La protesta
«Voleva uccidere il compagno»: Albinia, sotto accusa una donna di 42 anni
Una coltellata alla coscia aveva causato un’ingente emorragia
ALBINIA. Udienza per tentato omicidio ieri mattina davanti al giudice dell’udienza preliminare. È il fatto di sangue avvenuto il 12 giugno 2022 ad Albinia, quando una donna moldava 42 anni a ottobre era stata sottoposta a fermo per aver accoltellato alla coscia il compagno romeno 40enne, causandogli un’ingentissima perdita di sangue, tale appunto da mettere in pericolo la sua vita: choc emorragico, arresto cardiocircolatorio.
Uomo dichiarato fuori pericolo dopo le cure ricevute in ospedale, la compagna - che pure quella sera era scesa in strada chiedendo aiuto - rimasta in carcere a Sollicciano per qualche settimana e poi messa ai domiciliari per essere poi definitivamente liberata. L’udienza di ieri è però durata pochi minuti perché il giudice Sergio Compagnucci si è dichiarato incompatibile, avendo già giudicato l’uomo per una vicenda di maltrattamenti, e ha rinviato ad altro magistrato il fascicolo presentato dal sostituto procuratore Salvatore Ferraro: se ne riparlerà a ottobre. Lei, interrogata all’epoca (il fermo non era stato convalidato ma era stata applicata comunque una misura restrittiva), aveva negato ogni volontà omicida.
Assistita dagli avvocati Roberto Cerboni e Christine Tortoli, aveva spiegato che era stato un episodio del tutto accidentale e assolutamente non intenzionale: la profonda ferita alla coscia (la lama era entrata lasciando una ferita di tre centimetri e aveva attraversato l’arto - i chirurghi vascolari avevano lavorato a lungo per rimediare all’emorragia) sarebbe avvenuta quando lei avrebbe cercato di riprendere il coltello da cucina (lama di 21 centimetri) che lui le avrebbe strappato di mano mentre tagliava la carne. Nel tira e molla, la lama sarebbe entrata nella parte posteriore della coscia dell’uomo: sul pavimento un lago di sangue, i carabinieri erano intervenuti per gli accertamenti.
Ma, aveva notato il giudice, la profondità della ferita è inconciliabile con l’involontarietà. E del resto la stessa donna al personale del 118 da lei stessa chiamato aveva spiegato che si sarebbe trattato di un atto di autolesionismo del compagno. Il movente? C’era, secondo il giudice: la donna aveva dichiarato di essere vittima di maltrattamenti da parte del compagno. Prima dello svolgimento dell’udienza di convalida, la donna era stata sottoposta a una visita medico-legale da parte del dottor Rossano Santori, che aveva in seguito visitato anche il compagno. Proprio nel giorno in cui si era tenuta l’udienza di convalida del fermo, l’uomo era stato dichiarato fuori pericolo. Gli accertamenti dei carabinieri avevano consentito di ricostruire un quadro di litigiosità frequente nella coppia. L’uomo adesso è tornato al suo Paese e non si è costituito parte civile in questo procedimento.
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