Il Tirreno

Grosseto

L’ex furioso: «Io ammazzo te e lui». Patteggia dopo l’irruzione a casa

di Matteo Scardigli
(foto d'archivio)
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(foto d'archivio)

Follonica I carabinieri del Golfo avevano fatto scattare il codice rosso

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FOLLONICA. Era passata da poco l’una di una notte dell’agosto di due anni fa quando una donna e il fidanzato stavano rientrando a casa di lei. Arrivati in giardino, il telefono dell’abitazione squillò. Lei entrò e rispose. All’altro capo della linea un’amica, che la avvertì: lui, l’ex che non aveva mai accettato la fine della relazione, stava arrivando da loro. La coppia spense le luci esterne e interne della casa, cercando allo stesso tempo le chiavi della macchina di lei per nasconderla. Ma quando il fidanzato uscì per spostare l’auto, lo vide: troppo tardi.

Sono passati oltre due anni da quella notte. Due anni dall’attivazione del codice rosso. Oggi, infine, la sentenza a carico dell’ex, classe 1998 originario del nord Italia.

Quella notte di due anni fa la coppia si nascose dietro una siepe. Lui, l’ex, in stato di visibile alterazione, iniziò a tempestare lei di chiamate sul cellulare, poi si avventò sul campanello. Se la prese rompendo a calci lo specchietto della macchina di lei, che ebbe la prontezza di riprenderlo col telefono.

Lei e uscì allo scoperto e cercò di calmarlo, ma lui voleva entrare e pretendeva di sapere se il rifiuto di lei era dovuto al fatto che in casa c'era il nuovo compagno. «Vuoi vedere che entro lo stesso?», disse, e scavalcò il cancello del giardino. Lei corse dentro e cercò di chiudere la porta, bloccata però da uno strofinaccio. Lui entrò, la afferrò e la spinse dentro urlando «Io ammazzo te e lui». Lei cercò di scappare ma lui glielo impedì e chiuse la porta. Le mise una mano sulla mandibola e strinse, poi il collo, le braccia, i polsi.

Sentendo quella frase il fidanzato cercò di entrare ma non ci riuscì. Sentì le grida di lei che urlava all’ex che le stava facendo male e che doveva andarsene, ma lui no: voleva restare a dormire lì e lei doveva solo «stare zitta». Solo dopo alcuni minuti lei riuscì ad andare in giardino, con la scusa di badare a un animale domestico. Il fidanzato le disse di passargli il suo cellulare e poté infine chiamare i carabinieri.

I militari riferirono che, al loro arrivo, i due uomini erano arrivati alle mani e quindi intervennero per dividerli. L’ex spinse uno di loro mandandolo a sbattere contro la porta d’ingresso. Sul posto arrivarono anche i soccorritori del 118.

In caserma lei raccontò tutto, mostrando foto e video, e denunciò l’ex; il fidanzato si riservò di fare altrettanto. Scattò il codice rosso. Lei andò al punto di primo soccorso all’alba del giorno dopo: il referto evidenziò lividi guaribili in tre giorni.

Si andò a processo. Fra i capi di imputazione nei confronti dell’ex, difeso di fiducia dall’avvocato Alberto Vannetti del Foro di Grosseto, danneggiamenti, lesioni personali, resistenza a pubblico ufficiale, violazione di domicilio e violenza privata. Lei si costituì parte civile, assistita dall’avvocata Anna Valo del Foro di Grosseto. Pubblico ministero: la viceprocuratrice onoraria Elena Bartalini.

A maggio di quest’anno le parti raggiungono un accordo transattivo: un anno e due mesi di reclusione. Il giudice, però, non accoglie la richiesta e rinvia all’udienza successiva. Si arriva infine a pochi giorni fa, quando la giudice Agniezka Karpinska pronuncia al patteggiamento: un anno e quattro mesi di reclusione con la sospensione condizionale della pena, e 1.500 euro per le spese sostenute dalla parte civile.



 

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