Sicurezza
C’era una volta il residence Rio Grande: l’ex gioiello decaduto ora è vittima del caos Superbonus
Nata come una delle più importanti strutture turistiche di Principina a Mare un po’ alla volta ha perso appeal e servizi: il 110% fa riaprire i cantieri, che restano lì
PRINCIPINA A MARE. Il residence Rio Grande a Principina a Mare negli anni Ottanta era uno delle perle del nostro territorio, mentre adesso – colpito da un degrado che appare inarrestabile – è al centro di polemiche per quanto riguarda una serie di cantieri aperti e mai conclusi. Nel 1980 i fratelli Augusto e Giovanni Biserni, imprenditori grossetani, iniziarono la costruzione di un complesso di case vacanze, studiate inizialmente come multiproprietà, destinate a famiglie del Nord Italia, interessate a trascorrere le loro vacanze in una zona tranquilla, in un’area con tutti comfort.
Per lanciare l’operazione fu deciso di sponsorizzare per due anni la squadra di baseball del Bbc. E per i primi venti anni la risposta fu importante: nel centro nacque anche una zona commerciale, con negozi e ristoranti e una piscina che rendeva spensierate le vacanze dei turisti, che potevano far partecipare i loro figli anche a corsi di nuoto. Con il passare degli anni, Rio Grande, che sorge a un paio di chilometri dal centro di Principina a Mare, ha però perso il suo appeal. Alcune gestioni a dir poco “malaccorte” hanno fatto perdere clienti e gli apprezzati servizi. La situazione è però precipitata negli ultimi tre anni, con spese di condominio salate (dai 1500 ai 2000 euro all’anno) e grossi problemi di vivibilità a causa dei cantieri aperti con il superbonus del 110% e alcuni mai terminati.
«C’era una volta il residence Rio Grande – dice amaramente Francesco Donati, titolare di uno degli appartamenti – Era un luogo tranquillo con ampie zone di verde ben curato, luogo ideale per trascorrere le proprie vacanze in pieno relax. Poi è venuta la febbre del 110%, che ha dato il via alla corsa a registrare alle camere di commercio società edili nella forma Srl con capitale minimo di poche migliaia di euro, mettendo in atto, in molti casi, la tecnica del convincimento a iniziare i lavori indicati dalla normativa, prospettando ai proprietari di immobili singoli o condominiali il miraggio del credito d’imposta come opportunità da sfruttare. A convincere i possibili futuri clienti ci pensarono, su tutti, gli amministratori degli immobili e così è stato anche per il Residence Rio Grande».
Il risultato è davanti agli occhi di tutti, materiali edili, infissi ormai inutilizzabili abbandonati sui prati e case impraticabili. «Al Rio Grande è spesso capitato che l’azienda che riceve l’appalto lo concede subito in subappalto ad altra ditta. Il risultato – prosegue Donati – è un disastro gigantesco. Non solo ci sarebbe molto da dire sull’esecuzione dei lavori, ma poiché se le ditte non vengono pagate dall’appaltante abbandonano i cantieri e se ne fregano di tutto il resto, i proprietari ad oggi si trovano con le case circondate da impalcature che impediscono anche l’accesso negli appartamenti; i turisti invece di vedere i prati verdi si ritrovano ad ammirare gli abbondanti resti di materiale da cantiere, pericolosi perché senza protezione e responsabili di un possibile inquinamento ambientale. Il cantiere non è venuto dal cielo e non è lì per caso: si dà il caso che ci sia un responsabile dei lavori che è contestualmente il responsabile del condominio di Rio Grande».
Donati chiede che della situazione si occupino anche le forze dell’ordine: «I carabinieri hanno fotografato, forse anche gli agenti della Municipale e i tecnici dell’Asl, che abbiamo chiamato noi condomini. Ci sono responsabilità evidenti in questa situazione. A chi si deve imputare la responsabilità per i danni economici subiti dagli esercizi commerciali, dagli stabilimenti balneari ma soprattutto dai titolari degli immobili, che si sono visti riconsegnare gli appartamenti con i lavori ancora non finiti, con danni subiti anche nelle parti mobili? È vero che se non c’è denuncia nessuno si muove, ma ormai le criticità associate al 110% sono note a tutti e serve che qualcuno ci metta mano».
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