Il Tirreno

Grosseto

Il dolore

Morto in moto a Scansano, la rabbia della famiglia all’obitorio: «Faremo denuncia all’Asl»

di Elisabetta Giorgi

	Massimiliano Di Marte ed Enza Pellegrini, nella foto in alto il figlio Leonardo morto sulla Scansanese
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Massimiliano Di Marte ed Enza Pellegrini, nella foto in alto il figlio Leonardo morto sulla Scansanese

I genitori del 38enne deceduto domenica mattina nell’incidente sulla Scansanese hanno chiamato i carabinieri che hanno raggiunto l’ospedale: «Corpo gonfio, vogliamo chiarezza»

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GROSSETO. Rabbia e dolore ieri sera all’obitorio dell’ospedale Misericordia di Grosseto, dove i genitori di Leonardo Di Marte (il 38enne elettricista morto sulla Scansanese domenica mattina dopo un violento impatto con un’altra moto e in cui è deceduto anche il 19enne Mattia Cappellani) hanno chiamato ieri sera i carabinieri e stamani sono intenzionati a presentare una denuncia all’Arma contro l’Asl.

Il motivo: vogliono risposte sulle condizioni in cui è stato conservato il corpo del loro figlio che è all’obitorio da domenica e che, secondo quanto è stato loro riferito, sarebbe gonfio e sfigurato.

Lo racconta la mamma Enza Pellegrini, che ieri sera piangeva nel piazzale di fronte alla camera mortuaria, sorretta dal marito Massimiliano, parenti e amici.

«Da domenica – dice al Tirreno – io e mio marito siamo qui fissi all’obitorio dopo che è morto il nostro Leo. L’incidente è successo la mattina intorno alle 9-9,30 e da allora- da quando il corpo è arrivato qui - noi stiamo qua fuori l’obitorio, ad aspettare di ricevere notizie che non arrivano. Noi non abbiamo mai parlato con nessuno, perché non c’è stato nessuno del personale che ci abbia dato informazioni, che ci abbia aggiornato sulla situazione, sul rilascio del corpo. Niente di niente. Nessuna comunicazione su niente, nessuna umanità». Ma soprattutto, continua la mamma di Leonardo, «poco fa (ieri sera, ndr) intorno alle 20,30 siamo stati chiamati dal titolare delle onoranze funebri al quale ci siamo rivolti e appoggiati per le esequie di nostro figlio, e che ci ha detto: “Non vi posso far vedere Leonardo perché è troppo rovinato”. Eppure mio marito Massimiliano, il babbo del nostro “bimbo”, domenica intorno alle 15 ha effettuato il riconoscimento di Leo e il suo corpo recava sì i segni dell’incidente, ma i connotati si riconoscevano bene. Si vedeva che era nostro figlio e difatti lui lo ha riconosciuto, e invece dopo 3 giorni, quindi oggi (ieri sera, ndr), il titolare delle onoranze funebri ci dice di non vederlo perché il corpo è cambiato di colore ed è talmente gonfio che non si può vestire con niente. Addirittura non entrava più nemmeno nella cassa scelta appena il giorno prima. Tant’è che le stesse onoranze funebri hanno dovuto andare a prenderne una più grande, fuori misura come dicono, proprio perché nell’altra lui non entrava più».

La famiglia vuole risposte: vuol capire come il corpo sia stato conservato in questi giorni, ovvero se sia stato correttamente mantenuto all’interno di una cella frigo o se invece ciò non sia avvenuto, cosa che avrebbe portato al deterioramento, forse «in quanto le celle frigo erano occupate. Noi non sappiamo cosa sia successo ma intanto l’evidenza è che ieri (lunedì, ndr) abbiamo scelto una cassa funebre per Leonardo e stasera abbiamo dovuto sceglierne un’altra di quelle fuori misura perché il corpo era gonfiato e non ci entrava più. Vogliamo che la direzione sanitaria dia risposte su cosa successo, sul perché il corpo di nostro figlio sarebbe ridotto in questo modo e come è stato conservato questi giorni; perché aldilà del fatto che fosse nostro figlio o meno, e che non ce lo restituisce più nessuno, la questione può riguardare tutti e non vogliamo che una cosa simile accada più». Ieri sera la famiglia ha chiamato i carabinieri, che hanno raggiunto l’obitorio. Stamani «faremo denuncia» presso l’Arma. Il Tirreno ha contattato l’Asl per avere una risposta.

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