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Grosseto: i 70 anni di “Ciabatti e Boncioli”, elettrauto a conduzione familiare
Da via Monfalcone a via Damiano Chiesa fino al moderno capannone di via Zaffiro: una storia di sacrifici, passione e competenza
GROSSETO. Il 2024 è un anno speciale per Silio Boncioli, decano degli artigiani grossetani: festeggerà i novanta anni d’età e i settant’anni di attività della sua azienda, “Elettrauto Ciabatti e Boncioli”. Un traguardo importante per una delle ditte più longeve della provincia, a conduzione familiare dopo che Luca Ciabatti ha preso il posto del padre Luciano, scomparso, nel 1980; Cinzia Boncioli è all’interno dell’azienda da ormai quarant’anni, come amministratrice. Una figura, dal 1954, non è mai cambiata: Silio Boncioli, che a novant’anni, in pensione da un quarto di secolo, continua a essere una colonna insostituibile. «Io e Luciano Ciabatti – racconta Silio – lavoravamo nell’officina di Guido Rossi, in via Monfalcone, finché anche per lui non arrivò l’età della pensione. “O andate a trovarvi un lavoro o prendete l’officina” ci disse un giorno il nostro datore di lavoro. Animati dall’amore per i motori decidemmo così di fare il grande passo. Io avevo vent’anni, Luciano venticinque. Per prima cosa ci spostammo in via Damiano Chiesa, accanto alla protezione animali. Qualche anno dopo ci trasferimmo in via Derna, acquistando successivamente un fondo dal vetraio Canuti nel 1967, dove oggi c’è Mi Food. Ricordo che facemmo un mutuo che ci costava 500mila lire ogni sei mesi; gli stipendi erano di 200-300 lire. Le prime rate ci facevano tremare le gambe, però andammo avanti senza tentennamenti». In quegli anni Ciabatti e Carlotti dettero vita ad una scuola di elettrauto, avendo come dipendenti anche Tonini, che si mise in proprio, e Roberto Gori.
«Siamo arrivati ad avere anche sei dipendenti». Nel 1984, negli anni d’oro, arrivò poi il trasferimento nell’attrezzatissimo capannone di via Zaffiro, dove riparano auto, pullman (di Autolinee Toscane, dell’Arzilli, Fanara) , veicoli commerciali e camper. Com’è cambiato il lavoro in questi settant’anni? «L’elettrauto non esiste più, bisognerebbe chiamarlo meccatronico – dice Silio Carlotti – Nel 1954 si riparavano motorini d’avviamento, spinterogeni, alternatori, dinamo; impianti elettrici nei trattori e nelle macchine. Non c’erano i lampeggiatori, ma le frecce. Siamo stati tra i primi in Italia, negli anni Settanta, a fare corsi di formazione alla Bosch a Milano. L’azienda tedesca precorreva i tempi, tirando fuori i sistemi nelle auto che entravano in vigore l’anno dopo». «L’evoluzione dell’auto l’abbiamo vissuta in prima persona – aggiunge Luca Ciabatti – Silio e mio babbo, oltre che dei visionari, erano dei veri artigiani: aprivano le batterie e le ricostruivano. La mano dell’uomo è necessaria, i dati computerizzati sono indicativi della riparazione, vanno interpretati». «Sono sempre qui in officina – sotttolinea Boncioli – perché ci sono nato e l’ho sempre fatto con passione. Oggi la gente non la contenti mai, tutti chiedono il preventivo e magari di dieci ne vanno in porto due-tre. Si rivolgono allo sfascia carrozze e magari chiedono di montare il pezzo. Abbiamo avuto anche la fortuna di avere al nostro fianco il colosso Bosch».
Il futuro? «Rispetto a quando sono entrato – risponde Luca Ciabatti – il lavoro s’è diversificato, devi saper gestire i fornitori, i clienti. Io penso che ci sia un futuro anche per i giovani. Nelle prossime settimane arriveranno anche due studenti dell’Iti, con il progetto scuola-lavoro, ad affiancare Mattia Amarugi, Enrico Di Nicola e Dario Giardini. Informatica e la diagnostica sono alla base di tutto. L’auto elettrica sta sconvolgendo il mondo, ma non prenderà campo, noi crediamo più all’ibrido. Avevamo la manutenzione delle tredici macchinine del Comune che al termine della vita delle batterie (che costano 3.000 euro l’una) sono state dismesse. Secondo la Bosch il 46% andrà sull’ibrido. Il futuro sarà l’idrogeno, che Bmw propose negli anni Novanta. Noi siamo pronti a ogni cambiamento, da fare con la solita passione».
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