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L’intervista

Latte Maremma, il piano di Granarolo: «Produzione da raddoppiare, così conquisteremo la fiducia degli allevatori»

di Massimiliano Frascino

	A sinistra Gianpiero Calzolari
A sinistra Gianpiero Calzolari

Il presidente di Granarolo, Gianpiero Calzolari, parla degli obiettivi che il gruppo si è posto. «Entriamo in punta di piedi»

26 marzo 2024
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GROSSETO. Con l’arrivo di Granarolo a gestire la centrale del latte di via Scansanese, in forza del contratto di cessione del ramo di azienda siglato l’altro giorno, gli allevatori soci del consorzio Latte Maremma potranno dormire sonni tranquilli. Anzi, dovranno darsi da fare. Perché la società bolognese a sua volta controllata dalla cooperativa Granlatte, che associa 503 allevatori, ha obiettivi di crescita ambiziosi, sia a livello generale, che per l'impianto appena preso in gestione a Grosseto. Ne abbiamo parlato con il presidente di Granarolo, Gianpiero Calzolari.

Dunque presidente, chiuso il contratto con il consorzio Latte Maremma, quando inizierete a gestire concretamente la centrale di via Scansanese?
«La presa in carico operativa dell'impianto col passaggio formale delle consegne partirà dal 1° aprile. Come azienda siamo articolati con responsabilità centralizzate per i diversi settori, poi articolate in ciascuno dei 14 stabilimenti che abbiamo in 11 regioni italiane. Anche quello di Grosseto sarà gestito nella logica degli stabilimenti del gruppo, che sono tutti in prossimità degli allevamenti. Periodicamente i nostri dirigenti saranno a Grosseto per supervisionare le attività, e se ne rileveremo la necessità integreremo il personale».

Quale sarà il ruolo di Latte Maremma?
«Il consorzio rimane operativo. Acquisterà il latte dagli allevatori maremmani e lo rivenderà a noi. Questo è l’accordo. Vogliamo entrare in punta di piedi e conquistare la fiducia degli allevatori. Il mondo agricolo è molto legato alle proprie tradizioni e la fiducia si conquista con rapporti basati sulla serietà rispetto agli impegni assunti».

Quali obiettivi vi siete dati in termini produttivi?
«Prese velocemente le redini dello stabilimento, ci metteremo subito al lavoro per mettere a punto una strategia di sviluppo. Ma è già chiaro fin da ora che i primi obiettivi sono quelli di recuperare quote di mercato con i prodotti a marchio Latte Maremma, e di aumentare significativamente la lavorazione del latte. A oggi vengono conferiti e lavorati 600 quintali di latte al giorno, bisogna arrivare a raddoppiare i volumi perché uno stabilimento per essere redditizio deve avere degli standard minimi. Le difficoltà economiche generali e quelle aziendali hanno allontanato sia i clienti che i produttori, per cui l’obiettivo prioritario in questa fase è tranquillizzare tutti e ricreare un clima di fiducia».

Che realtà ha trovato?
«Le professionalità ci sono e l'impianto con pochi investimenti mirati può migliorare in termini di efficienza. È evidente che vanno aumentati i volumi dei prodotti venduti. Ed è chiaro che, poiché il latte fresco, che pure è un bel prodotto, perde da anni quote di mercato, bisogna integrare la vendita del latte con quella di altri prodotti trasformati. Yogurt, stracchini, mozzarelle, formaggi duri e quant’altro».

Avete chiarito che il marchio Latte Maremma rimarrà, quali mercati volete presidiare?
«L’azienda ha le dimensioni per soddisfare la domanda del mercato toscano, di alcune zone al confine con l’Emilia-Romagna e il Lazio. Almeno in questa fase. Poi vedremo. A Grosseto continueremo a lavorare prodotti a marchio Latte Maremma, perché per i consumatori è importante la garanzia del rapporto stretto con il territorio e i suoi allevatori. Quindi puntiamo sulla tracciabilità della materia prima. Solo in un secondo momento valuteremo se puntare su produzioni basate su latte non maremmano, e in quel caso potremo utilizzare altri marchi».

Granarolo spa è controllata da una cooperativa (63%), la Granlatte, che associa 503 produttori zootecnici. In Toscana non siete presenti, ci sarà spazio per gli allevatori maremmani?
«Sì, siamo presenti in 11 regioni italiane con 14 stabilimenti produttivi, ma in Toscana non ci conoscono. Gli allevatori maremmani saranno la nostra testa di ponte nella regione. Faccio l’esempio di quel che è successo in una situazione simile. In passato in Friuli Venezia Giulia abbiamo acquistato una centrale del latte costruendo piano piano il rapporto di fiducia con le aziende agricole conferitrici, che dopo tre anni sono entrate come socie in Granlatte».

I vertici di Latte Maremma hanno detto che il contratto d’affitto che avete concluso è di 6+6 anni. E che ci sarà la possibilità di cedere l’impianto.
«È una possibilità che ci siamo dati. Ma oggi è tutto molto prematuro. Dobbiamo prima pensare a rimettere in carreggiata l’azienda e, lo ripeto, conquistare la fiducia di aziende agricole e clienti. Dopodiché, se son rose fioriranno».

Il vostro è il più importante gruppo italiano dell'agroalimentare nel comparto lattiero caseario, con un fatturato che nel 2016 ha raggiunto i 1.617 milioni di euro. Che c’è all'orizzonte?
«Non ci conoscete, ma abbiamo piani ambiziosi. Dopo aver raddoppiato il fatturato dal 2011 a oggi, Il piano industriale prevede di passare dagli attuali 1,6 miliardi a 2 miliardi di euro. In Italia siamo leader, ma nel Paese realizziamo solo il 62 per cento del nostro fatturato, mentre il 31 per cento viene dalle vendite in Europa, specialmente in Francia, Germania, Svezia e Lussemburgo, con il 7 per cento da quelle nel resto del mondo. Nel 2012 lavoravamo 4,5 milioni di quintali di latte, oggi siamo a 9. I nostri prodotti sono presenti in tutti gli scaffali dei player della grande distribuzione, e in quasi 70 Paesi in giro per il mondo. Con 23 stabilimenti produttivi, 9 dei quali all’estero».

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