Il Tirreno

Grosseto

Il lutto

L’ultimo saluto all’imprenditrice Sandra Pelosi: è morta pochi giorni dopo la figlia di 35 anni

di Pierluigi Sposato
Sandra Pelosi
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Sandra Pelosi

Grosseto: in sedia a rotelle dopo un incidente all’ippodromo, lottò per decenni per la sua casa all’asta

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GROSSETO. «Ho trovato una casa al mare!». E per lei mare significava vita. Perché per Sandra Pelosi gli ultimi tempi erano diventati ancora più difficili e alle fin troppe patologie che si erano manifestate negli anni si erano aggiunti anche i problemi respiratori. «C’è anche un giardino per i miei bambini!». E con “bambini” intendeva i suoi cani, tanto minuscoli quanto chiassosi e affettuosi, quelli che si stringevano a lei nelle notti più fredde, e non soltanto a causa della temperatura, in quel letto dal quale alzarsi era diventato sempre più difficile.

Non ci sarà mai una casa al mare per Sandra, morta in ospedale, 63 anni da compiere a settembre, nativa di Monteriggioni, maremmana di adozione da tempo, con il cuore a Siena e a quella casa di via dei Rossi che aveva visto andare all’asta, suo malgrado finita sulle pagine dei giornali e anche in tv proprio per le vicende giudiziarie connesse.

Si era mossa anche la politica, in quelle settimane. Sandra non voleva morire, né quel giorno, quando aveva portato con sé una lametta, né dopo. «Io voglio giustizia». E per la sua sete di giustizia aveva sfidato malanni, raccomandazioni e anche obblighi che le erano stati imposti dai medici, le avversità che l’avevano costretta a spostarsi in carrozzina oppure che la spingevano ad attaccarsi al telefono – da tempo praticamente il suo unico contatto con il mondo, anche se non rinunciava a mettersi al volante in caso di bisogno – per reclamare, chiedere, informarsi.

Delusa da tante persone, ma anche profondamente riconoscente verso chi l’aveva aiutata in modo del tutto disinteressato, aveva scritto al presidente della Repubblica per raccontare la sua storia. La sua maledetta storia, maledetta da quell’infortunio avvenuto al Casalone, il 21 settembre 2010, quando venne raggiunta al torace dal calcio di un cavallo, cinque vertebre ricostruite. Da lì la sua vita si era trasformata, da lì era iniziata la sua battaglia per veder riconosciuto il nesso tra infortunio e malattie, per quelle polizze non pagate. E da lì erano iniziati i problemi di salute, sempre più gravi. Sandra aveva una fibra eccezionale, la stessa che le ha consentito di sopravvivere oltre ogni previsione, di riuscire in qualche modo a badare a sé anche dopo la morte del marito Luigi, nel 2018, a 73 anni: «Si era trascurato per assistere me...” Sandra è sopravvissuta per pochi giorni a un’altra tragedia: la morte dell’amatissima figlia Carlotta, 35 anni, avvenuta quando l’imprenditrice era già ricoverata.

«Non posso ancora morire», era solita dire Sandra Pelosi intendendo che aveva davanti a sé troppe questioni aperte, su troppi fronti. Ha sfoderato fino agli ultimi giorni una combattività fuori dal comune. Ha voluto lottare fino all’ultimo.

Adesso è giunto il momento del riposo. È sepolta a Siena, accanto alla figlia e al marito, dopo il rito funebre celebrato ieri mattina nella chiesa dell’Immacolata all’Alberino, a cura di fratello e nipoti.

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