Il Tirreno

Grosseto

Il lutto

Addio a Quintina, storica cuoca maremmana: dai piatti ai soldati durante la guerra al ristorante di Roselle

di Maurizio Caldarelli
Quintina, la storica cuoca maremmana: in basso a destra con la suocera
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Quintina, la storica cuoca maremmana: in basso a destra con la suocera

La sua pasta fatta in casa, i suoi piatti sono entrati nel cuore di migliaia di persone che negli ultimi sessant’anni hanno frequentato il locale che lei aprì insieme al marito

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GROSSETO. La Maremma piange la scomparsa di Quintina Maretti, 88 anni, l’anima del ristorante Il Tordaio di Roselle.

La sua pasta fatta in casa, i suoi piatti sono entrati nel cuore di migliaia di persone che negli ultimi sessant’anni hanno frequentato il locale che lei aprì insieme al marito Enzo Benelli, scomparso nel 2020. Quel luogo magico ha ospitato e continua a ospitare (grazie ai figli Daniela e Danilo che hanno preso in mano l’attività) grossetani, turisti, camionisti, cacciatori sportivi, famiglie affezionate, ma questi sono giorni tristi, per la scomparsa di Quintina, amata e apprezzata da tutti. A causa di una caduta in casa la donna si era rotta il femore ed è stata operata il 6 novembre. Da quel giorno ha perso la voglia di vivere, quell’ottimismo che l’ha sempre contraddistinta. Quintina si è un po’lasciata andare, fino alla morte avvenuta all’ospedale della Misericordia di Grosseto. Originaria di Marradi, in provincia di Firenze, Quintina è cresciuta a Batignano fino all’incontro fatale con il marito Enzo Benelli.

Già ai tempi di guerra la Maretti ha dato da mangiare a tanti soldati americani e quindi nessuno meglio di lei era adatta al ruolo di cuoca.

Quella scommessa della famiglia Benelli funzionò da subito e il ristorante con il passare degli anni è diventato una delle eccellenze di chi ama la cucina tipica maremmana. Ora va di moda la cucina a chilometro zero. Loro in reatà l’hanno sempre proposta, con prodotti che arrivavano direttamente dall’orto. «Il ristorante – dice la nipote Elisa – ha rappresentato la vita per mia nonna. Praticamente da quando l’ha aperto insieme al marito non c’è stato giorno senza pensare alle esigenze dell’attività. Fino alla scorsa estate ha dato il suo contributo. Magari si limitava a tagliare il pane, a lavare l’insalata. Era un modo per sentirsi viva. Tutto purtroppo è finito con quel banale incidente domestico».

Quintina lascia i figli Daniele, che gestisce il bagno delle Donne a Talamone, Daniela e Danilo, che invece hanno raccolto già da qualche anno l’eredità dei loro genitori.
 

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