Il Tirreno

Grosseto

Il lutto

L’ultimo saluto a Enrico Marini .Sul feretro la maglia numero 8

di Paolo Franzò
L’ultimo saluto a Enrico Marini .Sul feretro la maglia numero 8<br>

Tanti ex biancorossi insieme alla prima squadra del Grifone

3 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. È stata la chiesa parrocchiale di San Giuseppe in via Sauro a salutare per l’ultima volta Enrico Marini, l’indimenticabile centrocampista del Grosseto scomparso il giorno prima. Una chiesa, progettata incredibilmente dal nonno di Enrico, l’architetto Ernesto Ganelli nel 1935.

Curiosità di un destino che spesso s’intreccia, con la funzione celebrata dal parroco, don Fabio Bertelli. Qualche goccia d’acqua alternata al sole, con le nuvole che scappano per poi ritornare, accompagnano l’arrivo di Marini alle 15, nel piazzale antistante alla chiesa gremito come non mai, di centinaia di persone che a Enrico hanno voluto bene. C’è tutto il Grosseto calcio, con patron Gianni Lamioni e il diesse Vetrini, accompagnati da tutta la prima squadra. «Sono lieto di vedere la squadra al completo qui a salutare Enrico», dice subito don Fabio. Ci sono decine di ragazzi cresciuti nelle giovanili biancorosse sotto la guida di un Marini diventato poi ottimo allenatore. Ci sono ovviamente il fratello Paolo, così come la figlia, Alessandra e i parenti al completo. Tanti gli occhi rossi di lacrime, anche degli amici, perché un personaggio così non si dimentica e soprattutto, non doveva andarsene così presto. C’è il suo grande amico, Gerry Cavallo, anche lui ex biancorosso che il giorno prima si era sciolto in lacrime in una diretta su Facebook e che a Marini rande omaggio con parole toccanti, davanti a quel feretro sul quale si riconosce soprattutto la maglia biancorossa con il numero 8, quello che lui indossava da giocatore.

Un lungo applauso accompagna l’ingresso in chiesa, mentre si riconoscono tra gli altri, allenatori e ex compagni di tante battaglie sul rettangolo verde, da Maiolino a Cacitti, da Russo a Balestrelli, sceso dalla sua Manciano e poi ancora, Ciavattini, Brezzi, Adigetti, Pannini, Meacci, Chechi e mister Enzo Galli. La storia del Grifone raccolta in un piazzale, per rendere omaggio a un personaggio che sapeva unire tutti con la sua semplicità, la sua ironia e quel modo guascone e irriverente di prendere la vita, così come ha voluto fare fino all’ultimo.

Mille gli aneddoti che si potrebbero raccontare di un uomo che ha vissuto un calcio d’altri tempi e così lo ricorda chi lo ha vissuto, come amico o compagno di squadra.

Oggi il Grifone, impegnato in quel di Sangiovanni Valdarno, giocherà con il lutto al braccio, paradossalmente il tutto avviene nello stesso giorno in cui morirono tragicamente, Viviana Pascucci e Francesca Menconi, il 25 febbraio del 95, mentre si recavano a Certaldo a seguire il Grosseto. Così, la mente vola tra ricordi a malinconia, nell’ultimo saluto a Enrico Marini, con l’uscita dalla chiesa al termine della funzione, salutato stavolta da cori e bandiere dei ragazzi della Curva Nord, prima della fuga verso il crematorio del cimitero di Sterpeto.

 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web