua attività, con una vasta clientela anche a di fuori di Scarlino. «Si è sempre prodigato per tutto: ha fatto parte della Pro loco – spiega Keti –, è stato presidente della Polisportiva calcio, faceva il tiro al piattello organizzando tanti tornei». La salma è alla sala di commiato di piazza Salti a Follonica. Oggi alle 10,30 partirà dalla camera ardente per l’ultimo saluto verso il tempio crematorio di Grosseto.
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