La manifestazione
Grosseto, raid vandalico in uno stabilimento balneare: è il secondo dall’inizio del mese. I danni e la rabbia dei titolari
Al Capri arredi squarciati con una lama e gettati in mare, danni per oltre mille euro. Il proprietario sporge denuncia ai carabinieri: «In 35 anni qui mai niente del genere»
GROSSETO. «Arrivato a questo punto mi alzo ogni mattina col terrore di trovare chissà cosa». Nuovo raid vandalico allo stabilimento balneare Capri, con il proprietario e titolare Luca Malfatti che ieri mattina ha trovato per la seconda volta in pochi giorni arredi squarciati con una lama e scaraventati in mare, nel pomeriggio ha presentato denuncia ai carabinieri.
La sua famiglia gestisce il bagnetto da ormai 35 anni. «Un po’ di disordine, la mattina, è normale trovarlo: si mette a posto e i clienti non si accorgono di niente», racconta Malfatti, al suo fianco la moglie Rossella Cortesi, spiegando che «al massimo ci era capitato di avere qualche problema con persone ubriache, per il resto è sempre usato venire in spiaggia (qui è un po’ un punto di ritrovo) e spostare qualche lettino per stare insieme e fare due chiacchiere: il disordine che si trova l’indomani, certamente, fa girare le scatole, ma finisce lì. Questo però no, non è tollerabile».
Questo è il caos che si ripete – assicura – praticamente ogni sera, e questa volta con una perdita che si aggira tra i mille e i mille e 500 euro. Che – per paradosso – è il meno rispetto a un possibile danno di immagine. «I nostri clienti sanno bene che lo stabilimento è un posto tranquillo», rassicura subito ancora Malfatti, che conferma di non aver ricevuto disdette ma confessa di aver dovuto (in qualche caso) avvertire i suoi bagnanti «di non lasciare i gonfiabili all’aperto, in luoghi accessibili: i vandali hanno colpito anche quelli».
Vandali che evidentemente portano con sé un taglierino o un coltello (o un paio di forbici), e sui quali il titolare si è fatto un’idea precisa. Quello che non si spiega (anche se una mezza idea se l’è fatta) è il perché: «Sono dei ragazzotti che arrivano, fanno tre o quattro “capanni” con gli ombrelloni, bevono e fumano; e poi spaccano tutto. Non mi torna, però, il motivo per cui vengono solo da me: nelle strutture accanto alla mia certe cose non capitano. Forse li attira il colore (arancione, ndr), ma certamente ci sarebbe bisogno un maggiore controllo da parte delle loro famiglie. Io – aggiunge – di figli ne ho due, ormai adulti ed entrambi al lavoro qui al Capri, e anche loro facevano le serate in riva al mare ma a quanto ne so non hanno mai fatto cose del genere».
Malfatti assicura di aver tentato di dissuadere i giovani frequentatori notturni, che – a suo dire – non temono neanche di essere visti: «Anzi: l’altro raid, quello del due luglio, lo hanno fatto sotto i riflettori accesi. Allora ho provato a spegnerli, ma non è servito». Le telecamere di sicurezza, invece, sono solo all’interno dei locali, mentre le esperienze pregresse con la vigilanza privata (anche condivisa con gli altri stabilimenti) non sono state delle migliori.
«Arrabbiato e demoralizzato», il titolare ha quindi chiesto aiuto ai carabinieri auspicando che una presenza più assidua dei militari nella zona del suo stabilimento possa avere la funzione di deterrente. Il rischio è che la situazione possa degenerare ancora.
Nel frattempo, Malfatti ha ricevuto attestati di vicinanza dalle altre attività della zona così come da tanti amici e clienti. E anche sui social, dove ha lanciato il suo sfogo, numerose sono state le persone hanno voluto fargli sentire un po’ di conforto.
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