Sicurezza
Disturbi alimentari, tagli ai fondi: «Sempre meno posti per le cure». Protesta in piazza a Grosseto
Ogni anno in centinaia chiedono aiuto all’associazione Perle
GROSSETO. Dalle cinque alle dieci chiamate ogni settimana. Più di 500 grossetane e grossetani che ogni anno chiamano la Perle onlus per chiedere aiuto, perché stanno combattendo contro un disturbo alimentare. C’è chi non mangia e chi mangia fino a star male, o anche chi è esageratamente attento alla qualità del cibo.
Dopo il taglio del governo al fondo per il contrasto dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, la Perle Onlus ha deciso di scendere in piazza, a Grosseto e in tante altre piazze italiane, «perché di disturbi alimentari si muore, oggi più di ieri. E se non facciamo nulla, si morirà domani più di oggi». Anche perché i disturbi alimentari sono triplicati dopo la pandemia.
«Ma i posti per curarsi sono sempre gli stessi. Anzi, stanno per diminuire», dice Mariella Falsini, presidente di Perle onlus, che lancia l’appello: «Tutti insieme dobbiamo chiedere una vera progettualità, ovvero l’attuazione della legge (articolo 1 della legge 234 del 2021 che stabilisce un’area specifica all’interno dei Lea per i Dan). Qualcosa che vada oltre un fondo che, in ogni caso, oggi non c’è più». La manifestazione in piazza serve anche a far sentire la propria voce. Ad accendere i riflettori su disturbi che, purtroppo, riguardano sempre più famiglie italiane.
L’invito a partecipare alla manifestazione è rivolto a tutti: a chi ne soffre, a chi conosce qualcuno che ne soffre, a chi è sensibile al tema o vuole semplicemente conoscerlo meglio. «È la seconda causa di morte per le ragazze dai 12 ai 25 anni – continua Falsini – E sono circa 3 milioni gli italiani che soffrono di disturbi alimentari. Inoltre, l’insorgere di questi problemi arriva a un’età sempre inferiore: in alcuni casi i primi sintomi si manifestano già intorno agli otto o nove anni».
Ci sono sempre più casi, è vero, ma c’è anche molta più sensibilità al tema: «Questo ha permesso di far emergere molti casi che fino a quel momento erano rimasti nascosti. Quando mia figlia si ammalò – dice ancora – , la gente la scansava perché aveva paura». A esempio, Falsini racconta che negli ultimi anni, infatti, molti più uomini hanno chiesto aiuto. Prima si nascondevano, perché i disturbi alimentari erano considerati – erroneamente – legati all’universo femminile. Oggi, invece, molti più uomini riconoscono di avere un problema e riescono a chiedere aiuto. Se ne parla di più, è vero, talvolta però con una certa superficialità che finisce per sminuire la malattia stessa. Il lavoro di sensibilizzazione non finisce mai.
Anche perché le malattie cambiano, si evolvono. Secondo uno studio che Perle aveva condotto qualche anno fa, si stima che in provincia la popolazione che soffre di anoressia si aggiri tra lo 0,5 e l’1 per cento, mentre di bulimia tra il 3 e il 5 per cento. «A queste si accompagnano il binge eating, ossia il disturbo da alimentazione incontrollata, con abbuffate frequenti, o la ortoressia, ancora poco conosciuta e compresa che porta chi la sviluppa ad avere un’attenzione esagerata nell’alimentazione sana che porta anche a una mancata socialità». A questa si accompagna anche la sempre più diffusa vigoressia, caratterizzata dalla continua e ossessiva attenzione per il proprio tono muscolare: «Con persone che vanno in palestra fino allo sfinimento per avere sempre più muscoli. Viene chiamata anche anoressia inversa. Disturbi di questo tipo sono legati al fatto che la società ci chiede di essere sempre più belli e performanti. Un vortice che, in un modo o nell’altro, riguarda tutti noi».
Ed ecco che non solo la sensibilizzazione è fondamentale, ma anche un giusto supporto per chi cade – su malgrado – in questo tunnel. «E per le famiglie – continua Falsini – contro le quali viene sempre puntato il dito, senza capire che le cause che portano una persona ad ammalarsi sono multifattoriali. Ma se non si prende in cura chi soffre di questi disturbi, figuriamoci se ci possiamo aspettare che vengano prese in considerazione le famiglie».
La manifestazione di venerdì in piazza Dante, a partire dalle 15, sarà l’occasione per riaffermare la necessità di sempre maggiore sensibilità, tanto della società quando delle istituzioni, il momento giusto per far capire che i disturbi alimentari esistono e, purtroppo, possono colpire chiunque.
L’occasione per cercare di far sì che i servizi sanitari diventino sempre più efficienti e le liste d’attesa sempre più corte, per cercare di salvare quante più persone possibile. Per far sì che venga attuata la legge che tutela effettivamente queste malattie. «Perché di disturbi alimentari si muore, oggi più di ieri».
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