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Giglio, carabiniere uccise una cagnolina: «Ho sparato perché avevo paura, sono dispiaciuto»
Parla l'uomo imputato per la morte della canina Hollie
ISOLA DEL GIGLIO. «Io sono dispiaciuto, capisco che il gesto è stato eclatante, ma io ho avuto paura». Giuseppe Lepore, il carabiniere sotto processo per aver sparato alla cagnolina Hollie, uccidendola con due colpi di pistola, ha parlato di fronte alla giudice Agnieszka Karpinska, nel corso del dibattimento che si sta svolgendo per l’ipotesi di uccisione di animale senza necessità.
Il racconto del carabiniere
Ha parlato per una ventina di minuti, ricostruendo quanto avvenuto il 4 ottobre 2019 al porto dell’isola. «Erano circa le 14,30 e con il collega stavo percorrendo il molo verde: abbiamo sentito un cane abbaiare dalla vicina spiaggetta. Prima abbaiava poi si dirigeva verso di noi: salito sul muretto che separa il camminamento dalla spiaggia, il cane si era fermato. Avevo cercato di richiamare l’attenzione della proprietaria, ripetutamente. Ma improvvisamente mi sono trovato il cane fra le gambe. Avevo pensato “adesso mi azzanna”, avevo sentito il contatto ma avevo capito che aveva soltanto afferrato il pantalone. In quel momento io ho provato una profonda paura».
Il cane è poi tornato dalla padrona: «Avevo pensato: “è tutto finito” – ha detto ancora Lepore – Anche perché la padrona si era alzata e aveva preso oil guinzaglio. Ma non aveva legato il cane. Avevo detto che le avrei fatto una contravvenzione, visto che l’animale non era stato tenuto in custodia. Poi il cane aveva fatto due-tre giri intorno alla padrona ed era ripartito verso di noi. Ma non si era fermato al muretto. Abbaiava. E soprattutto ringhiava: io indietreggiavo e il cane avanzava».
A quel punto era successo qualcosa nella mente di Lepore: «Ho fatto un gesto eclatante, forte, lo so. Ho avuto paura. A me dispiace tantissimo». Lo ha interrotto l’avvocato Riccardo Lottini, parte civile per la proprietaria della canina, Michela Bertozzi, anche lei presente in aula: ma lei ha riportato lesioni? «No, io ho sentito il contatto alla gamba. E dopo ho sparato i due colpi. Ero molto spaventato, ho ritenuto di difendermi così». Il carabiniere ha ripetuto, più volte: «Sono dispiaciuto». Poi ha aggiunto: «Quel cane era famigerato sull’isola, come animale aggressivo. Sapevo che aveva morso delle persone in precedenza, sì anche quelle che sono venute a testimoniare». E ancora: «Io non ho problemi con i cani tranquilli».
E rispondendo alla domanda del suo difensore, l’avvocata Mara Renzetti, Lepore ha ricordato di un episodio avvenuto quando aveva 8-9 anni di età ed era stato morso a una mano da un randagio che lui voleva portare a casa. Mai gli è capitato un episodio del genere in tanti anni di carriera, a lui che è in servizio dal 1998. E quel giorno non aveva con sé altro che la pistola, visto che quello era l’equipaggiamento per chi come lui e il collega stava effettuando servizio sul battello dell’Arma per la navigazione. Indossava pantaloni e scarpe basse, l’uniforme prevista appunto per quel tipo di servizio. Aveva sporto querela non per le lesioni riportate ma per lo stato di agitazione causato dall’episodio, querela archiviata già tempo addietro.
La prossima udienza è in programma a settembre: la giudice ha stabilito che saranno sentiti un consulente di parte civile e tre testimoni della difesa.
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