Il Tirreno

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L’analisi

Affitti brevi a Grosseto, cala l’offerta web ma il mercato cresce ancora: i numeri comune per comune

di Massimiliano Frascino
Affitti brevi a Grosseto, cala l’offerta web ma il mercato cresce ancora: i numeri comune per comune

Confesercenti rimane critica contro il “fai da te”: «Genera squilibri nelle città»

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GROSSETO. Quest’anno in provincia le case in home sharing – online sui portali specializzati – sono circa 1.200 in meno di quelle che erano sul web nel 2019, prima della pandemia di Covid. Anche se Sars-Cov-2 e sue varianti sembrano entrarci poco.

In questi ultimi anni il fenomeno degli affitti brevi, protagonisti i portali come Booking, Airbnb, Subito.it o Idealista, sembrava tendere alla crescita infinita ma a vedere le metriche elaborate da Simurg Ricerche per la provincia, attingendo al portale di servizio agli investitori in immobili da affittare Airdna.com il fenomeno parrebbe un po’ ridimensionarsi. Per quanto rimane di grande rilevanza in termini assoluti.

Una possibile spiegazione la fornisce Simone Donati, dell’agenzia Alfa Immobiliare di Castiglione della Pescaia. «Gli affitti brevi dal nostro osservatorio continuano a crescere progressivamente anche se non in modo eclatante – argomenta – La riduzione dell’offerta sui grandi portali me la spiego: molti hanno scoperto che il business non è sempre così lucrativo, soprattutto se limitato a pochi mesi, e comporta molti oneri, fra i quali commissioni dal 18 al 20% ai portali. Questo ha spinto probabilmente alcuni a ritirare il proprio appartamento, perché non in grado di affrontare una gestione professionale. Altri, fidelizzati i clienti coi portali, hanno optato per la gestione autonoma per non pagare commissioni. Anche noi abbiamo perso qualche cliente che ha provato ad affittare per il proprio conto, ma una parte di questi sono tornati indietro».

A ogni modo il mercato degli affitti brevi è decisamente fiorente, soprattutto sulla costa. E questo crea disequilibri e problemi di convivenza con le attività ricettive tradizionali, alberghiere ed extra alberghiere. Una questione sulla quale Confesercenti Grosseto torna a battere, col proprio direttore Andrea Biondi: «I nostri centri urbani stanno subendo una tripla metamorfosi: appartamenti diventano attività ricettive, negozi e servizi essenziali spariscono e il commercio si dematerializza. Fenomeno che va monitorato con attenzione: perché la deregolamentazione di fatto del mercato degli affitti brevi anche in Maremma ha già portato a squilibri, favorendo le non-imprese e rendendo più difficile nelle località di mare come Follonica accogliere nuovi abitanti. Sostituendo le residenze con appartamenti chiusi in inverno pronti ad accogliere turisti in estate. Processo che rende meno sostenibili il commercio di vicinato, già in difficoltà per la concorrenza delle grandi catene e delle piattaforme di ecommerce, che con la loro struttura multinazionale pagano in proporzione meno tasse».

A validare il proprio punto di vista, Confesercenti sottolinea che fra il 2014 e il 2024 in Italia che case vacanze, affittacamere e B&b sono cresciute del 147%, arrivando a 35mila unità. Solo su Airbnb, ad agosto – spiega l’associazione – in Italia sono in offerta oltre 700mila sistemazioni, di cui per l’85% appartamenti riconvertiti all’ospitalità turistica, per la maggior parte gestiti direttamente dal proprietario.

«È un processo di mutazione urbana, sociale ed economica che va governato – chiosa Biondi – Accelerato da calo demografico e invecchiamento della popolazione che interessa la Maremma più della Toscana. E la nostra regione più che il resto del Centro nord. A fronte dell’assenza di un dibattito vero, a partire dalle necessarie riflessioni sulla pianificazione urbanistica, fino al disinteresse per la desertificazione commerciale delle piccole e medie comunità maremmane. Per questo motivo organizzeremo un approfondimento rivolto a imprenditori del settore, cooperative di comunità ed enti pubblici. Serve maggiore consapevolezza».

Basti considerare che in provincia, dal censimento Istat del 2021, risulta che ci sono 70mila immobili “vuoti”. «Una parte di questi – spiega Moreno Toigo, manager della Simurg Ricerche di Livorno – è utilizzata come seconde case dai proprietari, ma molti altri vengono affittati. Il problema vero nella stima degli appartamenti destinati all’home sharing è nelle fonti statistiche di riferimento. I dati Istat sono molto parziali e non colgono il fenomeno nel suo sviluppo dinamico. L’introduzione da parte della Regione Toscana dell’obbligo del Cir (codice identificativo regionale) per chi affitta, al quale dovrebbe subentrare il Cin (codice identificativo nazionale), dovrebbe aiutare a fare chiarezza. Ma serve una metodologia condivisa di elaborazione delle metriche, e soprattutto un approccio comune per far emergere l’ampia quota di affitti in nero che ancora esiste».


 

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