Il Tirreno

Grosseto

L’incontro d’autore

Grosseto, “La scelta” di Sigfrido Ranucci riempie piazza Dante e lui annuncia: «Querelato dal partito Fratelli d’Italia»


	Un momento della serata
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Un momento della serata

Quasi 300 persone per ascoltare il conduttore di Report e le sue inchieste: e lui offre uno scoop

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GROSSETO. Poco meno di trecento persone, tra le quali un bel po’ di giovani, lo hanno aspettato in piazza Dante, accomodate (quasi tutti posti su prenotazione) ai tavolini allestiti di fronte ai portici per l’insolito “dopocena con l’autore” di lunedì, uno dei tanti appuntamenti di valore organizzati alla libreria Palomar dai librai Massimo e Monica.

La maxiquerela

E l’autore, Sigfrido Ranucci, non ha deluso le attese, rispondendo alle domande, raccontando e raccontandosi per due ore piene. Durante le quali non ha mancato di offrire ai “fan” grossetani il pane preferito di tutti coloro che seguono Report: una succosa notizia in anteprima, la maxiquerela “fresca fresca” (ricevuta pochi minuti prima del suo arrivo in Maremma) presentata da Fratelli d’Italia contro Report per uno dei suoi servizi. Un fatto inedito (la querela a nome di un partito intero) e inevitabilmente destinato a scatenare il putiferio, essendo il querelante il partito della presidente del consiglio Giorgia Meloni. Sigfrido Ranucci, erede di Milena Gabbanelli alla conduzione di Report – il programma di Rai Tre «che ha fatto la storia nell’ambito del giornalismo investigativo in tv», come lo definisce la stessa Rai – arriva a Grosseto, con l’irrinunciabile e discreta protezione della scorta, per presentare il suo nuovo libro, “La scelta”, edito da Bompiani. Una sorta di autobiografia che incrocia la memoria di alcune delle più celebri inchieste firmate da Ranucci in più di trent’anni di professione, alla vita privata: il padre “finanziere tutto d’un pezzo” che gli trasmette il senso profondo della legalità; il rapporto di amore e rimorso con i figli, privati a lungo della presenza fisica di un genitore sempre in giro per il mondo; le donne, che spesso entrano come figure di sostegno decisivo, spirituale o concreto, al lavoro investigativo del giornalista.

Le inchieste

“La scelta” è una lettura molto utile per i boomers che hanno bisogno di una rinfrescatina alla memoria (nel nostro Paese labile come in pochi altri al Mondo) su alcune vicende internazionali e nazionali decisive degli ultimi decenni; ma anche a quelli della generazione Zeta, per aiutarli a collegare tante situazioni del presente alle loro radici nel recente passato. Nomi e cognomi, alla fine, restano più o meno sempre gli stessi. Si parte così dall’inchiesta che diede fama planetaria a Ranucci, quella condotta per Rainews sull’uso delle bombe al fosforo (armi chimiche) da parte dell’esercito americano sulla popolazione di Fallujah nel 2004 durante la guerra in Iraq; per approdare ai servizi – diventati casi parlamentari – sulle campagne vaccinali ai giorni del Covid. In mezzo, storie più o meno rimosse di ordinaria opacità italiana, dal crac Parmalat (ancora oggi il più grande fallimento di sempre in Europa) all’irresistibile ascesa del banchiere Denis Verdini, fino alle improbabili ma vere milizie organizzate nel Belpaese per trafficare armi con Paesi canaglia e addirittura addestrare miliziani dell’Isis.

Retroscena

“La scelta” non è però un elenco né un semplice amarcòrd. Ranucci infatti, con la giusta distanza del tempo, arricchisce la narrazione di retroscena importanti, a volte quasi incredibili e in altri casi persino divertenti. Rivela nascita e sviluppi delle inchieste, ostacoli, depistaggi tentati e riusciti. Confessa l’importanza, in alcuni casi, anche del “fattore c.”, come quando fu proprio lui a far ritrovare l’immenso patrimonio di opere d’arte nascosto ai creditori dalla famiglia Tanzi, grazie al casuale incontro con un tassista. Racconta (e qui c’è meno da divertirsi) l’attività di dossieraggio costruita da politici e “colleghi” mentre affronta spinose vicende nazionali, se non addirittura i progetti per eliminarlo fisicamente. Ranucci non si risparmia, dettaglia, ironizza, fa nomi e cognomi, tenendo tutti inchiodati alle sedie, in attentissimo ascolto. In platea, per l’occasione, anche un bel pezzo del giornalismo maremmano in casa Rai: c’è il decano Flavio Fusi, ex inviato e caporedattore del Tg3; c’è Vittorio Introcaso, inviato per “Storie Italiane” e “Italia Sì” di Liorni su Raiuno; c’è Lorenzo Santorelli, inviato del Tg1. Inevitabile, allora, una domanda sull’aria che si respira in Rai dopo le tante polemiche di questi mesi sulla libertà d’informazione.

Il libro
«La situazione in Rai? Per Report cambia poco, siamo sempre stati in trincea e continuiamo a esserlo. Però – sorride Ranucci – vi do una notizia che mi è arrivata pochi minuti fa, proprio mentre venivo qui: Fratelli d’Italia ha presentato una querela contro Report e la Rai per la puntata “La mafia a tre teste”. In sede civile chiedono un risarcimento di oltre 50 mila euro. Io personalmente conto 181 querele, ma una cosa così non si era mai vista: credo sia la prima volta in Italia che dei giornalisti siano denunciati da un intero partito». Poche ore dopo, nella mattinata di ieri, l’Usigrai, sindacato dei giornalisti Rai, diffonderà un comunicato in cui definisce la mossa «querela bavaglio» e «atto di intimidazione», «fatto senza precedenti», aprendo così la strada all’ennesima polemica nazionale. Da parte sua Ranucci, dopo aver risposto anche alle domande del pubblico, si ferma un’ora ancora a firmare centinaia di copie del libro, a chiacchierare e ad ascoltare le storie di chi, da Grosseto, lo invita a indagare su questa o quella vicenda “oscura” della placida Maremma. Poi, sempre accompagnato dalla scorta, riprende la strada verso Roma. Lasciando in tutti una sensazione di gradevole speranza: a dispetto delle querele temerarie, della censura e delle legiferazioni che provano a comprimere la libertà di informazione in Italia, in Italia (e a Grosseto) c’è ancora una gran quantità di persone che vuole essere liberamente informata.

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