Sicurezza
Grosseto, scavi archeologici chiusi per allerta gialla nove volte in due settimane: visitatori rispediti indietro anche se il maltempo non c’è
Sei mesi fa la Direzione regionale annunciava soluzioni in arrivo. Ad oggi la situazione resta ancora immutata
GROSSETO. In due settimane, tra novembre e dicembre, le porte degli scavi archeologici di Roselle sono state chiuse 9 volte. Il motivo della chiusura? Un bollettino d’allerta gialla. Anche in assenza di maltempo effettivo.
Resta così irrisolto un problema che si trascina da mesi, nonostante le rassicurazioni giunte 6 mesi fa dalla Direzione regionale dei musei della Toscana. Era giugno scorso quando l’ente fiorentino annunciava, a fronte di disagi e proteste: «Stiamo lavorando per trovare una soluzione». A quanto pare però non è cambiato ancora nulla.
La faccenda è quella delle “allerte gialle” (le meno gravi nella scala) che – per via di un ordine di servizio emanato ad aprile dalla stessa Direzione regionale – impongono la chiusura al pubblico delle aree archeologiche, per motivi precauzionali. In poche parole, quando scatta l’allerta gialla le porte degli antichi parchi devono stare chiuse, esattamente come nei casi di allerta arancione o rossa (le più gravi e rischiose). L’allerta gialla è tuttavia la meno grave e la meno prevedibile, al punto che i mesi scorsi, quando è scattata, le porte degli scavi di Roselle, Cosa e Vetulonia sono state chiuse al pubblico dal personale degli scavi, in ossequio all’ordine di servizio, anche quando fuori c’era un sole splendente.
Centinaia di visitatori infuriati, nel corso dei mesi, sono stati rispediti indietro e Il Tirreno ne ha parlato più volte, a fronte di segnalazioni giunte dalle scolaresche che si erano ritrovate, dopo aver raggiunto il parcheggio degli scavi e aver percorso centinaia di chilometri, a dover far marcia indietro.
A giugno scorso abbiamo provato a chiedere risposte a Stefano Casciu, colui che è a capo della Direzione regionale Musei della Toscana e che due mesi prima aveva firmato l’ordine di servizio che imponeva la chiusura delle aree archeologiche in caso di allerta gialla, arancione e rossa. Lui aveva dato una lunga risposta, chiarendo che la situazione non era di semplice risoluzione ma assicurando il suo impegno. «Si tratta di un problema – aveva detto da Firenze – che abbiamo ben presente e che crea forti criticità anche a noi, da un lato per la necessità di rispettare (visto quanto è già successo spesso e che può sempre succedere, anche improvvisamente) le indicazioni vincolanti che ci arrivano dagli organi regionali competenti in tema di vigilanza e le segnalazioni sul rischio meteorologico e di sicurezza, e dall’altro per la necessità di contemperare queste indicazioni con le situazioni locali, che possono essere percepite come molto differenti, e creare quindi dubbi e disagi ai potenziali visitatori».
Visitatori che più volte (anche arrivati da fuori provincia) erano dovuti tornare indietro pur in condizioni di meteo buono, con il cielo terso e senza un filo di vento: un colpo pure alle casse dei parchi.
Il problema è sempre stato legato alla sola allerta gialla. «Sappiamo tutti molto bene per esperienza diretta, ripetuta e sempre più frequente in questi ultimi tempi – spiegava ancora la Direzione – che anche in presenza di condizioni apparentemente ottimali, a distanza di pochi minuti e di poche decine di metri si possono verificare episodi puntuali improvvisi, violenti e pericolosi. Ciò impone di adottare la massima prudenza e tutte le azioni idonee a tutelare l’incolumità dei cittadini».
Ma proprio per contemperare la prudenza di queste situazioni perennemente in bilico con la limitazione del danno e dei disagi oggettivi, da Firenze veniva annunciato anche l’avvio di opportune e più approfondite valutazioni tecniche per trovare soluzioni che, senza rinunciare alla massima sicurezza, consentissero di affrontare «in modo diversificato le situazioni locali», per esempio con strumentazioni e avvisi (appunto “locali”) che consentissero di rilevare condizioni meteorologiche specifiche.
Com’è la situazione oggi? A quanto pare è invariata, come dimostrano i casi più recenti, segnalati in questi giorni anche dalla pagina Facebook del Parco archeologico di Roselle che ha annunciato più volte la chiusura del sito e da gruppi di visitatori, nuovamente spediti indietro. In due settimane, tra novembre e dicembre, le porte degli scavi maremmani sono state sbarrate 9 volte: è successo il 22, il 25, il 28 e 30 novembre, e poi ancora il 1°, il 2, il 3, il 4 e il 5 dicembre. In alcuni casi soffiava vento e pioveva – situazioni che già da sole avrebbero comunque scoraggiato l’accesso dei visitatori – In tutti gli altri giorni gli scavi erano ben visitabili, il clima era mite e senza criticità. Niente pioggia o vento, eppure le porte dovevano stare per forza chiuse per un ordine di servizio che continua a essere in vigore senza modifiche.
Si presume (forse al ribasso) che vi siano state circa 150/200 persone in meno, con un altro consistente calo di introiti.
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