Sicurezza
Ciclismo, a Grosseto antidoping a sorpresa alla gara di amatori: gli atleti controllati e perché è una svolta
Nado a sorpresa al Trofeo delle Strette, plaude il patron Ciolfi
GROSSETO. «Avevo dovuto aspettare 17 anni per vedere un controllo. Quello di domenica è il terzo in tre anni, ma è un bene per tutti se c’è una stretta sul doping».
Il patron Maurizio Ciolfi racconta un particolare del post corsa nel Trofeo delle Strette, gara numero 425 organizzata dalla sua Marathon Bike in 19 anni di attività, con 97 corridori arrivati da tutto il centro Italia. La Nado (l’organizzazione nazionale antidoping) si è presentata a sorpresa a Poggialberi, nelle vicinanze di Buriano (a Castiglione), per un massiccio controllo antidoping a sorpresa che ha interessato sette atleti: le tre donne in gara e quattro ciclisti uomini, due per ogni partenza. Un numero sicuramente inusuale, che può segnare una svolta nello sport dilettantistico.
Ciolfi è da sempre un paladino della legalità e commenta l’episodio con soddisfazione. «Significa che il vento è cambiato – spiega l’anima della società grossetana che si occupa di ciclismo amatoriale e di podismo – Ci auguriamo che i controlli continuino con questo ritmo e che anzi si intensifichino. Se da una parte – spiega – il controllo antidoping prevede una procedura lunga e per certi versi invasiva per gli atleti sorteggiati, è anche vero che è necessario per dare più trasparenza e credibilità al nostro ambiente. L’intento ovviamente è anche quello di scoraggiare chi cerca scorciatoie per arrivare a un risultato mettendo a rischio la propria salute».
L’organizzatore di manifestazioni ciclistiche tiene a precisare che «in fondo chi si dopa rischia di farsi del male solo per conquistare un salamino o una bottiglia di vino che vengono messi in palio dagli organizzatori. La Marathon Bike, certe volte, non offre nemmeno quello: garantiamo le foto della gara, un articolo sulla stampa e un attestato. I ragazzi devono correre perché amano lo sport e per fare attività fisica. Io per anni sono stato in sella alle due ruote sulla strade della Maremma, senza bisogno di “aiutini”, eppure mi sono tolto le mie soddisfazioni».
Il patron della Marathon Bike, che organizza la quasi totalità delle corse amatoriali in Maremma (circa 45 all’anno) sfoglia l’album dei ricordi: «È il terzo controllo in 19 anni di attività e 425 gare organizzate. Il primo era stato al raggiungimento della 300 gare, il 18 agosto 2021 al Trofeo Paesetto, il secondo avvenne dopo 8 mesi nel 2022. Sono stato comunque testimone di controlli antidoping a Pisa e a Livorno, e uno lo ricordo a Roccastrada per una gara di mountain bike».
Nei controlli ricevuti in passato al termine di gare organizzate da Ciolfi fu registrato una percentuale di positivi del 40 per cento; che rientra un po’ nelle statistiche, che parlano di circa 30 positivi su 100 controlli. Tra l’altro, fra i positivi ci furono anche due atleti maremmani, che successivamente furono squalificati per tre anni.
«Questo cambio di rotta repentino, considerando i due controlli sui quali mi sono imbattuto nelle scorse settimane, è un bene per tutti – aggiunge Ciolfi – per noi organizzatori, per la gente che ci segue e ovviamente per gli atleti. Solo continuando così si potrà essere d’esempio per tutti e richiamare sempre più ciclisti alle nostre corse. Il nostro è uno sport amatoriale e solo attraverso la lotta al doping si può dare spazio ai veri valori sportivi dei vinti e dei vincitori e di tutto l’ambiente cicloamatoriale».
Secondo Ciolfi, che sostiene di non aver mai visto i medici della Nado a gara podistiche, «sarebbe un bene che ci fossero dei prelievi al termine di ogni gara. I ciclisti arriverebbero preparati al controllo, senza impaurirsi o scappare quando vedono i medici Nado, e non cadrebbero in tentazione di prendere sostanze che permettano loro di andare più veloci».
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