Sicurezza
Tari, in provincia di Grosseto ogni comune fa il “suo” aumento. Ed è rimpallo di responsabilità
Perché le tariffe sono salite? L’Ato Rifiuti punta il dito contro le decisioni di Arera
GROSSETO. Per l’Ato Rifiuti Toscana sud la “colpa” originaria è di Arera, l’Autorità di regolazione per energia reti e ambienti. È stata lei a stabilire che il valore dell’inflazione – più 13 per cento – dovesse essere calcolato sul valore del Pef, quel Piano economico finanziario che poi, attraverso una catena che passa per i Comuni, si traduce nelle bollette Tari per i rifiuti.
Le associazioni di categoria guardano invece all’Ato. Non tanto per gli aumenti in arrivo. «Quello che ci lascia perplessi è che l’Ato non abbia sentito l’esigenza di avviare un confronto preventivo con chi rappresenta migliaia di contribuenti: dal dialogo, infatti, avremmo potuto individuare strumenti per attenuare l’impatto su imprese e famiglie di questo aumento», dicono in una nota le associazioni grossetane Cna, Confcommercio Confesercenti, Cia, Confagricoltura e Ance. Ato risponde: «Piena disponibilità a un incontro», dice la presidente del consiglio direttivo dell’Ato Alessandra Biondi. Per i Comuni, come scrivono nelle varie delibere di aggiornamento della Tari, in qualche modo “tocca” recepire questo incremento. Pure per loro è “colpa” dell’Arera. Quello di Grosseto va indietro a qualche settimana qua, quando «abbiamo ritenuto che non c’era stato un intervento di Ato a tutela dei Comuni. Abbiamo “guerreggiato”, opponendoci alle delibere e ottenendo di contenere il più possibile gli aumenti», ricorda l’assessora al bilancio Simona Rusconi.
Anche da parte di Ato, sottolinea Biondi, «abbiamo fatto un grosso sforzo per fare in modo di arrivare a una calmierazione. Arera avrebbe ammesso nel 2024 fino al 9,6% (in altre realtà ci sono andate vicino), noi nel Pef siamo riusciti ad arrivare al massimo a un aumento del 4,9. È sempre un incremento – ammette – ma il problema vero è la regola iniziale, quella che ha comportato di default un aumento sul valore complessivo. E l’Ato è composta dai Comun che hanno approvato il Pef».
Rincari diversi in ogni comune
Comune che vai, Tari che trovi. C’è chi ha aumentato la tariffa anche più di quel 4,9 per cento, arrivando anche a una media del 7 per le utenze domestiche e a un più 11 per quelle non domestiche, e chi invece è riuscito ad abbassare le bollette dei rifiuti fino al 9,25 nel caso di sei occupanti. E qui bisogna scendere di un altro gradino in questa filiera. Se è vero che il valore complessivo del Pef è aumentato, poi la ripartizione – a cominciare tra utenze domestiche e non – spetta a ogni singolo comune, ed è anche da questa che dipende la Tari. Gli aumenti in questo senso sono “indipendenti”. «Un aspetto importante – sottolinea Biondi – è dato dalla la base imponibile, fra quante utenze questa viene ripartita: se diminuisce il numero degli abitanti, ad esempio. Poi sul valore di ripartizione tra utenze domestiche e non domestiche vanno attribuiti anche dei coefficienti di produttività, a loro volta diversi da comune a comune. Ecco che allora a parità di valore economico del Pef la Tari può aumentare, o per qualcuno può diminuire anche se aumenta il Pef. È una lettura complicata analizzare le cause». Ogni Comune ha il suo margine, l’aumento non è automatico.
A Grosseto, dice Rusconi, «la tariffa 2024 aumenterà del 7,55% per le utenze non domestiche. Anche per quelle domestiche siamo intorno a un più 7 (anche se varia in funzione dei componenti del nucleo familiare e dell’ampiezza dell’abitazione). Abbiamo avuto elementi che hanno influito in modo negativo: il costo dello smaltimento del percolato delle Strillaie e l’indennizzo dimezzato per il disagio ambientale dovuto all’impianto di trattamento dei rifiuti “Futura” a Marina di Grosseto. Stiamo già operando per trovare risorse per abbattere gli aumenti che ci saranno anche nei prossimi anni».
Tutto diverso – almeno per le utenze domestiche – a Orbetello. Che comunica, con degli esempi pratici, l’abbassamento della Tari: su di un appartamento di 70 metri quadri la tariffa si abbassa del 5,17 per cento in caso di due occupanti, del 6,4 nel caso di tre fino al 9,25 nel caso di sei occupanti. Per l’amministrazione frutto delle risorse stanziate – 354mila euro “recuperati” da evasione tributaria, tassa di soggiorno e casse comunali – oltre alla riorganizzazione del servizio.
C’è poi Monterotondo Marittimo, dove in alcuni casi la riduzione della Tari arriva al 60 per cento. «Una misura – spiega – resa possibile dall’accordo tra amministrazione comunale e Acea, proprietaria dell’impianto anaerobico che prevede la riscossione di risorse dalle indennità di disagio ambientale».
Ancora diverso il caso di Scarlino. Gli aumenti saranno all’incirca del 6-7% per le utenze non domestiche e dello 0,22 al 2,66% per le utenze domestiche con una diminuzione dell’1,98% per le famiglie con un componente e 0,26% con 6 componenti.
C’è poi Magliano in Toscana: «Con le nuove tariffe Arera – spiega il sindaco Gabriele Fusini – l’aumento della Tari per le famiglie si aggirerà, mediamente, intorno all’1%, mentre le imprese vedranno le tariffe aumentate, in media, dell’11,1. L’impatto per le famiglie sarà minimo e comunque mitigato da una serie di norme, che già il regolamento prevede, e che tengono conto anche del valore Isee, mentre per le attività produttive la differenza, rispetto allo scorso anno, è significativa. Abbiamo intenzione di prevedere, fin da ora, qualche forma di aiuto con bandi specifici e mirati per alcune categorie, finanziati con fondi del bilancio corrente. Dall’anno prossimo contiamo di lenire questo tipo di aumenti, senza ricorrere alle risorse del bilancio corrente, ma con i proventi della lotta all’evasione Tari e alle discariche abusive».
A Follonica, dal Comune fanno sapere che gli aumenti saranno contenuti in pochi euro. Anche se è già stato pubblicato il nuovo tariffario, non è disponibile il confronto rispetto all’anno scorso.
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