Il Tirreno

Grosseto

Il caso

Albinia, fece causa dopo l’alluvione del 2012: condannato a pagare 100mila euro. I motivi della “beffa”

di Ivana Agostini
Albinia alluvionata nel novembre del 2012 (foto Enzo Russo)
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Albinia alluvionata nel novembre del 2012 (foto Enzo Russo)

Chiese i danni sette anni fa, ora dovrà provvedere alle spese legali

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ALBINIA. Il tribunale della Acque di Firenze ha respinto la richiesta danni di un alluvionato di Albinia e lo ha condannato a pagare circa 100mila euro di spese da dividere fra tutte le parti chiamate in causa (Regione Toscana, Consorzio di Bonifica, Provincia di Grosseto e tre compagnie di assicurazione).

La causa era stata promossa da Fabrizio Bovicelli (causa pilota dell’iniziativa Facciamo chiarezza promossa dagli alluvionati) che nel 2012 (e anche nel 2014) aveva visto la sua casa e anche la sua attività danneggiate dall’alluvione. «Il Tribunale delle Acque Pubbliche – spiega l’avvocato Gilberto Giusti – dopo un procedimento lungo sette anni, ha respinto la domanda Bovicelli che si era rivolto alla Regione Toscana e alla Provincia di Grosseto che ha chiamato in causa il Consorzio di Bonifica, per essere risarcito dei danni subiti. Nel corso della causa – aggiunge l’avvocato – sono state eseguite due consulenze tecniche partendo dalla premessa che i valori di portata ufficiali del fiume Albegna stabiliti nel 1967 sarebbero stati idonei a contenere gli afflussi seppure eccezionali del 2012. La prima consulenza che riconosceva la mancanza di manutenzione delle opere idrauliche eseguite nel 1967 dal Genio Civile e quindi la responsabilità degli enti, la seconda svolta da un altro perito che, viceversa, rilevava che il progetto del 1967 non era corretto, concludendo che le portate dell’evento non erano contenibili nelle sezioni idrauliche realizzate a quel tempo. Il Tribunale fra le due tesi ha ritenuto di accogliere la seconda, valorizzando l’evento meteorico eccezionale in presenza di opere idrauliche che anche “ipotizzando la loro massima manutenzione” non sarebbero state in grado di contenere l’evento e impedire “la rottura degli spaltoni” con tutto quello che ne è seguito».

Con questa pronuncia, quindi, il Tribunale delle Acque ha ritenuto l’evento «fortuito e quindi imprevedibile». «La sentenza – commenta Giusti – non è condivisibile. Il valore delle portate delle opere costruite a tutela dei beni e delle persone nei territori attraversati dal fiume Albegna è quella stabilita nei progetti del 1967, approvati, realizzati e allora collaudati. Tali valori dovevano essere garantiti con lo svolgimento della manutenzione ordinaria e straordinaria. Quindi sia che sia stata omessa la manutenzione, sia che i valori di portata non fossero sussistenti per errori progettuali di allora, resta il fatto che chi doveva garantire la sicurezza delle opere era comunque tenuto a intervenire e rimediare alla deficienza dell’opera». La sentenza di primo grado non è esecutiva in quanto lo sarà solo col passaggio in giudicato. «Si valuterà con Bovicelli e con quanti hanno aderito all’iniziativa “Facciamo Chiarezza” di riproporre la questione in grado di appello al Tribunale Superiore e ottenere, finalmente, il riconoscimento delle ragioni di chi ha subito l’alluvione perdendo i suoi beni».

Il Tirreno ha interpellato le parti chiamate in causa dal Bovicelli per commentare la sentenza. Al momento, né la Provincia di Grosseto, né il Consorzio di Bonifica né la Regione Toscana hanno ritenuto di commentare. Valuteranno se eventualmente farlo in seguito.


 

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