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L’ira degli ambientalisti al Giglio: «Fermate lo sterminio dei mufloni»

di Ivana Agostini
L’ira degli ambientalisti al Giglio: «Fermate lo sterminio dei mufloni»

Gli attivisti chiedono al Parco di bloccare l’uccisione degli animali

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ISOLA DEL GIGLIO. «Fermiamo lo sterminio dei mufloni all’isola del Giglio. Sammuri si dimetta». È l’invito rivolto a tutti da parte dei “Guardiani dei mufloni”, gruppo di attivisti presenti da tempo sull’isola del Giglio per impedire l’uccisione degli animali che il parco vuole eradicare perché non autoctoni.

Per i “Guardiani dei mufloni” si tratta di «un’operazione di sterminio senza precedenti che sta scuotendo la piccola isola toscana da alcuni giorni: cacciatori di selezione coadiuvati da un dispiegamento senza precedenti di forze dell’ordine stanno sparando sui pochi esemplari rimasti di questa specie protetta. Un elicottero sorvola l’isola fin dall’alba, mentre a terra si muovono decine di agenti dei carabinieri, forestali, polizia provinciale e funzionari del parco. Le uccisioni, al momento, stanno avvenendo all’interno di una proprietà privata, sfruttando le modifiche alla legge 157/92, che consentono di uccidere la fauna selvatica in qualsiasi momento e luogo. Un’azione crudele e ingiustificata, che mette a rischio il patrimonio naturale e la biodiversità dell’isola del Giglio». Al Giglio, da tempo, è in atto l’eradicazione dei mufloni perché ritenuta specie aliena dell’isola. Quindi in virtù del progetto Life – LetsGo Giglio, i mufloni non dovranno più abitare nell’isola.

Un progetto che, sin dal suo inizio, ha scatenato moltissime polemiche che hanno contrapposto le associazione animaliste e il Parco. Secondo gli ambientalisti questa “eradicazione” contrasterebbe con studi scientifici. «Gli studi attestano l’unicità del dna del muflone del Giglio – dicono i Guardiani dei mufloni – tanto da poterlo considerare a tutti gli effetti una sottospecie a sé stante e quindi in via d’estinzione. Il muflone è presente nell’area del Mediterraneo e dell’Arcipelago Toscano da migliaia di anni, come testimoniano molte fonti storiche. A partire dagli anni’50, a seguito del declino della popolazione di mufloni in Sardegna, si decise di reintrodurre il muflone sardo, in via d’estinzione, sull’isola del Giglio come misura di conservazione del patrimonio genetico di questa sottospecie adesso protetta. Da allora, la popolazione di mufloni sull’isola si è mantenuta stabile in una porzione limitata del territorio, senza superare le 100 unità. Inoltre, i danni causati dai mufloni alle colture agricole sono stati irrisori e le richieste di risarcimento da parte degli agricoltori sono state di circa 1500 euro negli ultimi 20 anni». Il gruppo di attivisti fa anche appello alla cittadinanza e ad altre associazioni ambientaliste e animaliste per manifestare il proprio dissenso verso questa azione. Il gruppo chiede le dimissioni del presidente del Parco nazionale dell’arcipelago toscano Giampiero Sammuri, e la revisione delle politiche del Parco. Dal canto suo Sammuri replica agli ambientalisti chiedendo «come mai si occupino molto dei mufloni del Giglio ma non dei 400 mufloni che vengono uccisi in Toscana ogni anno dai cacciatori. Il muflone è una specie cacciabile. Solo in Sardegna non è così. Il muflone che arriva dalla Sardegna, in Toscana si può cacciare. Ne abbiamo salvati più di 50. Quello che sta succedendo sull’isola è perfettamente in linea con quanto prevede la Regione che prevede la caccia al muflone».


 

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