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Salvator e Julian, dall’Albania all’azienda agricola in Maremma: «Così siamo diventati imprenditori»

di Massimiliano Frascino
Bedri Laze, Tefta Laze e Julian laze, a destra Salvator Marku nel vivaio con Andrea Tesi
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Bedri Laze, Tefta Laze e Julian laze, a destra Salvator Marku nel vivaio con Andrea Tesi

In provincia di Grosseto oltre il 25% di attività legate all’agricoltura ha titolari non italiani: le storie di chi è arrivato in Italia e oggi può dire di avercela fatta

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GROSSETO. L’agricoltura maremmana parla sempre più lingue straniere, con imprenditori che oramai arrivano da ogni parte del mondo e si stanno conquistando ruoli sempre più prestigiosi.
Secondo Coldiretti, che ha esaminato i dati della Camera di Commercio, in provincia di Grosseto sono a 765 le imprese nel settore primario che hanno un titolare straniero. Se fino a una decina d’anni fa si trattava quasi esclusivamente di europei, in grande maggioranza tedeschi e svizzeri, che s’insediavano in questa parte di Toscana, ora sono in crescita esponenziale i cittadini con passaporto extracomunitario. Anche così si spiegherebbe la crescita del 25,2% nel triennio delle aziende con titolare straniero sul nostro territorio, passate dal sette all’otto per cento del totale.
«Solo nell’ultimo anno – spiega Simone Castelli, presidente Coldiretti Grosseto – sono state 62 le nuove imprese agricole non italiane. Una crescita significativa che è anche un paramento importante per misurare l’integrazione lavorativa e sociale di tanti immigrati insieme al loro contributo alla crescita economica del nostro sistema. Dal lavoro di queste imprese e soprattutto di tanti lavoratori stranieri dipende un prodotto agricolo su due. Una forza imprenditoriale e lavorativa indispensabile, attori del made in Maremma a tutti gli effetti che contribuiscono ai primati del nostro agroalimentare di qualità».
Salvator Marku, di Durazzo, 39 anni e due figli di 8 e 5, è uno di quelli che ce l’hanno fatta. Arrivato in Italia a bordo di un gommone nel 2001, all’età di 17 anni, ha iniziato a lavorare come apprendista nei vivai pistoiesi della Giorgio Tesi Group. «Quattro anni dopo – spiega – ho iniziato a lavorare con la partita Iva, continuando ad avere un ottimo rapporto con Fabrizio Tesi, che mi ha incoraggiato e sostenuto dandomi lavoro come contoterzista nella potature e nell’invasamento delle piante. Poi, nel 2011, il Gruppo Tesi ha acquistato i 100 ettari del vivaio al Terzo di Roselle, proponendomi di trasferirmi a Grosseto per farne il responsabile. Ho subito accettato perché si trattava di una grande opportunità. Qui coltiviamo prevalentemente piante tipiche del Mediterraneo: cipressi neri, olivi, lentisco, pini domestici… Grazie a questo lavoro ho avuto anche la possibilità di acquistare 10 ettari di terra dove a mia volta coltivo piante da vivaio. L’azienda si chiama Global Green e occupa 17 persone, che lavorano nell’indotto della Giorgio Tesi Group come contoterzisti».
Marku considera l’Italia il suo Paese.
«Sono albanese, ma l’Italia è la nazione che mi ha aperto le porte e mi ha dato una chance. Per essere accettato devi dimostrare di essere una persona seria, che rispetta gli impegni, riconoscente e che riga dritto. Il lavoro ha permesso a tutti noi di integrarci e di sentirci parte di una comunità. È stato fino a qui un viaggio bello ma anche duro che mi permette di dare ai miei figli quello che a noi è mancato a partire dall’istruzione».
Altrettanto bella la storia del connazionale Julian Laze, che è arrivato in Italia con regolare permesso di soggiorno da Skrapar nel 2002, all’età di otto anni.
«Abbiamo raggiunto mio babbo in Sicilia, dove lavorava – spiega – Dopo un anno ci siamo trasferiti a Pitigliano, poi nel 2007 a San Martino al Tagliamento (Pordenone), dove abbiamo iniziato a lavorare ai Vivai cooperativi Rauscedo, fra i più grandi produttori di “barbatelle” d’Italia. Nel 2012 mio babbo ha perso il lavoro in fabbrica e coi risparmi abbiamo iniziato a produrre barbatelle in proprio, nel momento dell’esplosione del Prosecco. Oggi stiamo lavorando per trasferire l’azienda vicino a Giuncarico, tra la Castellaccia e il Grilli, dove abbiamo acquistato 25 ettari e cominciato a produrre barbatelle, che in questa zona vengono su bene senza essere attaccate da parassiti o malattie fungine. Il clima di questa parte di Toscana è perfetto per questo tipo di attività agricola. Mio babbo faceva il sindaco a Polician e non avevamo alcuna competenza agricola, ma ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo trovato chi ci ha dato fiducia. Non penso proprio che l’Italia sia un paese razzista, qui c’è gente speciale e io dal sud a nord non ho mai trovato problemi d’integrazione». 
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