Toscana
Roselle, scavi chiusi per allerta gialla: 200 visitatori rimasti fuori
Le guide turistiche protestano e si rivolgono al sindacato
ROSELLE. Il mese di marzo ha visto crollare le presenze agli scavi archeologici maremmani, uno dei patrimoni più importanti della regione. Le porte dei siti di Roselle, Cosa e Vetulonia sono state chiuse 8 giorni su 11, dal 1° marzo all’11. Colpa del maltempo? No, “colpa” dell’allerta gialla che – per un ordine di servizio emanato circa un anno fa dalla Direzione regionale dei Musei della Toscana – dispone per motivi precauzionali che gli accessi alle aree archeologiche siano chiusi anche in caso di allerta meteo più lieve (non solo arancione o rossa).
È capitato tuttavia che l’allerta gialla sia scattata anche quando non c’era maltempo e che i visitatori, così come le guide turistiche, siano stati costretti a tornare a casa anche senza acquazzoni e temporali. È successo più volte, da un anno a questa parte, come Il Tirreno ha documentato. Anche in questo primo scorcio di marzo.
Otto giorni off limits
A Roselle, così come a Cosa e a Vetulonia, tra il 1° marzo e l’11 marzo le porte sono state chiuse nei giorni 1, 2, 3, 4, 8, 9, 10 e 11 marzo, restando aperte nei soli giorni 5, 6 e 7 marzo. C’era (per l’appunto) l’allerta meteo gialla.
A volte non si è trattato di chiusure totali ma parziali, ovvero mezze giornate di chiusura in base al bollettino. Si è trattato in ogni caso di un valzer di aperture/chiusure che ha fatto impazzire l’utenza, provocando disagi e danni economici. Porte aperte e poi chiuse, poi l’indomani di nuovo aperte o chiuse in base al meteo “giallo”, ovvero all’allerta (la più lieve) che di nuovo veniva diramata anche nei casi in cui poi il brutto tempo effettivamente non arrivava. Gruppi di persone – a decine – sono stati mandati via anche in gite organizzate.
Nel sito di Cosa, pur con gli scavi chiusi i visitatori hanno potuto comunque entrare nel Museo nazionale, ma a Roselle non c’era alternativa.
Venerdì 8 marzo, festa della donna, era in programma una visita guidata programmata con le Orme; l’ingresso per le donne era gratuito. Il tempo è stato a dire il vero “variabile”, cioè non bellissimo (c’era un po’ di vento), ma oggettivamente neppure tale da impedire un’escursione tra gli scavi, che avrebbe comunque potuto tenersi pur con tempo grigio; una trentina di persone sono rimaste fuori, comprese le guide. Qualche giorno prima, domenica 3 marzo (prima domenica del mese gratuita), circa 45 persone avevano programmato con il Cai una visita mattutina agli scavi di Roselle e al Tino di Moscona; avvisati il giorno prima che le porte degli scavi di Roselle sarebbero state chiuse, hanno solo potuto parcheggiare nello spiazzo di fronte al sito e – non potendo visitare l’area archeologica – hanno fatto comunque l’escursione al Tino di Moscona. Il tempo era talmente “brutto”, si fa per dire, che hanno intrapreso una lunga e tranquilla camminata all’andata e così anche al ritorno senza esser mai sorpresi da temporali e grandinate. Hanno ammirato il Tino senza prendere un goccio d’acqua, ma gli scavi non hanno potuto vederli. Perché c’era l’allerta gialla.
Si stima che nel mese di marzo circa 200 persone siano rimaste fuori. Una questione che provoca disagi e che i lettori hanno segnalato al Tirreno da molti mesi.
Nessuno fa questioni in caso di allerta rossa: il problema è quello dell’allerta gialla, la più lieve, e oggettivamente la più incerta e imprevedibile. A giugno 2023 (9 mesi fa) abbiamo provato a chiedere risposte a Stefano Casciu, a capo della Direzione regionale Musei della Toscana e che due mesi prima aveva firmato l’ordine di servizio che disponeva la chiusura delle aree archeologiche in caso di allerta (rossa, arancione e gialla).
Da Firenze risposero
In una lunga e articolata risposta, da Firenze veniva assicurato tutto l’impegno per risolvere i problemi, ammettendo che si trattava di «un problema che creava forti criticità anche a noi, da un lato per la necessità di rispettare le indicazioni vincolanti che ci arrivano dagli organi regionali competenti in tema di vigilanza e le segnalazioni sul rischio meteorologico e di sicurezza, e dall’altro per la necessità di contemperare queste indicazioni con le situazioni locali, che possono essere percepite come molto differenti, e creare dubbi e disagi ai potenziali visitatori».
La ratio della Direzione era quella di adottare la massima prudenza per tutelare l’incolumità dei cittadini, ma anche di risolvere il problema. Fu così annunciato «l’avvio di opportune e più approfondite valutazioni tecniche per trovare soluzioni che, senza rinunciare alla massima sicurezza, consentissero di affrontare in modo diversificato le situazioni locali», per esempio con strumentazioni e avvisi (appunto “locali”) che facessero rilevare condizioni meteo specifiche sul posto. Tutto questo a giugno 2023. Ad oggi nulla è cambiato. Il Tirreno ha chiesto di nuovo risposte alla Direzione regionale.
Sindacati in allerta (vera)
Nel frattempo un’altra allerta (rossa) si sta abbattendo sulla faccenda, stavolta a livello sindacale.
Le guide turistiche delle Orme – dopo aver ricevuto l’ultima doccia fredda l’8 marzo quando sono state rispedite indietro dagli scavi di Roselle con una trentina di visitatori (e non è stata la prima volta) – hanno deciso di fare qualcosa.
«Il problema è importante», dicono. Per loro è lavoro, rimettono soldi. Ieri mattina alcuni professionisti aderenti a Federagit (federazione guide e accompagnatori turistici Confesercenti) hanno incontrato Andrea Biondi, direttore provinciale di Confesercenti, che si sta muovendo a livello regionale per “smuovere” gli enti preposti e «trovare soluzioni per riportare la situazione nel giusto binario», una volta per tutte.
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