Il dolore
Caporalato e false fatture Le piaghe della Maremma
Illegalità e criminalità organizzata Irpet fotografa lo stato in provincia
GROSSETO. «Il fenomeno dell’illegalità e del sommerso travalica le espressioni manifestamente criminali e assume forme spesso meno eclatanti, ma non meno pervasive». Così l’Istituto regionale programmazione economica della Toscana (Irpet) ammonisce i lettori del rapporto 2023 “Illegalità e criminalità organizzata nell’economia della Toscana” presentato ieri a Firenze.
Un rapporto che – inevitabilmente – inquadra Grosseto da diverse angolazioni; alcune delle quali, forse, inedite per qualcuno.
Fragilità socioeconomica
In questa parte del rapporto si va a delineare il contesto di eventuali vulnerabilità in termini di fragilità socioeconomica, che possano costituire delle precondizioni o in qualche modo assecondare l’insediamento di attività illecite.
Gli aspetti considerati sono reddito lordo pro-capite, livello di occupazione, tasso di imprenditorialità, indice di attrazione, diffusione della banda larga e raccolta differenziata. Ma anche livello di preparazione degli studenti e differenza di preparazione tra gli studenti (imbrogli alla prova Invalsi compresi), donazione di sangue e partecipazione delle donne alla vita politica.
In questo contesto, Grosseto è un’anomalia. La provincia si colloca tra quelle con più basso indice di attrazione, cioè per capacità di attrarre individui economicamente attivi o che stanno svolgendo un percorso di formazione: il rapporto tra i flussi di individui che svolgono un’attività lavorativa o di studio in entrata e il totale degli individui attivi risulta eccezionalmente basso.
Illegalità potenziale
La scarsa capacità di attrazione non rappresenta di per sé un segnale di forte vulnerabilità, ma l’asticella dell’attenzione si alza al confronto con i segnali di potenziale illegalità nel sistema produttivo.
In questo contesto, Grosseto spicca per un valori-spia: ha la maggior incidenza (il 4,9%) di “imprese cartiere” (che emettono fatture per operazioni inesistenti consentendo a imprese produttive di utilizzarle sia a fini di evasione fiscale, indicando in bilancio costi inesistenti, sia a fini di riciclaggio o per altri scopi illegali). Percentuale che, considerando i sistemi locali del lavoro, fa emergere i comuni di Castel del Piano (5,3%), Monte Argentario (5,6%) e Grosseto (5,8%) capoluogo.
Indagini antimafia
Nelle relazioni semestrali della Direzione investigativa antimafia (Dia), dal 2017 al 2022, la Toscana viene sempre presentata fra le regioni del centro-nord privilegiate dalle mafie, in particolare per il reinvestimento delle liquidità di provenienza illecita.
In questo contesto, Grosseto provincia è protagonista sulla fascia costiera in termini di proiezioni criminali di matrice camorristica.
Presenza mafiosa
Non esiste, per le province, un dato sulle operazioni finanziarie sospette che la Dia classifica come direttamente attinenti alla criminalità organizzata. Si parla piuttosto di “indice sintetico”, e in questo contesto Grosseto si colloca nel terzo quartile, cioè nel 25% delle osservazioni al di sopra della mediana.
Nell’ambito dei reati spia relativi al controllo del territorio troviamo Grosseto come prima provincia in Toscana, che si colloca nell’ultimo quartile della distribuzione delle province italiane. Tra i sei indicatori (tassi per 100mila abitanti) cinque sono rossi: danneggiamento seguito da incendio (8,2 su un valore mediano di 7,2), attentati (1 su 0,4), sequestri di persona (2,2 su 1,5), estorsioni (15,1 su 14,7) e usura (0,5 su 0,4); “bene” concussione e corruzione (0,2 su 0,6).
Caporalato
La piaga della provincia. In Toscana le aree di sofferenza mappate sono 27, concentrate, per lo più, nella zona meridionale della Regione. Di queste, in provincia di Grosseto le zone dell’Amiata, Arcidosso, Marina di Grosseto, Scansano, Civitella Paganico, Cinigiano e Castel del Piano.
Contraffazione
Nello specifico delle attività illecite, la Toscana emerge come un caso critico nel reato di contraffazione. Otto province su dieci sopravanzano il valore mediano nazionale, mentre Firenze, Prato, Grosseto – appunto – e Livorno si posizionano nel gruppo delle province italiane con i valori più elevati (ultimo quartile).
Firenze e Prato sono coinvolte prevalentemente nella produzione di merci contraffatte, Livorno e – ancora – Grosseto, invece nelle connesse attività di logistica e distribuzione.
Evasione fiscale
In Italia la tassa automobilistica è tra le principali entrate tributarie delle regioni a statuto ordinario ed è uno dei pilastri dell’autonomia finanziaria regionale.
In particolare, in Toscana il profilo ambientale di questo prelievo è piuttosto marcato, dal momento che le aliquote sono mediamente alte rispetto ad altre regioni e viene penalizzata più che altrove tanto la potenza del motore che la categoria Euro di appartenenza (ovvero la capacità emissiva).
In estrema sintesi: macchinone vecchio uguale grosso bollo auto. Ed ecco che l’evasione di questa tassa è maggiore nelle province della costa: Grosseto – di nuovo – compresa.
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