Il dolore
«Aggredita e minacciata di morte»: ristoratrice fa arrestare un 28enne
Grosseto, rapina impropria con lesioni dopo aver portato via la bici trovata fuori dal locale. La donna, poi finita al pronto soccorso, ha raccontato di aver visto un coltello
GROSSETO. «Aiutatemi, mi ha portato via la bicicletta dopo avermi picchiato e anche minacciato con un coltello». Da questa telefonata all’arrivo in piazza De Maria della Volante passano nemmeno dieci minuti. Gli agenti seguono le indicazioni dei passanti e trovano un uomo in sella a una bici che si sta allontanando verso via Ximenes, lo fermano, lo arrestano. Rapina impropria il reato contestato a Youssef Mejbri, cittadino tunisino di 28 anni senza fissa dimora, il cui arresto è stato convalidato dal giudice Marco Bilisari: resta in carcere, fino al momento del processo, che si terrà davanti al collegio la prossima settimana.
Il coltello non è stato trovato ma chi ha sporto denuncia, la titolare di un locale sulla piazza poco più che trentenne, lo ha indicato espressamente nella denuncia. Cosa è accaduto? La richiesta di soccorso era arrivata giovedì intorno alle 17,40. La donna ha raccontato che poco prima stava svolgendo alcuni lavori nel suo ristorante, in quel momento chiuso al pubblico. Aveva visto entrare un uomo che aveva cercato di rubarle la borsa; questi aveva poi desistito, allontanandosi, ma uscendo dal locale era salito in sella a una bicicletta. La donna, riconoscendo come proprio il mezzo, aveva cercato di fermare l’uomo: ma in questa circostanza era stata colpita al volto e a un braccio, più volte. I colpi sarebbero stati accompagnati da minacce («Ti ammazzo, m…») e improvvisamente sarebbe balenata anche la lama di un coltello. L’imprenditrice era poi andata al pronto soccorso, dove era stata visitata e giudicata guaribile in sette giorni per le contusioni al braccio destro e un lieve trauma cranico. Sicuramente era stata colpita, insomma.
Il coltello, hanno spiegato gli agenti al giudice, non è stato trovato né addosso all’uomo poi identificato come l’autore della rapina né nelle immediate vicinanze. In aula sono stati poi richiesti chiarimenti sulla proprietà della bicicletta, dal momento che Mejbri ha dichiarato – è servito l’ausilio di una interprete - che quel mezzo era di alcuni extracomunitari e che lui lo aveva preso per questo motivo, senza rubare nulla. Uno degli agenti è stato chiamato dal giudice a darne una descrizione. Il mezzo è stato riconsegnato alla donna dalla polizia.
Ieri mattina l’imputato è apparso particolarmente nervoso: ha alzato la voce prima di entrare in aula, quando ancora doveva parlare con il suo difensore, l’avvocato Tommaso Galletti; si è agitato anche in quei minuti in cui il giudice si è ritirato per decidere sulla convalida, al punto che gli agenti hanno deciso di rimettergli le manette. Al termine dell’udienza è stato poi portato in carcere. Di lui si dovranno occupare i giudici del collegio.
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