Sicurezza
Pitigliano, maxiparco eolico sì e no: visioni a confronto
Legambiente: «L’impatto sul territorio è limitato». Coldiretti: «Servono regole, così è jungla»
PITIGLIANO. “Impianto per la produzione di energia elettrica da fonte eolica, costituito da sei aerogeneratori della potenza complessiva di 37,2 MW, un sistema di accumulo da 25 M e relative opere connesse in località Rempillo”. Un parco eolico per il quale Sorgenia Renewables ha chiesto la Valutazione di impatto ambientale.
Temendo un impatto eccessivo sul territorio, il paese, sindaco in testa, si schiera per il no e incassa il sostegno di Coldiretti (e Sgarbi, assessore nella vicina Viterbo); ma Legambiente è di un altro avviso.
Legambiente dice sì
Nell’opinione del maremmano Angelo Gentili della segreteria nazionale dell’associazione del Cigno Verde, il no all’eolico è principalmente legato a motivazioni di natura ideologica: «Il no è solo il più recente tassello di un mosaico che non farà altro che continuare ad aprire la strada allo sfruttamento delle fonti fossili. I dati raccolti da Irena, l’agenzia internazionale per le energie rinnovabili, parlano chiaro: entro il 2030, l’eolico sarà una delle maggiori fonti di energia e riuscirà a soddisfare il 24% circa del fabbisogno energetico globale. Pensare di fermare la transizione per paura di modificare skyline e panorami è tanto sbagliato quanto pericolosamente fuorviante».
In questo contesto, Gentili è ben consapevole del fatto che «non esistono parchi eolici invisibili e a impatto zero sotto il profilo paesaggistico, ma è bene non dimenticare che le sei pale eoliche previste dal progetto in località Rempillo produrrebbero energia pulita per decine di migliaia di utenze e non causerebbero certo un decremento dei flussi turistici né una frattura con il contesto territoriale».
In aggiunta, è possibile presentare richieste di modifiche al progetto per renderlo ancor più compatibile con le esigenze del territorio. «Ipotesi percorribile potrebbe essere destinare almeno in parte l’energia prodotta alla creazione di una comunità energetica con l’obiettivo di restituire energia pulita ai cittadini e fronteggiare il caro bollette», suggerisce Gentili, che infine auspica «che da parte della comunità scaturisca un percorso di consapevolezza e acculturamento sul fronte delle energie rinnovabili, mettendo da parte ideologici dinieghi e puntando su un approccio molto più razionale, capace di interpretare l’innovazione tecnologica legata all’energia pulita come l’unica scelta strategica possibile allo scopo di raggiungere i target non procrastinabili legati alla decarbonizzazione».
Il no di Coldiretti
Coldiretti Grosseto si schiera contro il parco eolico in zona Rempillo, area di particolare interesse archeologico, ambientale e paesaggistico.
«L’assenza di regole di governo del territorio ha finito per partorire una sorta di abusivismo energetico che rischia di modificare profondamente il nostro paesaggio, la nostra capacità di produrre cibo e le nostre ambizioni turistiche. La Maremma è un esempio lampante di questo caos e della mancanza di una regolamentazione delle aree dove poter o non poter realizzare questi impianti», premette il presidente Simone Castelli, che assicura: «Affiancheremo l’amministrazione, i comitati e le famiglie in questa battaglia per tutelare un’area di pregio della nostra campagna. Siamo a favore di un modello di transizione energetica per raggiungere gli obiettivi di autonomia sfruttando per esempio tetti e coperture di stalle, aziende e case, ma di fronte a progetti che hanno un impatto di queste proporzioni serve un’analisi approfondita e servono soprattutto dei paletti normativi».
Coldiretti Grosseto guarda con grande timore ai tanti progetti di nuovi impianti che riguardano la Maremma: «Non si possono calare dall’alto: serve una mappatura delle aree dove queste infrastrutture possono o non possono essere costruite. Servono vincoli. Altrimenti rischiamo, in pochi anni, di perdere migliaia di ettari di terreni agricoli fertili allontanandoci da un altro obiettivo, ancora più importante, che dovrebbe essere quello della sovranità alimentare. Così diventa una jungla. Siamo pronti a dare battaglia a fianco dei cittadini».
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