Il Tirreno

Grosseto

La battaglia sulla Bolkestein

“Sciopero” in quasi tutti gli stabilimenti balneari da Marina di Grosseto a Principina. Ecco chi non partecipa

di Maurizio Caldarelli

	Un bagno con gli ombrelloni chiusi (foto d’archivio)
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Un bagno con gli ombrelloni chiusi (foto d’archivio)

Gli imprenditori: «Speriamo che il governo, come promesso in campagna elettorale, risolva il problema»

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GROSSETO. La decisione di indire uno sciopero era già partita, ma sicuramente il ritiro di un ordine del giorno sui balneari nell’ultimo consiglio dei ministri prima delle ferie d’agosto ha fatto invelenire i concessionari, che dopo l’apertura posticipata (alle 9,30) degli ombrelloni di domani (venerdì 9 agosto) hanno indetto altre due giornate di protesta: il 19 ombrelloni chiusi fino alle 10,30, e il 29 incroceranno le braccia per sei ore. Da Marina e Principina a Mare, l’adesione allo sciopero si preannuncia pressoché totale con 32 “sì” quattro “no” (vigili del fuoco, polizia, Aeronautica militare e Savoia), e sei astenuti.

Le voci

«È uno sciopero che va al di là delle etichette – dicono dal Moby Dick di Marina – La prima che ha aderito è stata Confesercenti, ma subito ci ha seguito la Sib Confcommercio. Il governo doveva fare qualcosa prima delle ferie, invece ha fatto saltare tutto. Ci si ritrova a tre mesi dalla fine delle concessioni, senza sapere quello che sarà il futuro. E lo dice uno che ha fatto un’evidenza pubblica e ha in mano un titolo fino al 2033».

Tra i concessionari in sciopero c’è chi, come Roberto Albonetti del Bagno Sirena, è arrivato alla 43ª estate nella gestione familiare (aveva la concessione il nonno, che l’ha passata a al padre e poi a lui; il di 15 anni sarà la quarta generazione che ha come unica fonte di reddito il bagno Sirena) e non vuole rischiare di veder svanire tutto: «Lo sciopero è un passaggio doveroso anche se va a sfavore dei nostri clienti, specialmente quelli che arrivano in spiaggia alle 7-7,30, ma lo facciamo per sensibilizzare. Un piccolo disagio che poi andrà ad aumentare, ci dispiace che lo subiscano i nostri clienti ma è l’unico modo che abbiamo per poterlo dimostrare».

I motivi

Dello stesso parere Luca Malfatti del Bagno Capri, che prese la concessione nel 1989: «Lo sciopero è indetto per far dare una smossa al governo perché ci considerino da anni siamo dietro alla Bolkestein. Molti clienti ci appoggiano in questa battaglia, hanno capito il perché di questa apertura ritardata e speriamo che il governo, come ci ha promesso in campagna elettorale, risolva il problema. Non si può vivere perennemente sul chi va là».

Raffaella Dondoli ha preso in gestione il bagno Medusa da quattro anni, ma fa questo mestiere da 25 anni: «Un’iniziativa giusta e il disagio è minimo – dicono col marito Giacomo Trocchia – Serve come inizio, in attesa di ampliare la protesta. Siamo in gestione, ma abbiamo dei contratti d’affitto e abbiamo degli investimenti importanti: solo quest’anno abbiamo speso 20mila euro. Serve maggiore rispetto». Andrea Fidanzi del Grifomare a Principina ha invece deciso di non aderire, perché «ci sembra una forma di sciopero poco convincente, anche se siamo preoccupati come tutti gli altri. Abbiamo preso in gestione il Grifomare da quattro anni, facendo investimenti importanti». Anche Luca Pantani del Miramare aprirà alla solita ora: «Mi metto nei panni del senese o dell’aretino che si fanno due ore di macchina sotto il sole e trovano l’ombrellone chiuso».

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