Il Tirreno

Grosseto

Gli accorpamenti

Scuola, in Maremma con la riforma dell’anno prossimo a rischio le aree interne

di Nicole Terribile

	Un’aula scolastica (foto di archivio)
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Un’aula scolastica (foto di archivio)

Lunedì il caso arriva in consiglio regionale mentre oggi in Provincia si discute una mozione sugli effetti negativi. Russo (Flc Cgil): si tolgono presidi vitali

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GROSSETO. Il dimensionamento scolastico ci sarà, e in provincia s’inizia già a fare i conti con quelle che potrebbero essere le possibili conseguenze. La Corte di cassazione ha infatti rigettato il ricorso presentato dalla regione Toscana, dall’Emilia Romagna e dalla Puglia contro le disposizioni della legge 197/2022: già a partire dal prossimo anno scolastico gli istituti scolastici in regione dovranno passare dai 470 attualmente esistenti a 455, fino ad arrivare a 446 entro il 2027. E con dieci province in tutta la Toscana è evidente che ognuna di queste si troverà a dover affrontare la questione. A oggi, le preoccupazioni maggiori in provincia sembrano riguardare l’istituto comprensivo di Santa Fiora, che già comprende le scuole di Semproniano e Roccalbegna.

A prendere di petto la situazione in Maremma è la Provincia stessa, insieme ad alcuni Comuni e ai sindacati. «La Regione deve definire i criteri per individuare le scuole da accorpare – dice Cristoforo Russo, segretario della Flc Cgil – Auspichiamo che la Regione tenga sempre bene a mente i problemi che caratterizzano le aree interne e montane; problemi che abbiamo sempre sottolineato».

Secondo lui è praticamente impossibile dimensionare ulteriormente le scuole toscane senza creare grandi disagi per studenti, genitori e lavoratori del mondo della scuola. «In una provincia come quella di Grosseto, anche solo accorpando due istituti in due comuni diversi si potrebbe arrivare ad avere un’estensione areale da coprire ben superiore rispetto agli attuali 140 chilometri quadrati di media in provincia», continua. E anche se la norma non prevede direttamente la chiusura delle scuole, se dovessero verificarsi ulteriori accorpamenti la chiusura di alcune di queste potrebbe essere inevitabile: «Già solo accorpando due istituti si perderebbe circa il 20 per cento del personale Ata – dice ancora – e se manca uno di loro potrebbe non esserci nessuno che possa fare vigilanza o aprire la scuola. Alla fine uno si trova costretto a chiudere. Si parla spesso della necessità di valorizzare i piccoli centri urbani, e poi gli si tolgono presidi sociali fondamentali come la scuola per fare cassa».

Dalla segreteria della Cisl scuola fanno sapere che si stanno tenendo continui incontri per cercare di tutelare al massimo le istituzioni scolastiche presenti in tutto il territorio maremmano, e in particolare quelle che si trovano nelle zone più disagiate. E ricorda come le scuole della provincia abbiano già pagato un grosso prezzo in termini di presidi e di posti di segreteria persi nel 2012, quando le direzioni didattiche dell’infanzia e della primaria vennero trasformate in istituti comprensivi, che comprendono anche le secondarie di primo grado.

«Ulteriori dimensionamenti potrebbero portare a grossi disagi per le scuole, specie per quelle delle aree più interne. Si andrebbero a perdere posti di segreteria e di assistenti amministrativi, ma anche di personale Ata, che si troverebbe costretto a dividersi tra scuole lontane tra loro, con il rischio, in caso di malattia o di assenza di uno di loro, di far rimanere chiusa la scuola». In questi mesi sono stati tanti gli incontri organizzati dalla Provincia con sindacati, dirigenti scolastici, sindaci e provveditorato per cercare di trovare una soluzione che possa salvare capra e cavoli, anche se la decisione finale spetta alla Regione. Lunedì, infatti, la questione dovrebbe arrivare in giunta regionale. Intanto, domani la Provincia organizza una conferenza dei sindaci per analizzare la situazione. Oggi, invece, la faccenda arriva in consiglio provinciale, con una mozione per discutere gli effetti negativi che i nuovi parametri di dimensionamento scolastico produrranno. Tutti coloro che sono interessati alla faccenda stanno facendo sentire la loro voce. Spetterà alla Regione valutare il da farsi. Nell’aria c’è un po’ di ottimismo: sembra, infatti, che la giunta potrebbe decidere di non penalizzare ulteriormente le aree interne e montane, tant’è che, forse, la Maremma potrebbe ritrovarsi a pagare un prezzo non troppo elevato. Ma ancora nulla è deciso.  

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