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Il meteo pazzo distrugge anche i saldi: a Grosseto il flop e la disperazione dei commercianti

di Maurizio Caldarelli
Il meteo pazzo distrugge anche i saldi: a Grosseto il flop e la disperazione dei commercianti

Le associazioni di categoria spiegano il calo degli affari: «Caldo, freddo, non si capisce più niente»

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GROSSETO. I saldi sono andati male, per una serie di motivi, e vanno cambiati, con regole certe. Questo il pensiero che arriva da Confesercenti e Confcommercio che fanno sentire la loro voce dopo due mesi di saldi invernali che non sono andati secondo le aspettative. A gennaio, secondo il monitoraggio di Federazione Moda Italia si è registrato un calo del 4,6%, che è stato confermato nel mese di febbraio, con un -4,5%.
La causa
«Il fattore scatenante – sottolinea Gabriella Orlando, direttrice di Ascom Confcommercio – è stato prima di tutto il tempo. A gennaio è stato brutto, a febbraio è stato caldo e alla fine chi voleva comprarsi il cappotto lo ha fatto a marzo con le vendite promozionali del 50-60%, e quindi la marginalità s’è fatta benedire». Gabriella Orlando aggiunge: «Soprattutto chi vende online non è soggetto al rispetto delle regole. Se sei una bottega sotto casa, se infrangi la data, vengono a farti la multa, ma se tu sei uno dei tantissimi portali che vendono abbigliamento e calzature, che hanno sede fuori Italia o sono irrintracciabili, anche se il 15 dicembre fanno i saldi del 50%, nessuno riesce a fargli niente», sostiene. «Perché dobbiamo far rischiare ai nostri piccoli commercianti, che sono ormai dei sopravvissuti – si chiede – la multa con tutti i portali che scontano già prima di Natale. Tanto vale fare come fa tutta Europa. Più che una liberalizzazione è una normalizzazione. L’Europa ha già messo in atto dal luglio 2023 una direttiva che lo stato italiano ha recepito, che deve essere garantita, pena sanzioni pesantissime, la trasparenza sugli articoli. Una volta che viene garantita questa trasparenza, ogni commerciante adotterebbe una personale politica commerciale e così potrebbe decidere a Natale di fare gli sconti, oppure di effettuare veramente i saldi a fine stagione».
La campagna
Per contrastare la crisi del settore abbigliamento Fismo Confesercenti ha dato vita a una campagna con la quale si vuole dare forza ai negozi di moda di Grosseto: «Noi di Fismo crediamo nei saldi e nel valore che hanno per gli esercenti – afferma Francesca Verdi per Fismo Confesercenti – La nostra è una mossa coraggiosa, così non si può continuare. Il nostro lavoro, la nostra professionalità, con il saldo tutto l’anno viene messa in discussione, per questo chiediamo regole nuove». E aggiunge: «Quelle che regolano i saldi risalgono infatti a 40 anni fa, quando le vendite on-line non esistevano e le stagioni erano stagioni; abbiamo posto l’esigenza di intervenire su data, durata e assetto normativo – prosegue Francesca Verdi – I saldi per gli esercenti del settore moda rappresentano un patrimonio economico, sociale e culturale che stiamo perdendo. Prima di tutto regole nuove: vendite sottocosto, promozioni, offerte speciali, Black Friday sono i killer dei saldi, producono una concorrenza sleale, alterano gli equilibri del mercato».
Clima pazzo
«Sull’andamento tutt’altro che positivo dei saldi – aggiunge Marco Di Giacopo, coordinatore Assoterziario Confesercenti – ha sicuramente influito il cambiamento climatico, ma ha fatto il suo gioco l’inflazione che ha ridotto il potere d’acquisto delle famiglie, che hanno speso mediamente 267 euro. Il problema da risolvere è di dare regole certe per tutti. I siti online sono praticamente liberi di fare sconti per tutto l’anno e solo di recente siamo riusciti ad avere una web tax, che però non servirà più di tanto. I negozi con sede fissa sono soggetti a regole stringenti e dure, che non devono essere superate, pena prendere sanzioni». E ancora: «Confesercenti – prosegue Di Giacopo – continuerà a battersi per migliorare i saldi, di cercare di trovare la data giusta per i commercianti, ma si batterà anche affinché il cliente prediliga il prodotto di qualità, rispetto ai fast fashion, che rovinano il mercato e inquinano. Con la produzione e il lavaggio producono delle micro-plastiche che finiscono in mare».


 

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