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Anziana fiuta la trappola dei ladri: «Così abbiamo sventato il colpo e i truffatori sono finiti truffati»
Grosseto, parla il figlio di un’anziana di 83 anni: una messinscena si è conclusa con due arresti
GROSSETO. Volevano truffare un’anziana e invece sono finiti truffati: caduti nella trappola ordita dalla stessa 83enne, che con i familiari e i carabinieri appostati a casa ha confezionato ad arte una messinscena che si è conclusa con due arresti. L’anziana abita in via Canada, la storia è successa il 1° febbraio. La racconta al Tirreno il figlio, dipendente di banca in città.
Ci racconta com’è andata?
«Sì. Questi malviventi hanno chiamato al fisso di mia mamma: uno si è spacciato per carabiniere, l’altro per avvocato. E hanno cominciato a raccontare la solita storia. ..».
La truffa dell’incidente?
«Sì, quella. Mia mamma si è sentita dire che suo figlio, cioè io, avevo avuto un incidente, avevo provocato feriti e servivano soldi perché non finissi in carcere. Il tizio ha detto di chiamare dal comando dei carabinieri e di essere un “tenente”. Peccato che stavolta sono finiti proprio con le persone sbagliate».
È fortunatamente finita bene perché?
«Intanto a casa mia mamma non era sola ma c’era suo nipote, ovvero il figlio di mia sorella, che è anche “mio” nipote. Ha 23 anni, era andato a pranzo dalla nonna. Quando lei ha ricevuto la telefonata dei truffatori, lei stessa per prima non ha creduto all’incidente e ha fatto origliare al nipote la telefonata. Gli ha detto: “Chiama subito zio”, cioè me, “e senti un po’. Lui l’ha fatto, mi ha chiamato: “Zio, tutto a posto? Credo che stiano facendo una truffa a nonna! ”. Io ero al lavoro e ovviamente non avevo causato nessun incidente a nessuno. Gli ho detto: “Dì a nonna che stia al telefono il più possibile, io intanto chiamo le forze dell’ordine”. Ho telefonato subito al 112, che hanno fatto intervenire i carabinieri. Da lì in poi abbiamo – grazie a loro – organizzato nei minimi particolari il “nostro” canovaccio, con cui abbiamo sovvertito i ruoli e teso la trappola noi ai truffatori. Insomma, tra tutti – i carabinieri, mia mamma, mio nipote e io – li abbiamo letteralmente “intortati”».
Insomma il copione si è ribaltato!
«Precisamente. Io da giovane ho anche prestato servizio nell’Arma e di conseguenza sono un po’ formato su queste cose; per questo, quando mio nipote mi ha chiamato, gli ho detto di riferire a mia mamma che stesse il più possibile al telefono con i truffatori, stratagemma che di solito usano loro per evitare che la vittima chiami qualcuno e faccia le sue verifiche coi familiari. In questo caso questo trucchetto serviva a noi, occorreva che mia mamma li tenesse al telefono a lungo: i truffatori dovevano stare il più possibile impegnati per dare a noi il tempo di organizzarci. E arrivare a casa! I carabinieri mi hanno detto che sarebbero arrivati da mia mamma in pochi minuti e così è stato. Nel frattempo anch’io ho smontato dal lavoro e mi sono precipitato da lei, arrivando un soffio prima della pattuglia. Lei era sempre al telefono… Tutta tranquilla, stava nella parte. I truffatori le hanno fatto sentire anche la voce di un uomo, per farle credere che ero io che chiedevo i soldi per non finire in galera. Ma figuriamoci, lei non ci ha creduto un attimo».
Cosa volevano?
«Le hanno chiesto di preparare soldi e gioielli e che sarebbero arrivati a prenderli. Circa 7500 euro».
Quando lei e i carabinieri siete arrivati a casa, cosa avete fatto?
«Avendo battuto i truffatori sul tempo, ci siamo appostati nelle stanze e li abbiamo aspettati. Io mi sono messo nel tinello, i carabinieri in altre stanze, attaccati ai muri a tenere tutto sotto controllo. Abbiamo imbastito una messinscena e messo in piedi il nostro copione, mentre i truffatori recitavano il loro, ignari di quello che facevamo noi».
Un film.
«Sì, sul serio. Quando i due tizi hanno suonato alla porta, lei ha risposto al citofono, loro sono saliti, mia mamma li ha accolti con un sacchetto del supermercato dove avrebbero dovuto esserci soldi e gioielli. E invece».
E invece cosa c’era?
«Ci aveva messo una mela e un limone. E qualche chincaglieria. Poi ha consegnato il sacchetto al tipo in salotto mentre l’altro era sull’uscio. A quel punto è scattata l’operazione».
I carabinieri sono usciti allo scoperto...
«Sì e pure io. Non appena quel ragazzo, che avrà avuto sui 20 anni, ha afferrato il sacchetto siamo saltati fuori. Un carabiniere lo ha fermato e anche io l’ho bloccato per il giacchetto; quello ha iniziato a scalciare ma il carabiniere gli ha messo le manette. Il complice ha cercato di fuggire, si è precipitato giù ma ci ha trovato gli altri carabinieri...».
È andata molto bene grazie a più fattori giusto?
«Sì: intanto è stato fondamentale che mio nipote fosse in casa e riuscisse a chiamare me, ma prima di tutto è stata bravissima mia mamma che ha intuito da sola che era una truffa. Io ho avuto un passato nell’Arma e da dipendente di banca ho tenuto corsi sulle truffe, piccole pillole informative con la Uisp cui ha partecipato anche mia mamma. È importante conoscere, informarsi sui raggiri in circolazione. Poi c’è stata l’organizzazione perfetta dei carabinieri: hanno fatto tutto loro, faccio un plauso. Quando ci siamo parlati mi hanno detto: vediamo se riusciamo a farli cadere in trappola (i truffatori, ndr) e coglierli in flagrante, e ci sono riusciti. Fondamentali la velocità e la collaborazione. Così i truffatori sono finiti truffati».
Truffe così ne avvengono spesso: si sente di dire qualcosa ai cittadini?
«Sì. Chi mette a segno questi colpi riesce a far leva sui sentimenti delle persone specie anziane, sole a casa. Se ti senti dire che tuo figlio ha avuto un incidente, è facile che tu vada in confusione. Io voglio dire alle persone cose forse semplici e banali, ma che non bisogna mai dimenticare. Mantenere il controllo e dubitare sempre: nessun carabiniere vi chiamerà mai a casa per chiedere soldi. Dovete chiamare subito un familiare e il 112, fare verifiche. E fate attenzione: non aprite mai agli sconosciuti».
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