Il Tirreno

Grosseto

La tragedia

Malore fatale per Silvano Daviddi: la bici trovata accanto al corpo. «Portò la mountain bike in Maremma»

di Matteo Scardigli

	La vittima, Silvano Daviddi
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La vittima, Silvano Daviddi

Grosseto, è successo sulla provinciale 153, nella salita delle Capannelle, nel comune di Campagnatico. È stato il padre di Grosseto Ciclabile: aveva 60 anni

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GROSSETO. Se n’è andato a 60 anni (era nato il 9 agosto 1963) facendo ciò che amava: pedalare. Silvano Daviddi, padre di Grosseto Ciclabile e alfiere di Rampi Grifo in Maremma, è stato trovato senza vita, lungo la strada provinciale 153 in cima alla salita delle Capannelle, una decina di metri prima del bivio per la “cava del Massai”, nel territorio del comune di Campagnatico.

Alcuni passanti hanno notato la bici, a terra, e accanto l’uomo, all’apparenza privo di sensi. Immediata la chiamata alla centrale operativa del 118, che ha inviato sul posto l’ambulanza infermierizzata di Paganico (la più vicina, in quel frangente), e ha fatto alzare in volo l’elisoccorso Pegaso2. Al loro arrivo, però, non si è potuto fare altro che constatare il decesso; avvenuto – si apprende da un primo accertamento Asl – a un malore.

Sul posto i carabinieri. Nei primi momenti successivi al ritrovamento non era chiaro chi fosse l’uomo sulla strada, dato che non aveva i documenti con sé. Nel momento in cui è stato finalmente identificato, sul mondo del ciclismo maremmano è calato il lutto.

«Io e Silvano ci siamo conosciuti nel 1990 tramite amici comuni e da allora il nostro rapporto si è fatto sempre più stretto grazie alla passione per la bicicletta», ricorda fra le lacrime Angelo Fedi, presidente del direttivo di Fiab Grosseto Ciclabile, nel quale Daviddi ricopriva la carica di consigliere; e precisa: «Non saprei dire chi ha tirato dentro chi, fatto sta che ci siamo entrati insieme e insieme abbiamo fatto grandi viaggi; in bicicletta e in amicizia».

Daviddi lavorava per Maurelli (ricambi originali e aftermarket per camion e rimorchi), che in città ha sede in via Zircone. Un paradosso per un ciclista doc, che tuttavia lui aveva saputo conciliare.

Del resto non era quello che si definisce un “purista”; non in senso restrittivo, almeno. «Aveva iniziato con la mountain bike ma poi aveva provato un po’ tutti i modelli (anche l’elettrica, vista l’età) ma poi era tornato al suo primo amore», conferma ancora Fedi, che infatti spiega: «Con Rampi Grifo era riuscito a portare la mountain bike in Maremma, diffondendo la cultura di un modo diverso di pedalare».

Più che la destinazione, per lui contava l’esperienza. E il gruppo Rampi Grifo oggi conta più di 300 membri che si danno appuntamento per le uscite in “montanbaicche”: “Ti divertirai in bici, riderai per le cassate che sentirai e dirai, non patirai la fame, tornerai a casa (quando non si sa...) distrutto ma felice”, recita il suo motto.




 

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