Sicurezza
Follonica, non consegna i barboncini pagati: 26enne condannata per truffa. Chi è, le accuse e il risarcimento
La donna dovrà anche risarcire l’acquirente con tremila euro
FOLLONICA. Aveva visto su un sito web le foto di due cagnolini, due barboncini red, che gli erano piaciuti particolarmente. Aveva contattato la venditrice, i due si erano messi d’accordo, lui aveva versato una caparra da 200 euro: poi però l’appuntamento per il saldo e la consegna delle bestiole era improvvisamente saltato. E lui quei due cagnolini, nonostante tutti i tentativi di ricontattare chi li aveva messi in offerta, non li aveva mai visti. Così aveva presentato querela.
La donna che li aveva messi in vendita attraverso l’inserzione on line è stata adesso condannata: non soltanto per truffa ma anche per aver fornito all’acquirente due documenti appartenenti a un’altra donna, insomma una sostituzione di persona. Il giudice Andrea Stramenga ha condannato a 10 mesi e 200 euro Anna D’Atri, 26 anni, abitante in provincia di Caserta, ritenuta responsabile di quanto avvenuto nell’aprile del 2019 in danno di un uomo abitante a Follonica; questi, costituito parte civile con l’avvocata Patrizia Fabiani, dovrà essere risarcito con 3mila euro, più spese.
Le trattative erano state caratterizzate da alcuni punti salienti, ricostruiti nel corso dell’istruttoria. Il follonichese aveva visto l’annuncio e aveva contattato la venditrice attraverso il numero di telefono che era stato allegato all’inserzione: con messaggi scritti e vocali (aveva risposto una donna), i due si erano messi d’accordo (il prezzo finale era di 520 euro) e lei gli aveva specificato che la caparra doveva essere versata attraverso due ricariche da 100 euro ciascuno. La consegna sarebbe dovuta avvenire ad Arezzo, città nella quale la donna gli aveva detto di risiedere. Il follonichese, per sicurezza, prima di fare le ricariche si era fatto mandare la foto della carta d’identità e del codice fiscale. Risultava il nome di una donna nativa del Piemonte, 43enne all’epoca: una donna risultata, all’esito delle indagini, del tutto estranea. Ma questo il compratore non poteva saperlo. Così il 10 aprile 2019 aveva effettuato le ricariche ed era partito alla volta di Arezzo: durante il tragitto, però, la venditrice l’aveva contattato, spiegando che l’incontro non poteva avvenire perché aveva avuto problemi con il figlio; aveva però promesso che la sera stessa lui avrebbe ricevuto i barboncini, perché lei avrebbe subito provveduto con un invio tramite corriere. Insospettito, ma non del tutto sfiduciato, l’acquirente aveva fatto rientro a Follonica: ma l’attesa si era rivelata vana. I cagnolini non erano arrivati né quella sera né nei giorni successivi. Aveva provato a ricontattare la venditrice ma lei a un certo punto aveva smesso di rispondere ai messaggi. Il 15 aprile il follonichese era andato a sporgere querela.
Le indagini erano state svolte dalla guardia di finanza: il brigadiere incaricato ha spiegato che la carta postepay sulla quale erano state effettuate le ricariche era intestata ad Anna D’Atri, che l’aveva attivata nel 2017, fornendo carta d’identità e codice fiscale. L’utenza cellulare utilizzata per contattare l’acquirente era invece intestata a un cittadino extracomunitario. La donna piemontese realmente esistente a cui erano intestati i documenti forniti nella trattativa non solo era risultata estranea, hanno chiarito le fiamme gialle, ma era rimasta vittima di un utilizzo indebito dei documenti da lei forniti in precedenza a inserzionisti vari sul web.
D’Atri non si è presentata in Tribunale per difendersi e dare una versione alternativa delle vicende così come ricostruire dall’accusa nel corso del dibattiento. Per lei la viceprocuratrice onoraria Elena Bartalini aveva sollecitato una condanna a otto mesi e 900 euro.
A D’Atri, difesa d’ufficio dall’avvocata Valentina Chech, il giudice non ha riconosciuto la sospensione della pena in considerazione dei precedenti penali specifici.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
