Giglio, il peschereccio affondato nella notte. I pescatori: «Aiuto, stiamo imbarcando acqua»
L’equipaggio del Folgore salvato dalla guardia costiera al largo del Giglio: il racconto dei drammatici momenti
ISOLA DEL GIGLIO. Hanno tentato di rientrare a terra prima che le condizioni meteo peggiorassero ancora. Ma non ce l’hanno fatta. Il peschereccio ha iniziato a imbarcare acqua. Ogni tentativo di salvataggio del mezzo è stato vano. A nulla sono servite le pompe portate dai colleghi per aspirare l’acqua. Nemmeno la cima che ha cercato di trainarlo verso il Giglio ha impedito che l’imbarcazione resistesse. Per il Folgore non c’è stato nulla da fare. Si è inabissato a poche miglia dall’isola del Giglio a circa 200 metri di profondità.
Salvi i tre membri dell’equipaggio fra cui l’armatore, Sandro Costaglione, 48 anni, pescatore da 25. È successo tutto nel tardo pomeriggio di martedì quando sul mare, nella zona del Giglio, si è scatenato un forte temporale che poi ha raggiunto la terraferma.
L’allarme è partito intorno alle 17 quando il comandante del “Folgore”, un’imbarcazione di quasi 20 metri della flotta peschereccia santostefanese, con tre marittimi a bordo, mentre era in navigazione a 10 miglia al largo dell’isola del Giglio, ha chiesto aiuto alla sala operativa della guardia costiera di Porto Santo Stefano guidata dal tenente di vascello Francesco Luigi Balsamo. «Stiamo iniziando a imbarcare acqua – ha detto il comandante – abbiamo un guasto alla pompa di sentina». È stata attivata la macchina dei soccorsi sotto il coordinamento della direzione marittima di Livorno: è stata inviata in zona la motovedetta Sar Cp 868, che si occupa del servizio di ricerca e soccorso in mare, di base a Porto Santo Stefano. Ad aggravare la situazione c’erano poi anche le condizioni meteo marine che facevano registrare forte vento e mare mosso. Dopo circa due ore di navigazione, l’unità della guardia costiera ha raggiunto il peschereccio che nel frattempo, navigando a lento moto si stava dirigendo verso il porto più vicino, quello del Giglio. I militari della guardia costiera si sono subito sincerati che i membri dell’equipaggio fossero in buono stato di salute.
La motovedetta ha iniziato a scortare il Folgore che, nel frattempo era stato raggiunto anche da altre due imbarcazioni, il Nettuno e il Gianni Rivera. I pescherecci hanno cercato di aiutare con le pompe a portare via l’acqua ma ogni tentativo è stato vano. L’acqua entrava sempre più copiosa nello scafo allargandolo in maniera considerevole. A bordo sono stati momenti concitati di vero terrore. Alle 22,50 circa al comandante del peschereccio non è restato altro che abbandonare la nave e trasbordare con l’equipaggio sulla motovedetta della guardia costiera che li stava scortando. Dopo pochi istanti il peschereccio è affondato a circa 200 metri di profondità. Nella giornata di ieri sono proseguiti i controlli per scongiurare la presenza di eventuali tracce di inquinamento nell’area del naufragio e i militari dell’Ufficio Circondariale marittimo di Porto Santo Stefano hanno proceduto, come di consueto, con gli opportuni accertamenti per appurare le cause dell’incidente.
Sotto choc il comandante del peschereccio che ieri, contattato dal Tirreno, ha preferito non rilasciare dichiarazioni non avendo «nessuna voglia di parlare». Quanto successo al peschereccio Folgore riaccende i riflettori anche sulle situazioni difficili che devono affrontare i pescatori fra cui ci sono anche quelli di Porto Santo Stefano di cui faceva parte il mezzo affondato.
Li riaccende Danilo Di Loreto, responsabile regionale Coldiretti Impresapesca: «Non è possibile pensare alle condizioni in cui si trovano a lavorare i pescatori: fermo pesca prolungato che li obbliga a uscire in mare anche in condizioni non proprio ottimali e a rischiare la vita pur di portare da mangiare a casa – dice Di Loreto – I pescatori vivono una condizione difficile costretti a lavorare anche senza l’equipaggio completo per limitare i costi. Questo va a discapito della sicurezza di chi lavora che, pur rispettando le norme, deve cercare di tagliare dove può per sopravvivere».
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