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Grosseto, Graziella chiude bottega: il saluto commosso ai clienti. Chi arriva al suo posto
Un pezzo di storia del quartiere: da quando giovanissima iniziò a vendere fiori, sono cambiate generazioni, abitudini, addirittura tipologie di prodotti
GROSSETO. Graziella Roncolini ha passato una vita in mezzo ai fiori e non avrebbe mai voluto che arrivasse il momento di andare in pensione, tanto ha amato il suo mestiere. «Ho abbassato la saracinesca a malincuore, con il cuore gonfio di emozione, ma bisogna guardare alla famiglia», dice l’ormai ex titolare del negozio "Fiori e piante" di via Unione Sovietica 30. «A un certo punto bisogna dire basta. Prima di aprire l’attività alla 167 nord, nel 1984, conoscevo bene il lavoro, per aver cominciato a fare la commessa a 15 anni, a Porto Santo Stefano».
Graziella, che ha ceduto la licenza a un’altra fiorista, mentre nei suoi locali aprirà un negozio di pasta fresca, continua a far parte del quartiere, i clienti la riconoscono e l’abbracciano. «Ho avuto una clientela vastissima, affezionata, fatta di generazioni di persone che sono entrate a far parte della mia vita. È in questo momento che mi sento di ringraziare i clienti, che oltre a comprare venivano tutti i giorni per un saluto, i sempre disponibili fornitori e tutte le altre figure che si sono adoperate per far funzionare al meglio l’attività. Il mio più che un negozio di piante e fiori è stato alla fine un centro di aggregazione, di ritrovo per gli abitanti del quartiere e solo adesso realizzo quanto sono stata fortunata ad aver avuto accanto persone che hanno condiviso con me questa bella avventura».
Da quando giovanissima iniziò a vendere fiori, sono cambiate generazioni, abitudini, addirittura tipologie di prodotti.«Ho visto anche un modo di lavorare diverso, i primi anni non c’erano tutti i materiali di adesso, tutto era meno tecnologico. Si faceva tutto a mano, a partire dalle composizioni con le spugne che con i materiali che avevamo facevano faticare di più; per confezionare un mazzo usavano la carta crespa, invece dei fogli di cellophane come adesso».
Graziella non ha rimpianti, né ombre di amarezza sugli anni che ha trascorso dietro il banco: «Sarà che non ho mai avuto bruschi cali di vendita», sottolinea. «Certo ci sono stati periodo più o meno belli, ma ci sono sempre state persone che portano fiori. È un oggetto che non tramonta, anzi piace sempre di più con il passare del tempo; è un gesto gentile, sempre gradito. Casomai sono cambiati i tipi di fiori da mettere in esposizione. Un tempo si vendevano solo fiori stagionali, adesso con l’Olanda fornitrice basta ordinarli prima e si può avere qualsiasi cosa per dodici mesi all’anno».
La neo pensionata sfoglia l’album dei ricordi: «Ci sarebbero migliaia di aneddoti da raccontare. Voglio citare le duecento rose bianche che un ragazzo comprò per la sua amata. Tutti i clienti però sono stati nel mio cuore, anche chi veniva a prendere una gerbera. Non ho mai fatto differenze tra chi spendeva 500 euro e chi mi lasciava mille lire».
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