Gioco
Grosseto, chiama il 112 per un mal di stomaco e gli “prescrivono” acqua e bicarbonato: muore d’infarto
Malore fatale a 56 anni per un agente immobiliare, la moglie chiede giustizia: «È tutto assurdo». Manca però un’autopsia
CIVITELLA PAGANICO. «Prenda un pochino di acqua con un po’ di bicarbonato e zucchero. Se vede che non le passa mi richiama e le mando l’ambulanza». Sono le ultime parole che l’agente immobiliare Marco Tata, 56 anni, sentì al termine di una telefonata di neanche sette minuti all’alba di venerdì 4 gennaio 2022; prima di morire per quello che i periti del Tribunale saranno orientati a ritenere un infarto miocardico acuto, che – da procedura operativa codificata – richiede l’assegnazione del codice rosso con invio immediato dell’ambulanza.
Oggi, la compagna Sara Menicheschi, chiede ancora giustizia. La sua denuncia contro ignoti, sporta pochi giorni dopo la morte di Tata, portò all’apertura di un fascicolo per omicidio colposo nei confronti delle due persone che parlarono con lui quella notte: l’operatrice del 112 e la dottoressa della guardia medica. Ma il 4 aprile 2023 il pubblico ministero Carmine Nuzzo, sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Grosseto, ha chiesto l’archiviazione alla giudice per le indagini preliminari Cecilia Balsamo; che l’ha accolta. Nonostante siano state rilevate condotte colpose e in violazione dei protocolli c’è “difetto di prova del nesso causale”.
La moglie chiede giustizia
«È tutto assurdo», premette Menicheschi, raccontando ciò che ricorda di quelle ore: «Ero a Modena con nostra figlia, Marco era rimasto a casa da solo. Nelle trascrizioni delle telefonate è riportato che chiamò il 118 (la chiamata fu dirottata automaticamente al Nue 112, il numero unico europeo per le emergenze; ndc) e guardia medica spiegando che aveva dolori al petto e sudorazione: gli fu detta quella cosa del bicarbonato. Dai tabulati risulta che più di tre ore dopo fu richiamato dal 118 ma non rispose mai, e nessuno andò a controllare».
L’indomani, non riuscendo a mettersi in contatto con il compagno, Menicheschi chiamò dei vicini di casa, che bussarono alla porta di Tata ma non ricevettero risposta. I carabinieri di Civitella Paganico intervennero nel pomeriggio. Trovarono l’uomo disteso supino a terra nel bagno, caduto all’indietro contro lo stendino per i panni, le mani contratte.
Accanto al suo corpo una confezione aperta di bicarbonato, la polvere sparsa sul pavimento vicino a un piede.
L’ambulanza arrivò solo allora, ma la medico di bordo non poté fare altro che constatare il decesso. Fu lei stessa la prima a ipotizzare l’infarto miocardico acuto, certificato poi in seguito a ulteriori esami dalla medico necroscopo dell’Asl; la quale realizzò – concordando con la collega intervenuta – che Tata aveva avuto un’epigastralgia, che è anche un sintomo che si manifesta in occasione di alcune patologie cardiovascolari acute. Bruciore di stomaco, quindi il bicarbonato.
Sulla base delle condizioni del ritrovamento, i militari non ravvisarono sospetti di reato; e sentirono il figlio di Tata, nato da una relazione del padre precedente a quella con Menicheschi, e ottennero l’accesso al telefono dell’uomo.
I carabinieri ricostruirono una prima chiamata al 118: in poco meno di un minuto e mezzo di conversazione, l’operatrice dette a Tata il contatto della guardia medica. Poi la seconda telefonata alla Continuità assistenziale, a cui l’uomo elencò i sintomi, telefonata girata alla dottoressa di turno: sette minuti all’incirca. Poi, il silenzio.
La relazione del medico legale e l’autopsia mancante
La relazione medico legale fu affidata al professor Luigi Papi, aggregato di medicina legale dell’università di Pisa, e insieme al direttore del dipartimento di Emergenza-urgenza di Firenze, il dottor Carlo Nozzoli. Nel rapporto – in sintesi – gli esperti riscontrarono che l’uomo aveva spiegato al 112 sintomi riferibili a un infarto miocardico acuto, ergo l’ambulanza doveva partire subito, e che il 112 trasferì la chiamata alla Guardia medica invece che al 118, che quindi non poté mai fare a Tata la “intervista medica”; intervista che fece la dottoressa della Guardia medica in modo «quantomeno superficiale».
Ma c’è un ma: tra la denuncia di Menicheschi e la stesura del rapporto non si fece alcuna autopsia né potrà mai essere eseguita, perché nel frattempo la salma fu cremata. Di qui l’archiviazione del fascicolo, per il quale la donna si era affidata all’avvocato Riccardo Lottini del Foro di Grosseto: Papi e Nozzoli conclusero che era impossibile stabilire se l’invio tempestivo dell’ambulanza avrebbe potuto o meno salvare il paziente.
Menicheschi, però, non si è arresa: «Quello che dicono gli esperti è chiaro: c’è stato un susseguirsi di errori». E ha istruito una mediazione civile insieme al suo legale, che poi ha passato i fascicoli al collega Mauro Ricci (del Foro di Grosseto); che oggi spiega: «A gennaio Asl non si è presentata al tavolo, a febbraio sono invece venute la dottoressa della Guardia medica e l’operatrice del 112».
E poi annuncia: «Se non si troverà un accordo si andrà nuovamente in causa: ho presentato una denuncia-querela per omissione di atti d’ufficio. Mi auguro solamente che si riesca ad arrivare in aula, perché questa fattispecie cade in prescrizione molto più velocemente rispetto all’omicidio colposo. E nel caso – chiosa – ci vorranno almeno due o tre anni per arrivare a una conclusione».
Al momento in cui andiamo in stampa, non ci risulta alcun avviso di garanzia. Abbiamo chiesto ad Asl una replica e rimaniamo in attesa di una risposta.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
