Il Tirreno

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Roccastrada, pensionata “prigioniera” dei cinghiali: «Non posso uscire di casa, qualcuno deve aiutarmi»

di Matteo Scardigli
Roccastrada, pensionata “prigioniera” dei cinghiali: «Non posso uscire di casa, qualcuno deve aiutarmi»

Grido d’aiuto di Manuela Di Giambattista, risponde il sindaco

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ROCCASTRADA. «È un assedio, un incubo: ho paura a stare a casa mia. E quasi nessuno mi aiuta».

A parlare è Manuela Di Giambattista: pensionata, residente nella “Vigna Murata” di via San Martino, vedova dal 2010 a causa di un incidente sul lavoro alla cava del gesso. Grossetana, la casa in cui si trasferì dopo il matrimonio, nel 1996, per iniziare una nuova vita insieme (dalla loro unione nacque un figlio), si trova all’ingresso del centro storico del paese, tra le mura medievali da un lato e dall’altra un ettaro di terreni di proprietà.

«C’è stato un tempo in cui i cinghiali erano come i caprioli: venivano la sera, come a fare una passeggiata. Vederli era quasi un avvenimento», racconta. Ma da qualche tempo la situazione è ben diversa: «Spinti dai lupi e attirati dai sacchetti dei rifiuti del porta a porta si sono moltiplicati e sono sempre più presenti. Mi sono arrivati fin dentro casa».

Di Giambattista ha la passione per il giardinaggio, e dietro casa – dove ha anche un oliveto – passa gran parte del proprio tempo: «Quello che posso lo faccio da sola: una volta all’anno taglio l’erba, ma una volta ogni due (dipende: l’erba non cresce ogni anno alla stessa maniera) chiamo qualcuno per fare la manutenzione straordinaria».

Ed è in una di queste occasioni che ha inizio il suo incubo: «Nell’estate del 2022 il “ragazzo” stava potando i rovi di confine con un’altra proprietà ma non si era accorto che, proprio lì accanto, si era annidata una scrofa. Questa, avvertendo la minaccia, arrabbiata risalì fino al cancello che dà su via San Martino. Nella furia “inforcò” il cane: la mia amata Bolla. Rientrando a casa la trovai a terra, sanguinante».

La padrona fece ogni tentativo per salvare la fedele quattro zampe: la corsa dalla veterinaria, tre operazioni. Tutto vano. Così come a niente sono valse le recinzioni che Di Giambattista ha fatto installare (a proprie spese).

Di mese in mese, di male in peggio: «Da quel giorno ho i cinghiali sotto casa; letteralmente. Il giardino è fatto a terrazzine, e loro risalgono le scalette. Sfasciano i vasi di fiori e piante a ridosso delle pareti esterne dell’abitazione. Una volta fui sorpresa da alcuni esemplari che si erano fatti vicinissimi: fui costretta a rinchiudermi nel capanno ad aspettare che si allontanassero. A ferragosto, eravamo giù a mangiare con gli ospiti, ho dovuto cacciarli per tre volte».

Di Giambattista ha chiesto aiuto, di volta in volta, praticamente a tutte le forze dell’ordine del territorio (carabinieri, polizia municipale e polizia provinciale), che si erano attivate con sopralluoghi e interventi: niente di risolutivo. Anzi: «Mi sono sentita abbandonata, non fosse stato per l’interessamento dimostrato da alcuni bravi uomini».

Per prima cosa, però, aveva allertato il Comune. Ed è ancora al municipio, governato da Francesco Limatola, che oggi la donna ora lancia tramite Il Tirreno un nuovo disperato appello: «La gabbia per la cattura non basta, volevo prendere un altro cane ma temo per cosa potrebbe capitargli. Qui ci vogliono i cacciatori. Ma la casa, benché isolata dalle altre, è comunque troppo vicina al centro abitato (motivo per cui non posso neanche installare il “cannoncino” per spaventare gli animali) perché si possa sparare in sicurezza. Chiedo al sindaco di rilasciare un’autorizzazione speciale».

Le risponde il primo cittadino: «Gli interventi in materia di contenimento della fauna selvatica, che siano di abbattimento (la procedura è sempre molto complicata) o di cattura, vengono eseguiti secondo la legge. Nella zona interessata, così come in altre del territorio comunale, sono stati eseguiti, negli ultimi sei mesi, diversi abbattimenti coordinati dalla polizia provinciale; e tutt’ora sono presenti le gabbie per la cattura».

Ma il palazzo non è sordo alle richieste della residente. «Qualunque segnalazione inoltrata al municipio, sia formale che informale (a voce, tramite la polizia locale, per messaggino WhatsApp o con atto regolarmente protocollato), personalmente inoltro a chi di competenza la relativa richiesta di un intervento di contenimento», aggiunge Limatola, che infine conclude: «Sono bene a conoscenza del caso in questione, avendo in passato già attivato l’iter in favore della signora. Quello che posso fare e sto facendo è inoltrare un’ulteriore richiesta per nuovi interventi».

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