Lutto
Marina di Grosseto, una Caretta Caretta trovata morta. «Forse è stata colpita da un’elica»
Una grosse tartaruga era spiaggiata sull’arenile, consegnata all’istituto zooprofilattico. L’ateneo di Siena ha prelevato campioni
MARINA DI GROSSETO. Segnalata al centro scientifico Tartamare di Marina di Grosseto, ieri sera di fronte allo stabilimento balneare dei vigili del fuoco nella frazione balneare è stata recuperata una carcassa di grosse dimensioni di una tartaruga Caretta Caretta.
Ad avvertire i volontari sono stati i gestori del lido, che con il sole ormai al tramonto hanno visto il grosso esemplare di tartaruga sbattuto dalla risacca nel momento in cui iniziava a salire l’alta marea.
«Siamo subito intervenuti – spiega Luana Papetti, biologa e responsabile scientifica della sede grossetana di Tartamare – ma non è stato semplicissimo tirare a riva l’esemplare, sia perché era in avanzato stato di decomposizione, sia perché il carapace era davvero di grandi dimensioni. La sua lunghezza è di 88 cm, un esemplare adulto. Considerato lo stato della carcassa è difficile avere certezze sulle cause della morte, anche se il danno no rilevato sulla parte posteriore del carapace fa pensare a un trauma da elica o da scontro con lo scafo di un’imbarcazione».
Fino a qualche anno fa le Caretta Caretta erano frequenti in sud Italia, ma i cambiamenti climatici e l’innalzamento della temperatura del mare le hanno costrette a spostarsi sempre più a nord.
«Per trovare condizioni adatte alla nidificazione – spiega la biologa – le tartarughe si stanno spostando a latitudini sempre più verso nord, dove ormai trovano l’area trofica adatta alla propria alimentazione a base di molluschi, crostacei e piccoli pesci essendo le tartarughe animali onnivori opportunisti. Ormai non è raro trovare nidi lungo le coste della Toscana. Negli anni passati sono stati segnalati a San Vincenzo, Vada, in Feniglia e un po’ in tutta la Maremma. Nelle scorse settimane il primo nido italiano è stato identificato in Sicilia, noi inizieremo i monitoraggi a partire dalla prossima settimana».
Il centro Tartamare, che ha sede a Marina di Grosseto in via Bramante, è gestito da un’associazione scientifica e opera in convenzione con il Comune di Grosseto.
«Di solito – conclude Papetti – troviamo tartarughe ferite che curiamo presso il nostro centro e reimmettiamo in mare. In casi come questo, invece, consegniamo le carcasse all’istituto zooprofilattico in modo che possano svolgere le indagini necroscopiche. Ieri abbiamo avvertito l’università di Siena che ha provveduto a prelevare campioni biologici dalla carcassa, mentre noi ci occuperemo dello smaltimento. Gli effetti dei cambiamenti climatici negli ultimi anni hanno spinto le tartarughe a spostarsi sempre più a nord, colonizzando zone come la Maremma, che però sono molto frequentate da natanti e imbarcazioni da diporto. Per cui è facile che le tartarughe vengano colpite dalle barche in movimento». chiude la biologa Luana Papetti.
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