Sicurezza
«Attenta, non arrivi a Natale...»: minacce e offese alla sua ex
Grosseto, un trentenne sotto accusa per il reato di stalking
GROSSETO. «Guardati alle spalle, non arrivi a Natale…». Basterebbe anche solo questa minaccia a far comprendere l’atteggiamento. Ma questa era stata soltanto una delle decine e decine che si erano susseguite fino al dicembre dell’anno scorso: erano contenute in messaggi e telefonate. E c’erano anche offese, una valanga, diffuse attraverso un profilo Facebook con l’utilizzo di un falso nome. «So dove lavori e sto arrivando», aveva scritto nei mesi successivi.
Tutto nero su bianco, perché lei – che abita nella zona nord della provincia - i messaggi li aveva conservati e consegnati ai carabinieri. Stalking, diffamazione e sostituzione di persona le accuse per le quali un uomo poco più che trentenne è stato rinviato a giudizio: per lui il processo comincerà a gennaio, davanti alla giudice Agnieszka Karpinska. La storia è quella, purtroppo, comune a tanti fascicoli giudiziari, a tanti articoli di giornale: la storia tra loro due era finita, lui non aveva accettato la decisione dell’ex compagna di diversi anni più grande, lui secondo l’imputazione avrebbe sviluppato un’ossessione vera e propria. Dall’ottobre dell’anno scorso in poi la persecuzione sarebbe diventata sistematica. Ogni volta, lui avrebbe chiamato lei al telefono per 13-14 volte. E prima che lei decidesse, esasperata, di bloccare il numero di lui, erano arrivati messaggi su messaggi, sia di testo sia vocali. Messaggi arrivati anche in seguito da utenze sconosciute: offese e minacce, molte delle quali irriferibili. Lo stalking era proseguito anche sui numeri di telefono dei figli di lei. E aveva assunto anche le forme di post su Facebook, pubblicati sulla pagina dell’azienda nella quale lei lavorava, firmati apparentemente anche da una persona piuttosto conosciuta in Maremma: «Attenzione a questa donna, durante il servizio vi fa rubare il portafogli…», e poi l’affermazione secondo la quale la donna si sarebbe prostituita. E aveva aggiunto anche alcune foto. Ma c’era stato anche altro, nei primi mesi di quest’anno: le telefonate erano riprese (la Procura ha contato anche 40 tentativi di chiamate senza risposta), così come i messaggi: «Ti sta per arrivare addosso una bufera che non immagini nemmeno».
La parte riguardante i messaggi e le telefonate ha assunto per il pm le caratteristiche dello stalking; quella relativa ai profili su Facebook la fattispecie della diffamazione; la questione che l’imputato abbia assunto nomi diversi dal proprio ha fatto configurare il reato di sostituzione di persona, un comportamento che avrebbe indotto in errore sia gli utenti del social sia il datore di lavoro della donna a proposito dell’identità di chi aveva postato i vari messaggi. Mesi fa l’uomo era stato sottoposto alla misura del divieto di avvicinamento alla donna, con prescrizioni da osservare scrupolosamente. Misura ancora in vigore.
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