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Caseificio Sociale a Manciano, rischio chiusura: «Quest’anno già perse 17 aziende»

di Ivana Agostini
Caseificio Sociale a Manciano, rischio chiusura: «Quest’anno già perse 17 aziende»

Il presidente Santarelli chiede alle istituzioni che si abbattano gli ibridi Non c’è ricambio generazionale: manca chi prosegua il lavoro degli allevatori

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MANCIANO. «Se non saranno presi provvedimenti anche la qualità del nostro formaggio verrà meno. Saremo costretti a tenere le nostre pecore dentro le stalle come alcuni di noi sono già costretti a fare».

Carlo Santarelli, presidente del caseificio di Manciano, all’indomani dell’incontro sull’agricoltura organizzato dal Pd, in cui ha paventato la chiusura del Caseificio fra tre anni se non saranno autorizzati gli abbattimenti degli ibridi, rincara la dose: «Eravamo 600 soci e adesso siamo rimasti in 160. Quest’anno abbiamo già perso 17 aziende socie che hanno chiuso la loro attività. L’anno scorso ne abbiamo perse 15. Ogni anno perdiamo il 10 per cento dei soci. Se questo non è allarmante ditemi cosa lo è».

Santarelli teme il peggio.

Gli allevatori sono continuamente soggetti agli attacchi dei predatori e non riescono a venirne a capo, senza contare che molti dicono basta anche perché non c’è ricambio generazionale: «Manca una generazione che porti avanti l’attività dell’allevamento: adesso i titolari delle aziende sono anziani e per un giovane ricominciare da capo è dura: ci sono investimenti troppo costosi da fare e le prospettive non sono certo rosee».

Santarelli, alla politica, ha chiesto che siano fatte leggi per abbattere gli ibridi. «So che non accadrà mai – aggiunge – perché l’animale va catturato, bisogna stabilire che è ibrido e via di seguito. Così però l’allevamento va verso l’estinzione e con lui anche i nostri prodotti di qualità. Sono presidente del consorzio del pecorino toscano Dop. Nel 2023 abbiamo perso 3 milioni di litri di latte. Mancano gli allevatori e queste sono le conseguenze».

Le predazioni portano gli allevatori a tenere dentro gli animali.

«Siamo costretti a farlo – continua il presidente – Io l’ho fatto ma è un controsenso perché il nostro latte è tale perché le nostre pecore pascolano. Se stanno al chiuso anche questo aspetto finirà». Una deriva che, secondo il presidente del caseificio, è inarrestabile.

«Sono 25 anni che la politica non fa nulla per tutelare l’agricoltura, gli allevatori. Nessuno ci ha sostenuto veramente. È vero che all’agricoltura sono stati dati molti soldi ma se vengono spesi male è come se non fossero arrivati. L’allevamento scompare e con lui il presidio sul territorio della cui importanza ci accorgiamo quando a valle arrivano le alluvioni. Gli allevatori contano poco, per non dire zero. Non c’è il politico che amministra davvero il territorio. La politica – conclude Santarelli – deve conoscere il territorio. Deve fare scelte coraggiose. Adesso si parla di invasi ma negli anni passati chi li aveva li ha dovuti chiudere. Anche questa è una dimostrazione di come la politica gestisce l’agricoltura». 


 

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