Il Tirreno

Grosseto

Lavoro

Dalla fuga al riscatto, in Maremma è il primo sindacalista Cgil africano

di Sara Venchiarutti
il 34enne Ousmane Diallo, originario del Senegal e rappresenta i lavoratori della ditta Marconi nell’azienza come Fillea Cgil
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il 34enne Ousmane Diallo, originario del Senegal e rappresenta i lavoratori della ditta Marconi nell’azienza come Fillea Cgil

La storia di Ousmane Diallo, 34 anni, scelto come rappresentante nell’azienda, «Mi hanno voluto i miei compagni, quando l’ho saputo ero emozionato e felice»

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GROSSETO. Questa è una storia delle prime volte. Per il 34enne Ousmane Diallo, originario del Senegal, è il primo incarico sindacale come Rsa (rappresentante sindacale aziendale) per Fillea Cgil nella ditta Marconi.

Ed è la prima volta che la Cgil Grosseto, nell’edilizia, ha un rappresentante sindacale africano in Maremma. Arrivato in Italia con il barcone nel 2017, caricato dagli scafisti e salvato dalla guardia costiera italiana mentre lui, insieme ad altre cento persone, era su un gommone che aveva iniziato a imbarcare acqua e affondare.

«Quando ho saputo dell’incarico – racconta Diallo – mi sono emozionato». Come rappresentante in realtà non si è proposto, anche se faceva già parte del sindacato. Lo hanno scelto i suoi compagni, chi lavora con lui tutti i giorni nella ditta Marconi, che conta circa una quarantina di lavoratori. «Mi hanno votato, mi hanno scelto loro. Quando poi mi hanno chiamato per darmi la notizia – racconta – ero contento, ho subito detto di sì. Volevo farlo, è importante». La prima reazione è stata di gioia. Non me lo aspettavo davvero, dice il (neo) rappresentante con un sorriso.

Lui alla fine, dopo essere arrivato in Italia, si considera fortunato. «Non ho vissuto tanti soprusi di cui invece ho sentito parlare», dice. Prima ha raggiunto il fratello che abita nel barese. Poi si è trasferito in Toscana. «Ho sempre lavorato», dice. Dopo aver fatto anche il meccanico, si è specializzato nel mondo dell’edilizia. All’inizio certo, la lingua la capiva poco. «Comunque parlo il francese, e – racconta – se non capivo qualche termine bastava chiedere o usare Google Translate».

La ditta Marconi gli ha permesso di studiare sia per cercare di conseguire la licenza media sia per le certificazioni più attinenti all’ambiente dove lavora, come quella per la saldatura e il patentino per la bonifica dell’amianto. E infatti Diallo la lingua italiana la destreggia benissimo. Così come il lavoro che fa che, assicura Diallo, ama moltissimo.

Ma arrivare in Italia non è stato semplice. Dopo aver perso il babbo a 18 anni Diallo prima è andato nella capitale, Dakar, poi in Mali. «Ma lì il clima – racconta – era come in Senegal, senza opportunità e senza prospettive. Quando poi ho iniziato a guadagnare qualcosa hanno anche tentato di derubarmi».

Ecco perché un giorno ha preso coraggio e ha deciso di partire. Di raggiungere il fratello che era già in Italia, «anche se mi disse che il visto non era molto difficile da ottenere».

Diallo è arrivato prima in Algeria, poi in Libia. «Ho varcato il confine cambiando diversi mezzi di trasporto, partito da Tamanrasset sono arrivato in Libia trasportato nel bagagliaio di un’auto». Varcato il confine, a differenza di altri che come lui hanno tentato la fortuna, non è finito nelle prigioni libiche. «Chi mi ha raccontato di esserci stato, ha detto quanto sono fortunato», continua Diallo, che aggiunge: «Con una staffetta di auto sono arrivato in riva al mare. Ero insieme a molte persone, ci hanno invitati a salire su un gommone. Dicevano che il tratto di mare era breve».

Poi il salvataggio. «Avevo la febbre alta», racconta. «In Italia – dice – mi sono sempre trovato bene, ho avuto l’opportunità di lavorare prima come meccanico di auto e modo, poi specializzandomi nell’edilizia, dove lavoro con un contratto a tempo indeterminato. Ci sono anche altri stranieri e troverò il modo di essere la voce di tutti e far proseguire il buon clima di lavoro che già c’è».

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