Sicurezza
Grosseto, ex case cantoniere dimenticate: viaggio nei rifugi degli invisibili. Le risposte di Fs e Anas
Ecco il pessimo stato delle strutture dismesse da Fs e Anas dentro e fuori città tra cumuli di sporcizia, resti di bivacchi, bici abbandonate e giacigli improvvisati
GROSSETO. Le pareti sono sventrate, le porte murate sono state perforate da qualcuno che cercava di farsi largo per entrare. Dentro e fuori ci sono montagne di rifiuti.
Un tempo brulicanti di operai che dovevano fare manutenzione a binari e strade, oggi alcune delle vecchie case cantoniere dismesse da Ferrovie dello stato e Anas si sono trasformati in discariche, brutti accampamenti e rifugi per senzatetto o balordi.
Abbiamo fatto un giro sia in città che fuori per esplorare questi covi fantasma immersi nella spazzatura. Ce ne sono moltissimi che punteggiano la Maremma tra i centri abitati, il mare e le colline. Il loro scopo era quello di permettere ai tecnici (cantonieri) di vivere nei pressi del luogo di lavoro per il tempo necessario a svolgere le proprie mansioni. Oggi in molti casi sono in rovina, pur rievocando ancora un austero senso di eleganza, una certa autorevole armonia costruttiva. Le vecchie case in dotazione ad Anas sono tinte nel classico colore rosso pompeiano, quelle in gestione di Fs sono perlopiù di colore chiaro, un giallo sbiadito.
A Grosseto città, in via Aurelia nord, c’è un’ex casa cantoniera di Anas che confina con lo spiazzo retrostante di un supermercato. Il murale è diventato quasi un marchio identitario: c’è scritto “Karma” in vernice bianca, con lettere che sembrano colare. Vi fu uno sgombero molti anni fa. Delimitato da ringhiere, il cortile è invaso di immondizia che ne circonda tutto il perimetro. Soffocano il porticato cumuli di bottiglie rotte e vetri. Scatole di tonno, lattine, calcinacci e plastica, sacchi a pelo rotti e stracci. Scatole di plastica nera, scarpe logore. C’è una carcassa di bici, una vecchia scala rossa usata forse per salire ai pieni alti ed entrare dalle finestre. C’è una sdraio rossa in mezzo ai rifiuti; come un salottino improvvisato di fronte a una parete sventrata. Oltre quella parete (in casa) ci sono giacigli improvvisati in condizioni di degrado assoluto, tra polvere e mattoni. Nei paraggi c’è anche una bici in ottimo stato, gettata nelle erbacce. Siamo in pieno centro urbano.
Poco fuori città, nella zona dei Crespi c’è un’altra ex casa cantoniera, stavolta di Fs. Anche questa abbandonata, c’è un cartello: “Area ferroviaria. Gestore Ferservizi spa. In caso di necessità contattare la sede territoriale di Roma” (c’è un numero). La facciata è deturpata, gli infissi di una finestra stanno per crollare. A terra c’è un carrello della spesa rovesciato. Poi sgabelli, bottiglie. Tantissima spazzatura. Resti di bivacchi.
A poca distanza è l’ex casa cantoniera in via Sonnino (Fs) le cui porte al pian terra sono murate; si affaccia sul percorso ciclopedonale intitolato a Pietro Magagnini, vittima nel 2013 di un incidente mortale (fu investito mentre attraversava la strada dell’Oliveto in bici). L’edificio - dietro al cartello di intitolazione a lui - ha un aspetto spettrale e si innalza direttamente sul marciapiede. Ai suoi lati è un cortile chiuso, molti anni fa qua fu trovato un cadavere. Tutto è blindato.
Fuori città sono tristi le sorti di un’altra casa cantoniera dismessa in località Pratini. È di Anas e sorge lungo la vecchia Aurelia al chilometro 176 da Roma. Un ex bell’edificio con discarica di eternit sul retro. Nel cortile c’è una pertinenza (tipo legnaia) con un’antenna montata sopra. Sulla facciata un buco sia nella porta di ingresso che nella parete a fianco: chi ha voluto sventrarle ha tentato di sbirciare dentro ma ha trovato un altro ostacolo: mattoni. Dunque gli ingressi sono stati doppiamente tappati per non far entrare gli intrusi. Ci si può comunque affacciare da altri varchi aperti e guardare dentro: spuntano vecchi giacconi a terra, calcinacci, scale che portano su incuneandosi tra i bivacchi.
Difficile capire persino come sia fatta l’ex casa cantoniera di Rispescia: è di Fs e sorge davanti a un ristorante al km 180, ma si scorge a malapena dietro una cancellata, in quanto una jungla sommerge tutto. «La stazione di Rispescia – raccontano in zona - è stata attiva fino agli anni ’90. Il passaggio a livello fu chiuso dopo la realizzazione del sottopasso nel 1995/96, dopodiché il casellante rimase fino alla fine anni ‘90 quando vi fu la completa dismissione del servizio. Da allora l’immobile è stato abbandonato e gli accessi murati».
La struttura prima della dismissione era stata comunque ampliata e ritinteggiata. Oggi la vegetazione nasconde tutto. L’aspetto è triste.
Fs risponde
Il Tirreno ha chiesto risposte a Ferrovie dello stato e Anas sul pessimo stato degli immobili. Fs, sottolineando il ripetersi di gesti incivili da parte dei vandali, risponde che periodicamente si trova a svolgere «servizi di controllo e pulizia». C’è chi va lì a rompere tutto per il solo gusto di rompere, e chi usa le strutture come discariche. «Siamo costretti a pulire e intervenire ogni volta». Molte strutture non più funzionali alle esigenze della società sono state «vendute e rimesse a posto». Però le altre vagano nel limbo. A gestire il patrimonio immobiliare è la Ferservizi.
Anas risponde
Anche Anas risponde. «Le vecchie case cantoniere di nostra competenza - spiega la società - sono 16. Di queste, 15 sono ubicate sulla strada statale 1 Aurelia e una sulla strada statale 223 di Paganico. Di queste, 4 ricadono nel comune di Grosseto. Alcune case cantoniere sono utilizzate come alloggi per dipendenti o spazi operativi per il personale su strada. In altri casi sono in corso procedure di affidamento in concessione a soggetti pubblici o privati».
Per le cantoniere Anas non prevede la vendita in quanto «sono beni che mantengono natura demaniale (anche quelli passati in proprietà). Per questo, ai fini della valorizzazione, viene utilizzato lo strumento della concessione a titolo oneroso per una durata predefinita (generalmente 20 anni) e finalità idonee a fornire servizi all’utenza della strada». Le procedure di concessione sono in corso per due case a Follonica, mentre un’altra a Orbetello «è già assegnata a ente pubblico. Delle 4 case a Grosseto, una è abitata». E l’edificio “Karma”, l’immobile discarica in pieno centro urbano? Qui nulla di fatto, al momento non è all’orizzonte alcuna procedura di concessione. Le sorti sono ignote.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
