Sicurezza
In palestra con l’ossessioni da forma fisica (e cibo), la nuova frontiera dei disturbi: i casi più gravi e i consigli
In palestra sempre più clienti che presentano disagi di tipo psicologico. Dito puntato contro i modelli sui social e le cattive abitudini alimentari
GROSSETO. In alcuni casi, i disturbi alimentari sono legati anche al mondo dello sport e del fitness, come la vigoressia (l’ossessione per il tono muscolare e l’allenamento) e l’ortoressia (un’attenzione malsana per il cibo considerato sano). Se qualche anno fa il modello di bellezza era la magrezza, oggi la società sembra volere gli uomini palestrati, con braccia e schiene sempre più muscolose, e le donne con la pancia piatta, ma con glutei tonici e ben visibili. I social, poi, ci mettono del loro a filtrare fisici praticamente inarrivabili.
Quanto tutto questo influenza i grossetani? Il Tirreno lo ha chiesto ad alcuni personal trainer che lavorano in tre palestre cittadine: Simone Rasà, titolare della storica Blu Box; Deborah Scalabrelli, co-fondatrice insieme a Gianni Natale della palestra Ymca; e Gabriele Innocenti della palestra Livelife, bodybuilder e istruttore di pattinaggio artistico. «Il desiderio di avere un certo tipo di fisico c’è sempre stato – dice Rasà – ma prima era una faccenda limitata all’interno delle palestre. Oggi, la questione è esplosa attraverso i social». Il che porta sempre più persone a sviluppare attenzioni estreme verso il proprio fisico. Attenzioni che talvolta sfociano in disturbi alimentari. «Spesso, le persone prendono a modello fisici inarrivabili. Molti influencer giurano di essere natural, di non fare uso di sostanze dopanti, ma spesso non è vero: risultano non dopati semplicemente perché vengono ricercati altri parametri o altre sostanze».
Ossessione per un certo fisico che, secondo lui, viene anche alimentata da certi personal trainer senza scrupoli, da una parte; cattiva alimentazione dall’altra. Specie nei giovani e giovanissimi. «A volte c’è poca comprensione da parte delle famiglie. Qualche tempo fa ho seguito un ragazzo adolescente in sovrappeso. Fu lui a chiedermi consigli per avere un’alimentazione più sana. Quando ne parlai con la madre, mi disse che era solo una fissa passeggera, che poi gli sarebbe passato». Rasà ci tiene a sottolineare che i personal trainer non possono fare diete personalizzate: per questo ci sono i nutrizionisti. «Invece è pieno di personal trainer e dietologi improvvisati: gente che ha preso un diplomino con un corso di due giorni e fa il guru sui social. E poi i ragazzi copiano, e si fanno male».
Secondo la sua esperienza, gli anni della pandemia hanno lasciato profonde cicatrici nei più giovani. «Tanti giovanissimi che frequentano la palestra hanno problemi psicologici. Spesso vengono seguiti da degli esperti. Sono sempre più chiusi in se stessi: o hanno paura a socializzare o capita che durante i corsi non riescano a prestare attenzione agli esercizi da fare perché si distraggono facilmente». Ma la pandemia ha avuto conseguenze anche sugli adulti: «Sono praticamente scomparsi i 30-40enni dalle palestre e sono diminuiti un po’ ovunque gli iscritti». Secondo Scalabrelli, nel mondo della palestra sono più diffuse la cattiva alimentazione e le cattive abitudini alimentari, piuttosto che veri e propri disturbi. «Quelli si riscontrano soprattutto nello sport a livello agonistico: nel corso degli anni mi sono capitate alcune ragazze nell’atletica leggera che ne soffrivano».
Nel corso degli anni sono capitati anche ragazzi e ragazze con disturbi dell’alimentazione che si sono rivolti alla sua palestra per cercare di trovare un po’ di benessere nell’allenamento. «Mi è capitato un ragazzo anoressico. Lui vede l’attività fisica come uno strumento per mantenere il peso che ha e purtroppo non è riuscito a sostenere il lavoro qui. Stiamo seguendo invece una ragazza che soffre di binge eating (abbuffate improvvise), ma che sta riuscendo nel suo percorso. Questo perché sta trovando soddisfazione nell’attività fisica, a prescindere dalla perdita di peso». Secondo Scalabrelli, sulle cattive abitudini alimentari dei giovani influiscono anche le famiglie, sempre più indaffarate e con meno tempo da dedicare a una cucina sana, ma anche le scuole, dove le macchinette sono tendenzialmente piene di cibo spazzatura. «I ragazzi sono influenzati dai modelli che vedono sui social: i maschi vogliono allenare solo petto, braccia e spalle e tante ragazze, invece, vogliono allenare addome e glutei e hanno il terrore di “diventare grosse” sollevando pesi».
Questo, dice Scalabrelli, avviene soprattutto nei primi tempi in cui si avvicinano alla palestra, poi prendendo fiducia nei personal trainer che li seguono capiscono quanto l’allenamento serva soprattutto per stare e sentirsi meglio. «I nostri clienti vengono costantemente seguiti e monitorati. Se ci accorgiamo che qualcuno di loro ha problematiche a livello alimentare, lo indirizziamo verso un nutrizionista». Anche Scalabrelli ha riscontrato una certa diminuzione nel tempo che le persone dedicano all’allenamento: «Cerchiamo di incastrare gli allenamenti tra i vari impegni quotidiani. Ma poi molti vengono qui e non hanno il tempo di cucinare, quindi mangiano qualcosa al volo o un panino al bar».
Una delle principali cattive abitudini che riscontra spesso Innocenti della Livelife è il saltare i pasti: «Molti non fanno colazione al mattino presto – dice Innocenti – Un po’ perché non hanno fame, un po’ perché sono abituati così. Oppure mangiano solo un biscotto. Poi si trovano alle 11 a fare le abbuffate». Negli anni, Innocenti ha rilevato un certo aumento di casi di ortoressia – ossia ossessione per il cibo sano – ma anche delle calorie che vengono ingerite, specie da parte dei più giovani: «Capita di vedere ragazzi che devono mangiare un tot di calorie al giorno e non sgarrano per alcun motivo, non capendo che si tratta di un qualcosa di indicativo». Insomma, purtroppo è facile passare dall’attenzione all’ossessione. «L’anno scorso ho allenato una ragazzina magrissima. Non mangiava alcun tipo di carboidrato. L’abbiamo indirizzata verso un nutrizionista e ora sta molto meglio».
Nel pattinaggio artistico, invece, i disturbi alimentari sembrano essere ancora oggi piuttosto diffusi: «Purtroppo ci sono ancora tante ragazze convinte che non mangiare sia la soluzione migliore per rimanere magre. Purtroppo, ho visto i primi segnali di disturbi alimentari anche in bambine di otto o nove anni. Poi tutto va in base all’età dello sviluppo e in cui prendono consapevolezza del proprio corpo. Ma ci sono anche ragazzine in sovrappeso che non intendono iniziare a mangiare in modo sano. Spesso s’incontra il muro delle famiglie».
Sui giovani, poi, i social – secondo lui Instagram in particolar modo – hanno un sempre più potere e creano modelli inarrivabili: «Gli influencer raccontano cose che poi non fanno. Ti dicono che sono riusciti a raggiungere risultati seguendo una certa dieta o facendo certi esercizi, ma non è quasi mai così. Tutta questione di filtri e di ritocchi». E spesso per seguire questi influencer, racconta Innocenti, i giovani commettono errori anche pericolosi per la loro salute.
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